Se una persona è in sovrappeso e mette in conto di fare una dieta, più ritarderà il giorno di inizio della dieta, più tardi dimagrirà. L’accordo di ieri all’Eurogruppo è una non decisione. Perché, anche se tutti festeggiano, c’è poco senso a stappare bottiglie, di ouzo greco o di birra tedesca, come ho ripetuto ieri ai ragazzi del liceo classico Quinto Ennio di Taranto a cui ho raccontato il mio libro Greco-eroe d’Europa.

I quattro mesi in più concessi alla Grecia assieme alla quasi totalità delle misure contenute nel memorandum siglato nel 2012 dal governo di larghe intese con la Troika, non cambiano il panorama che rimane evidente: con un debito non sostenibile dalla Grecia, senza una visione riformatrice che garantisca di produrre Pil e attrarre investimenti, con regole europee spesso sbagliate, con scandali a cui hanno contribuito proprio tutti, tanto ad Atene quanto a Berlino. E con uno Stato che non riesce proprio a farsi pagare le tasse dai cittadini.

La Grecia dovrebbe essere messa nella condizioni, dagli amici europei e dai propri amministratori, di camminare con le proprie gambe. Spostare la lancetta del day after non produce un solo vantaggio, né per l’Europa né per i paesi Piigs. Forse in quei 120 giorni circa, Tsipras riuscirà a impiegare quei denari per risolvere la cosiddetta emergenza sociale, con le tredicesime per le pensioni minime, il salario minimo portato da 400 a 700 euro e la sanità gratis per i poverissimi. Giustissimo, perché la situazione sociale ellenica lo impone: ma il giorno dopo che succederà?

Alla Grecia, così come all’Europa, occorre una rivoluzione copernicana con riforme vere, con i denari della Lista Lagarde da rimettere nell’agorà del commercio, con meno laureati in lettere e medicina e più agronomi e allevatori. Serve una free tax zone ellenica per attirare investimenti stranieri, per costruire fabbriche e quindi posti di lavoro, per sfruttare le miniere di oro e argento che ci sono nel Paese, per prendere i 400 miliardi di euro di gas che sono celati nel mare di Creta, per avviare finalmente una filiera agroalimentare degna di questo nome, per mettere in galera chi ha preso tangenti per la fornitura di armi, compreso un sommergibile con un timone rotto, per chiamare a rispondere i primi ministri che hanno decretato il fallimento della madre patria Grecia.

Che oggi sorride per un pugno di briciole che le hanno messo in mano, mentre quelle mani sono ancora bucate. Con il ghigno di chi, ormai, si fa una beffa del voto popolare e tifa solo Troika.

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