La vicenda dei rimborsi ai gruppi consigliari in Regione Emilia Romagna torna a toccare il governatore Pd. La procura della Corte dei conti ha infatti contestato a Stefano Bonaccini 3.300 euro di rimborsi chiesti da lui nel 2012, quando era consigliere regionale: si tratta di soldi che, secondo i pm contabili, erano stati usati per spese non inerenti al mandato. La procura contabile, guidata da Salvatore Pilato sta inviando in questi giorni gli atti di citazione a giudizio a quasi tutti i 50 consiglieri regionali della passata legislatura, che ora andranno a processo il prossimo 7 ottobre. In estate la procura aveva inviato loro gli inviti a dedurre, con cui chiedeva spiegazione di determinate spese: l’atto di citazione arriva quando le risposte dei consiglieri, secondo l’accusa, non sono state esaustive o lo sono state in parte. Tra coloro che hanno ricevuto l’avviso e potrebbero andare a processo c’è dunque anche Stefano Bonaccini. Tuttavia il governatore Pd – la cui posizione è stata archiviata a livello penale dalla procura della Repubblica riguardo le spese del 2010-2011 (circa 4 mila euro) – vista l’esiguità della somma, potrebbe evitare il processo contabile e chiudere la vicenda col pagamento all’erario di 1.900 euro. Si tratta della somma contestata, decurtata del 40%, come previsto dal cosiddetto rito monitorio, previsto per legge per le contestazioni di lieve entità.

Intanto anche la procura della Repubblica di Bologna torna alla carica sulle ‘spese pazze’ dei politici in Regione. Proprio nei giorni in cui stanno partendo le richieste di rinvio a giudizio nella maxi-inchiesta contro i consiglieri regionali della passata legislatura, gli uomini del Nucleo tributario della Guardia di finanza si sono presentati di nuovo nei palazzi di viale Aldo Moro. Questa volta per acquisire carte sulle spese per auto blu della giunta di Vasco Errani in carica fino alla scorsa estate. I pubblici ministeri Morena Plazzi e Antonella Scandellari hanno infatti aperto un’inchiesta sui trasporti di governatore e assessori dopo che la scorsa estate il consigliere di opposizione Giovanni Favia, che era anche stato sentito come persona informata sui fatti, aveva presentato un esposto che riportava presunte irregolarità. Ora si indaga per peculato e al momento l’indagine è contro ignoti e le accuse tutte da dimostrare.

Tutto inizia nei primi mesi del 2014 quando una delibera emanata dalla stessa giunta aveva reso noto le spese “per viaggi e missioni”: quasi un milione di euro nel solo 2013. A fare discutere era stata la quota relativa a Giancarlo Muzzarelli, oggi sindaco di Modena del Pd, ma dal 2010 al 2014 titolare delle Attività produttive: per lui in totale 118.478 euro per 12 mesi di trasporti (109 mila euro solo per l’auto a noleggio con conducente). Una cifra pari quasi a quella del presidente Errani (143 mila euro). Per gli altri assessori invece le cifre erano tutte inferiori ai 100 mila euro. “Muzzarelli era l’unico a usare l’auto blu per andare a casa”, accusò il consigliere Favia. Muzzarelli, allora in campagna elettorale per le comunali (poi vinte) a Modena, si era difeso: “In Regione ho lavorato davvero come un matto”. L’ex assessore regionale aveva giustificato quelle spese per quei numerosi viaggi in provincia e nella città di Modena con la questione del sisma: “Il terremoto ha colpito pesantemente in questa parte del territorio regionale e gli incontri sono stati numerosi nei centri del cratere, come è appunto Mirandola, ma anche nella città di Modena dove aveva sede il coordinamento della Protezione civile e dove, insieme alla Provincia, si sono svolti molti degli appuntamenti istituzionali necessari a far partire la macchina della ricostruzione”.

Ma le indagini della procura continuano. Le pm Plazzi e Scandellari, che lavorano sotto la supervisione del procuratore aggiunto Valter Giovannini, chiusa la maxi-inchiesta (con 41 indagati) che aveva spulciato i conti del consiglio regionale della legislatura 2010-2014, ora iniziano a indagare anche sulla legislatura precedente. Da qualche settimana hanno infatti aperto un’altra inchiesta, ancora per peculato e contro ignoti, per analizzare i 5 milioni di euro di spese dei consiglieri regionali tra il 2009 e il 2010, in tempi in cui l’attenzione dell’opinione pubblica sul tema era meno pressante.