Il fatto che si possa anche solo discutere di imporre una tassazione sui versamenti in contanti (salvo poi salvarsi in extremis con opportune smentite) effettuati in banca è una misura rilevante di quanto autoreferenziali e disconnessi dalla realtà possano essere i burocrati ottusi a cui viene delegata la redazione materiale delle normative che disciplinano il nostro quotidiano.

Onde arginare le reazioni pavloviane di chi è ossessionato dall’evasione fiscale, è opportuno sgombrare il campo con un rilievo tecnico tratto da un post pubblicato su questo sito di qualche tempo fa: “Tutti i movimenti di contante nel nostro Paese, se transitano per le banche sotto forma di versamenti e prelievi, sono ovviamente tracciati a prescindere dagli importi e rilevabili in qualsiasi momento dalle Autorità.” Pertanto tassare i contanti servirebbe solo a versare ulteriormente i cittadini onesti atteso che gli evasori, di norma, non versano in contanti in banca le somme sottratte al fisco.

Passi se la proposta viene da giornalisti che mancano delle competenze tecniche necessarie per accorgersi della ingenuità dell’idea come è accaduto a Milena Gabanelli che qualche anno fa aveva lanciato dalle pagine del Corriere una “modesta proposta” in tal senso (che avevo discusso in questo post), ma qui siamo all’assurdo di propagandare come misura di tracciabilità una nuova imposta su operazioni che sono già tracciate: va bene il dietrofront in extremis, ma sarebbe interessante capire se la proposta era animata da ingenua ottusità o da mala fede congenita.

Posto che l’idea in sé non merita ulteriori commenti, possiamo aggiungere almeno due considerazioni sulla vicenda:
1) imporre per legge la modernizzazione del Paese oltre che autoritario, è semplicistico e non tiene conto né dell’entità dei costi di adeguamento, né della loro distribuzione tra i cittadini (in particolare del carico previsto per le fasce più deboli)
2) la propaganda anti-evasione, tesa alla captatio benevolentiae dei lavoratori dipendenti, mira a raggiungere livelli da arma di distrazione di massa di stampo orwelliano nel momento in cui riesce a veicolare come misure contro il “nemico evasore” nuove imposte che graveranno esclusivamente sui contribuenti già tartassati.

In merito al punto 1, incentivare pagamenti e fatturazione in elettronico sembra un’iniziativa meritoria e senza controindicazioni per chi, come me ad esempio, ha solo redditi da lavoro dipendente ed utilizza già molto poco il contante, tuttavia quando si scrivono le regole che valgono per tutti occorre tenere in considerazione anche quella parte della popolazione che non ha dimestichezza con le nuove tecnologie e quantificare i costi indiretti di “apprendimento” che si aggiungono a quelli diretti (in Italia c’è anche chi non ha una carta di credito/debito né un conto corrente): certo, esistono anche prodotti a costo zero (alcuni conti correnti rimborsano anche le imposte di bollo), ma prevedono un utilizzo mediante canali telefonici/informatici e quindi la dimestichezza con queste attività e il tempo/voglia necessario a imparare a usarli.

In merito al punto 2, occorre fare chiarezza: la lotta titanica contro l’evasione fiscale include una forte componente di demagogia e trascura diverse scomode evidenze, per brevità mi limiterò alle due più rilevanti:
1) la dimensione abnorme dell’evasione presente nel nostro Paese è in primo luogo un segnale della incapacità delle istituzioni preposte individuare e sanzionare chi infrange la legge, dando luogo a un meccanismo disfunzionale in cui i contribuenti onesti vengono vessati (talvolta per motivi di immagine), chi evade le cifre maggiori beneficia di accordi a stralcio e l’attenzione del pubblico è opportunamente distratta dal livello insostenibile raggiunto dalla pressione fiscale esercitata da una macchina pubblica incapace anche di incassare efficacemente le imposte.
2) è assurdo immaginare che in un Paese dove il problema è il rispetto della legge si possano ottenere dei risultati modificando creativamente le leggi e non concentrandosi sull’applicazione di quelle esistenti: nel mondo dei big data e dei sistemi esperti si potrebbe fare molto contro l’evasione se invece di investire nel marketing e nella demagogia si dedicassero risorse adeguata a far funzionare il quadro normativo esistente.