Un mastodonte da quasi un miliardo l’anno. Che nonostante la dieta avviata dalla presidente Laura Boldrini fatica a dimagrire. Per sfamarlo serviranno 985 milioni 129 mila 319 euro. Ecco quanto costerà quest’anno la Camera dei deputati, stando al bilancio di previsione 2015 che ilfattoquotidiano.it ha potuto visionare. Una spesa vicina ai nove zeri che sarà finanziata, in maggior parte, grazie alla dotazione di 943 milioni 160 mila euro rimasta invariata rispetto al 2014. Soldi pubblici, caricati sul bilancio dello Stato e stanziati dal ministero dell’Economia e delle finanze. Per i restanti 42 milioni, l’amministrazione di Montecitorio dovrà provvedere con entrate proprie.

MOLTO DI PERSONALE Certo, un passo avanti è stato fatto. Rispetto al 2014 si prevede una riduzione di 52 milioni (-5,02%) della spesa, che tornerà a salire dell’1,04% nel 2016 (10 milioni in più) per poi scendere di un altro 0,56% nel 2017 (5,5 milioni in meno). E’ la spesa corrente, quella necessaria per assicurare il funzionamento della struttura, a pesare di più sui costi della Camera. Nel 2015 ammonterà a 957 milioni 289 mila 319 euro, circa 50 milioni in meno del 2014 (-4,96%), mentre il resto dei risparmi (poco più di due milioni) arriverà da una sforbiciata alla spesa in conto capitale che scenderà dai 29 milioni 910 mila dell’anno scorso ai 27 milioni 840 mila euro di quest’anno. Il macigno più indigesto resta il costo del personale. Quello eletto, innanzitutto, ossia i deputati. Per pagare le varie indennità spettanti ai parlamentari (81 milioni 315 mila euro) e rimborsare loro le spese di viaggio, soggiorno e per l’esercizio del mandato (63 milioni 640 mila euro) se ne andranno 144 milioni 955 mila euro. Poi c’è il trattamento previdenziale degli ex onorevoli: tra vitalizi e pensioni, diretti e di reversibilità, e ammennicoli vari dalla cassaforte di Montecitorio dovranno saltar fuori altri 138 milioni 720 mila euro. Cifre che aumentano ulteriormente se dal personale eletto si passa a quello dipendente. Sommando alle retribuzioni (194 milioni 940 mila euro, per la prima volta dal 2004 sotto i 200 milioni), comprensive di stipendi e indennità varie, anche i contributi previdenziali (36 milioni 845 mila euro) e gli oneri accessori (altri 260 mila), il totale che nel 2015 la Camera dovrà sborsare raggiunge i 232 milioni 045 mila euro. Poi, ovviamente, ci sono i costi del personale in quiescenza: un altro salasso da 256 milioni 900 mila euro, tra pensioni dirette, di reversibilità, di grazia e oneri accessori.

CARISSIMA PREVIDENZA  Insomma, tra deputati ed ex deputati, dipendenti ed ex dipendenti dalle casse di Montecitorio usciranno quest’anno ben 772 milioni 620 mila euro. Se per ottenere i 52 milioni di risparmio l’amministrazione ha praticamente sfoltito tutte le voci della spesa corrente, ce n’è una al contrario che è salita in maniera preoccupante. Ed è quella relativa proprio al trattamento previdenziale del personale in quiescenza. Perché se nel 2015 le retribuzioni dei dipendenti scenderanno di 16 milioni (-7,7%) rispetto al 2014, il capitolo pensioni farà segnare, invece, un aumento di 22 milioni 230 mila euro (+9,47%) rispetto all’anno precedente. Un incremento che si confermerà anche nel 2016 (13 milioni 165 mila euro, +5,12%) e nel 2017 (13 milioni 155 mila euro, +4,87%). Effetto, evidente, dell’aumento del numero dei dipendenti andati e che andranno in pensione tra il 2014 e il 2016. Altre voci della spesa corrente: gli affitti per uffici e depositi ammonteranno a 2 milioni 310 mila euro, anche se hanno subito un ridimensionamento grazie al recesso dai contratti di locazione con la società “Milano 90” proprietaria dei Palazzi Marini, per effetto del quale, dal 2014 al 2015, risultano abbattuti gli oneri di locazione per uffici di 23,8 milioni e per servizi accessori di altri 14,5. Per la manutenzione ordinaria bisognerà invece mettere da parte 13 milioni 070 mila euro, mentre la pulizia costerà 6 milioni 550 mila euro.

CAMERA IN BOLLETTA Per pagare le bollette di luce, acqua e gas serviranno 4,7 milioni (3,7 solo per l’elettricità). Poi ci sono le spese telefoniche: 855 mila euro per le linee fisse e 450 mila per quelle mobili. Alla voce trasferimenti, svettano i 31 milioni 900 mila euro di contributi destinati ai gruppi parlamentari. Anche le commissioni di inchiesta hanno un loro costo: 300 mila euro quella «sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere»; 150 mila l’altra «sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse»; 50 mila quella «sui fenomeni della diffusione delle merci contraffatte e delle merci usurpative in campo commerciale»; 17 mila 500 la commissione «sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro»; 50 mila l’organismo che indaga «sul trattamento dei migranti nei centri di accoglienza». Altri 550 mila euro se ne andranno, invece, per le spese postali. Anche carta e inchiostro costano. E nemmeno poco: 5 milioni 350 mila euro per stampare gli atti parlamentari; 75 mila per pubblicazioni; 200 mila per stampe di servizio. Tenersi informati, poi, non è certo economico. Nel 2015 la Camera spenderà 300 mila euro per acquistare quotidiani, periodici e pubblicazioni varie e 3 milioni 225 mila euro per la connessione e l’accesso alle agenzie di informazione a alle banche dati. Cifre a sei zeri anche per le spese di trasporto: 10 milioni 685 mila euro tra aerei (7 milioni 600 mila), marittimi (10 mila), ferroviari (2 milioni 100 mila), pedaggi autostradali (450 mila) e noleggio automezzi (60 mila). Quanto ai voli dei deputati eletti nella circoscrizione estero, rispetto al 2014, la spesa è stata praticamente dimezzata, passando da 900 mila a 450 mila euro.

DIAMOCI UN TAGLIO Quasi quanto Montecitorio spenderà in alimentari (490 mila euro). Altri 600 mila serviranno per acquistare carta e cancelleria, 85 mila per carburanti e combustibili, 400 mila per vestiario e 30 mila per prodotti igienici. Non potevano mancare le assicurazioni (1 milione 225 mila euro): infortuni e vita deputati per 350 mila euro, infortuni dipendenti 610 mila. Alle spese per il cerimoniale la Camera destinerà 740 mila euro, mentre per quelle conseguenti a “dispositivi giurisdizionali”, lodi arbitrali e transazioni iscriverà 150 mila euro a bilancio. E se dovessero servire interpreti e traduttori, ci sono da parte 455 mila euro. Insomma, tra un taglio e un altro, la spesa continua a correre.

Twitter: @Antonio_Pitoni