Mentre in tribunale la procura chiede dieci condanne per amministratori, tecnici e costruttori dell’ospedale di Cona a Ferrara per truffa aggravata, falso, omissione e abuso d’ufficio, nei sotterranei della struttura di via Valle Morte (nome oggi edulcorato dalla toponomastica comunale in via Aldo Moro) c’è chi chiede un’ispezione ministeriale.
La voce è quella della depurata del Movimento 5 Stelle Giulia Sarti, arrivata a sorpresa assieme alla collega di partito Raffaella Sensoli, consigliere regionale dell’Emilia-Romagna. “Ci attiveremo in parlamento per chiedere al ministro Beatrice Lorenzin una ispezione, se ne fanno per molto meno”, ha detto la parlamentare.

Le due politiche, scortate dai sindacalisti della Uil Fpl, hanno percorso i circa due chilometri del famigerato cunicolo, la Cona sotterranea sepolta da occhi indiscreti a 6,80 metri dal livello del parcheggio. Ecco allora in rapida successione infiltrazioni di acqua, muffa sui muri, trappole per topi accanto alle cucine, grondaie interne, imbuti attaccati alle pareti per arginare la classica goccia nell’oceano. E ancora travi corrose dalla ruggine, piccole stalattiti di calcare. E questo dopo nemmeno tre anni dalla faticosa apertura dell’ospedale.

In 21 anni di costruzione (e 300 milioni di euro di costi, fatti salvi quelli per le infrastrutture – ancora da completare come la metro di superficie – e i 900 milioni in più non previsti nel contratto iniziale nell’arco dei prossimi 30 anni per la gestione dei servizi no-core) a nessun politico è mai venuto in mente di controllare di persona cosa avviene lontano dagli occhi di cittadini e pazienti. “È scandaloso quanto abbiamo visto”, hanno commentato Sensoli e Sarti. “E poi soprattutto, viste le condizioni del calcestruzzo, c’è da chiedersi quanto l’ospedale durerà”. Il calcestruzzo merita un capitolo a sé. Uno dei quesiti cardine del processo è proprio la qualità fornita in sede di fondazione. Secondo il consulente della procura Vincenzo Marinelli quel materiale non può garantire i cento anni previsti dalla legge. Forse la metà.

I sindacalisti Uil hanno ricordato alle ospiti la ‘profezia’ del consulente Marinelli, redatta nel 2011: le infiltrazioni determinavano “all’interno del cunicolo, condizioni di umidità idonee alla proliferazione dei microorganismi che, verosimilmente, potranno contaminare sia le merci trasportate lungo il cunicolo che gli attigui locali ricavati nel piano interrato dei vari blocchi, tra cui la cucina e gli spogliatoi del personale infermieristico”. Quanto basta per far “rivedere il concetto di eccellenza se questi ne sono gli esempi”, ha detto Sensoli, “servono solo a riempire le tasche delle aziende costruttrici. La sanità dell’Emilia Romagna viene sempre portata come esempio e poi ci ritroviamo situazioni del genere? Bisogna fare in modo che gli errori di costruzione e ai relativi danni vengano addebitati alle ditte costruttrici, non ai cittadini”. “Noi sicuramente faremo tutto il possibile”, ha concluso Sarti, “per portare questa situazione all’attenzione dell’opinione pubblica a livello nazionale. Questi sono scandali che non devono esistere”.