Chi aspettava una risposta ai tanti punti interrogativi sull’imminente riforma probabilmente è rimasto deluso. Dal palco della festa della scuola del Partito Democratico, Matteo Renzi (e prima Stefania Giannini) conferma un po’ tutte le linee guida del documento presentato lo scorso settembre, ma non si sbilancia su numeri e modalità dell’attesissimo piano di assunzioni. E forse anche questo scatena le proteste di alcuni docenti precari in platea. “Le graduatorie hanno creato grande frustrazione“, aveva dichiarato poco prima la Giannini. L’incontro di oggi ne è stata la dimostrazione tangibile. Ma sugli argomenti più caldi (assunzioni e merito in particolare) il premier si è limitato a dire che “i tecnicismi saranno oggetto del decreto. Noi oggi non stiamo facendo una riorganizzazione amministrativa, stiamo riportando la scuola al centro del Paese”.

Ciò che emerge dalla lunga mattinata romana de “La scuola cambia, cambia l’Italia” è soltanto che, come secondo programma, uno dei punti fondamentali della riforma sarà l’assunzione in massa di un numero consistente di docenti (circa 148mila secondo il documento “La Buona scuola“) . “Basta agli spezzatini in cattedra e a giocare con la vita degli insegnanti“, ha dichiarato Renzi, confermando le parole della Giannini. “La nostra intenzione non è cambiata: ci sarà un piano assunzionale straordinario per dotare la scuola di tutti i docenti di cui ha bisogno, e per far sì che dall’anno prossimo le assunzioni avvengano solo per concorso”.

Dalle dichiarazioni risulta chiaro che si proverà il più possibile a svuotare le graduatorie ad esaurimento, chiuse da tempo, che per legge assegnano ancora il 50% dei posti disponibili ogni anno. A settembre nelle GaE risultavano circa 155mila persone, oggi dovrebbero essere di meno in virtù delle ultime immissioni in ruolo. E considerando che alcuni potrebbero non rispondere alla chiamata, ci sarà sicuramente uno spazio per attingere anche dalle graduatorie d’istituto, dove sono iscritte altre centinaia di migliaia di docenti. Anche perché il governo deve dare seguito alla sentenza della Corte Europea, per cui deve essere stabilizzato un precario che ha prestato servizio per oltre 36 mesi su posto vacante.

E le caratteristiche dei docenti delle GaE non corrisponderanno perfettamente alle esigenze delle scuole. Per questo sperano abilitati Pas e diplomati magistrali che hanno discreta anzianità alle spalle, e temono i Tfa, gli insegnanti più giovani che nonostante abbiano partecipato ad un concorso per conseguire l’abilitazione rischiano di essere penalizzati. Ma oggi non sono arrivati numeri o indicazioni precise sul piano di assunzioni. Solo il sottosegretario all’Istruzione, Davide Faraone, ha parlato di “60mila insegnanti in più”, facendo riferimento alla novità dell’organico funzionale (contingenti supplementari di docenti che verranno assegnati a reti di scuole per realizzare l’autonomia). Ma anche qui la risposta è tutt’altro che soddisfacente, perché in origine la dotazione di questi nuovi organici avrebbe dovuta essere di 80mila unità.

Non a caso l’intervento di Renzi è stato interrotto dalle proteste di alcuni docenti precari presenti in sala. “Fateci parlare, abbiamo diritto di dire la nostra, questa è solo demagogia”, hanno detto i contestatori. “Sono sei mesi che parliamo con gli insegnanti“, ha replicato il premier, convinto che la contestazione sia “fisiologica” e che il governo risponderà alle proposte che arriveranno dal corpo docente, motivando le ragioni se alcune non saranno accolte. Proteste anche sulle “classi pollaio” e contro la precedente riforma Gelmini.

Non più serena (e per il momento neppure chiara) si annuncia la riforma delle carriere degli insegnanti. Che, non ci sono dubbi, farà parte dei prossimi provvedimenti legislativi. “La parola merito non è più un tabù”, ha detto la Giannini. “Partiamo già l’anno prossimo con un anno di prova vero’, ha aggiunto Faraone prima di lasciare la parola al premier. “Io penso che gli scatti di merito siano giusti”, ha affermato Renzi. “Qui sono arrivate le critiche più forti: le ascolteremo, discuteremo su quali siano i migliori criteri di valutazione e su come valutare i valutatori, ma andremo avanti. Il sistema attuale non dà valore alla professione degli insegnanti”. E anche se la Giannini ha lasciato intuire che gli scatti di anzianità non scompariranno del tutto (“Ci sarà un riconoscimento degli anni di servizio”), le polemiche sono dietro l’angolo. Specie se il governo anche su questo punto seguirà la strada del decreto, che non prevede confronto con le parti sociali. Mentre su quella che Renzi definisce “rivoluzione meritocratica delle carriere” i dubbi e le resistenze di tutta la categoria sono tanti.

Bisogna ancora aspettare, dunque. Non solo i due provvedimenti (decreto legge e legge delega) che in settimana arriveranno in Consiglio dei Ministri e che Renzi dice di voler licenziare entro il prossimo autunno. I tempi potrebbero non essere brevi: Stefania Giannini ha parlato addirittura di “otto anni” per vedere a pieno regime “La buona scuola“, dilazionando la riforma come fin qui non era mai stato fatto. “Non sarà facile perché noi proveremo a dare una soluzione a tutti i temi sul tavolo”, ha spiegato Renzi. Non solo reclutamento e stipendi dei docenti, ma anche rivoluzione del sostegno, rivisitazione dei programmi, digitalizzazione, alternanza scuola-lavoro, edilizia, finanziamenti. Un piano ambizioso ma anche molto complesso, che solleva interrogativi e non dà ancora risposte. Il ministro Giannini assicura che la riforma avrà una “visione d’insieme”: “Ve ne renderete conto quando leggerete il decreto”. La scuola italiana lo attende con ansia.

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