Appena entrato in Regione il neo presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini aveva promesso che la parola d’ordine sarebbe stata sobrietà, aveva annunciato risparmi sui costi della macchina politica e tagli alle indennità. Eppure a nemmeno due mesi di distanza, uno degli assessori chiave della sua giunta, Sergio Venturi, con delega alla sanità, inciampa una polemica legata a bonus e stipendi. Come riportato dall’edizione bolognese di Repubblica, tra i primi atti, il suo assessorato ha messo il timbro sulla liquidazione di 17 premi da 22mila euro ciascuno, per i dirigenti della Aziende sanitarie locali. Compreso Venturi stesso, fino a poco tempo fa direttore dell’Ospedale Sant’Orsola di Bologna, e oggi nella delicata posizione di controllore e insieme controllato. Ma non solo: pochi giorni prima Venturi aveva rinunciato all’indennità della Regione per preferire quella dell’Asl di Modena. Scelta legittima e consentita, che però gli permette di portare a casa circa 2000 euro di in più in busta paga.

Insomma, non proprio il miglior biglietto da visita per la giunta Bonaccini, che nelle intenzione del presidente avrebbe dovuto farsi perdonare le “spese pazze” dell’era Errani (per le quali la Corte di conti ha da poco chiesto il processo per quasi tutti i consiglieri della scorsa assemblea legislativa). Per questo le scelte di Venturi hanno scatenato le proteste dei sindacati e le accuse delle opposizioni. Ma hanno anche provocato parecchi malumori tra i democratici, con il presidente del Pd di Bologna, il renziano Piergiorgio Licciardello, che su Facebook chiede: “Non è che a fronte di opportunità di legge o atti dovuti alla fine il tema della sobrietà riguardi solo alcuni e non altri?”

La Cgil invece punta l’attenzione sullo lo stipendio dei manager della sanità che hanno goduto del bonus, facendo notare come sia già parecchio elevato. Un numero a sei cifre, che sfiora i 150mila euro, e a cui si va aggiungere il premio annuale. In questo caso, il benefit si riferisce agli obiettivi raggiunti nel corso del lavoro svolto nel 2013. “Se questo è ‘il nuovo verso’ della nuova giunta regionale e del suo assessore – ha commentato Marco Baldo, della Fp-Cgil – crediamo proprio che siano partiti malissimo. Non ci sono parole per stigmatizzare l’insensibilità umana, oltre che politica, di una scelta che ancora una volta riconosce benefici a chi dirige e solo sacrifici a chi opera in prima linea. I manager guadagnano stipendi nell’ordine di 150000 euro all’anno, mentre chi lavora in “front” ai cittadini al massimo percepisce intorno ai 30000 euro. ”.

Dello stesso tenore la nota della Cisl. “È immorale – ha scritto Roberto Pezzani, segretario regionale della Funzione pubblica – che in un momento in cui i contratti della pubblica amministrazione sono bloccati da sei anni, in cui gli infermieri e il personale medico in prima linea sono costretti a doppi turni, a straordinari non pagati o non recuperati, a richiami dalle ferie e al blocco del turnover, le uniche risorse disponibili vadano a rimpinzare le tasche dei 17 direttori delle ausl della Regione”.

All’attacco anche la Lega Nord, che attraverso il capogruppo Alan Fabbri parla apertamente di “scandalo” e “conflitto d’interessi”. “Venturi decida: se vuole fare l’assessore alla sanità rinunci all’emolumento da direttore generale dell’Ausl, se vuole continuare a fare il medico liberi il posto in giunta, ma risolva immediatamente il conflitto di interessi del quale è volontariamente vittima. Non possiamo accettare che l’assessore deliberi 22mila euro di compensi extra per tutti i manager delle Ausl e quindi, anche per se stesso. È uno scandalo che l’assessore sia contestualmente l’arbitro e il premiato. È una cosa senza precedenti e che non ha giustificazione”. Mentre il Movimento 5 stelle propone alla Regione di azzerare i “premi di produzione per i ruoli dirigenziali delle Asl e destinare i risparmi di spesa derivanti da questa scelta a interventi in ambito sanitario rivolti alle fasce meno abbienti”.

Di fronte alla critiche e al “fuoco amico” di alcuni esponenti del Pd, Bonaccini però difende il suo assessore. “In futuro – spiega – cambieremo i parametri di valutazione, ma in questo caso abbiamo fatto una scelta che era dovuta, che ci siamo ritrovati. Non potevamo fare altrimenti che comportarci come abbiamo fatto: non avevamo gli strumenti per poter giudicare un lavoro non essendo noi amministratori in carica a quel tempo”.