“Occorrerebbe rendere immediatamente trasparenti e controllabili i rapporti che intercorrono tra Authority e soggetti vigilati, perché oggi ci sono contatti anche quotidiani, formali e informali, di cui non si sa niente e che alimentano sospetti, talvolta legittimi, sull’operato delle Autorità e sulla loro effettiva terzietà e indipendenza”. A giudizio di Luca Enriques, Allen & Overy Professor of Corporate Law alla facoltà di Legge di Oxford, ex commissario Consob e tra i massimi esperti italiani di corporate governance, è questo il primo punto da mettere in agenda in un’ipotesi di revisione dei meccanismi di funzionamento e di governo delle Autorità indipendenti. Revisione che pare sempre più necessaria anche alla luce dei recenti episodi di cronaca finanziaria che hanno imposto all’attenzione generale limiti e storture delle Autorità di vigilanza. Una, l’Isvap, è stata addirittura soppressa d’imperio in seguito allo scandalo che ha travolto il suo presidente Giancarlo Giannini, accusato di non avere vigilato su Fondiaria Sai per quasi un decennio in cambio della promessa di una poltronissima all’Antitrust. Un’altra, la Consob, finita sotto i riflettori per la gestione personalistica del suo presidente Giuseppe Vegas che, da un lato, è finito sotto inchiesta per abuso d’ufficio per assunzioni e nomine fatte in spregio a ogni regola e, dall’altro, ha fatto scandalo per aver minato alla radice la già peraltro flebile percezione di indipendenza e di terzietà della Consob decidendo di dismettere i panni dell’arbitro nella vicenda Unipol-FonSai per scendere direttamente in campo al fianco di uno dei giocatori. E a gennaio Vegas ha deciso di nominare direttore generale della Consob proprio quell’Angelo Apponi che all’epoca dell’iter autorizzativo della fusione Unipol-Fonsai è stato pizzicato in più di un’occasione a intrattenere rapporti impropri con Mediobanca. Enriques non vuole entrare nel merito di queste vicende, ma ritiene che sia tempo di intervenire introducendo alcune modifiche alle leggi istitutive delle Autorità indipendenti per migliorarne la governance e assicurare il più possibile l’aderenza tra azione e fini istituzionali.

In un’audizione alla Camera il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, ha invocato una regolamentazione organica delle Autorità indipendenti, portando come esempio “la giungla retributiva che c’è e che è inaccettabile”. Qual è il suo parere?
Ogni Authority è un animale diverso dall’altro, con le sue specificità, e non è detto che l’adozione di un modello unitario faccia funzionare meglio le cose. Sotto il profilo delle retribuzioni, poi, si pone il problema di riuscire ad attirare negli organismi di vigilanza gli elementi migliori, i più preparati, i più esperti se si vuole che l’Authority svolga i suoi compiti con competenza ed efficacia e questo implica delle differenze retributive anche rilevanti a seconda dei settori. Vi sono invece degli elementi comuni a tutte le Autorità indipendenti sui quali si potrebbe utilmente intervenire.

Quali ad esempio?
Da tempo sostengo che le Authorities dovrebbero avere una governance più simile a quella delle società per azioni. Attualmente i presidenti sono a nomina politica e con la politica hanno inevitabilmente stretti legami avendo per ruolo – almeno nel caso della Consob – il monopolio dei rapporti con l’esterno e il controllo dell’attività istruttoria. Se fosse invece l’Autorità stessa a eleggere tra i suoi componenti il presidente, ecco che si accentuerebbe l’indipendenza dalla politica.

La legge fissa dei requisiti piuttosto generici per le nomine. Ai fini di tutelare e rafforzare l’indipendenza delle Authorities non sarebbe il caso di mettere paletti più stringenti anche sul fronte delle incompatibilità?
La questione non si risolve rendendo più rigidi i requisiti, perché si riescono sempre ad aggirare in un modo o nell’altro. E’ un problema di cultura politica, di capacità di autolimitarsi e in questo anche la società civile ha ruolo importante: mostrandosi attenta ed esigente aiuta a fissare dei confini obiettivi che non possono essere oltrepassati senza temere conseguenze. Nelle nomine il problema è anche il grado di competenza che si mette in campo. Dovrebbe esserci un maggior rigore e invece negli ultimi anni in Italia siamo stati, per così dire, un po’ troppo “elastici”.

Oggi però non abbiamo la possibilità di revocare una nomina che si riveli palesemente inadeguata se non addirittura dannosa per l’istituzione stessa
E’ vero. D’altro canto la possibilità di un intervento esterno, dalla sfera politica, vanificherebbe l’indipendenza delle Autorità e dunque la loro stessa ragione d’essere. Per contro, una governance più simile a quella delle società per azioni permetterebbe di determinare oltre alle nomine anche dei meccanismi di revoca interni all’organismo stesso, permettendogli così di autotutelarsi.

Un aspetto che la vicenda Isvap-FonSai ha portato alla luce è il meccanismo delle porte girevoli: Giannini contava di passare all’Antitrust senza colpo ferire…
Il caso specifico, se provato, è un caso fuori dal mondo, ma in linea di principio non è del tutto assurdo che qualcuno passi da un’Authority all’altra. Se ci sono le competenze, una precedente esperienza può essere utile a fare meglio di altri. Per contro, quello delle poltrone è il gioco di società per eccellenza in certi ambienti romani alla cui influenza è molto difficile sottrarsi per qualunque governo. Se proprio non si riesce a porre un argine a questo tipo di logiche, ha forse senso mettere dei paletti. Anzitutto adottando sempre il metodo della pubblicità delle candidature e il ricorso a professionisti della selezione del personale. Darebbe un minimo di oggettività al processo.

Cosa rivedrebbe con maggiore urgenza nelle leggi istitutive delle Authorities?
Interverrei da subito sul tema dei rapporti tra controllore e controllati, imponendo che venga fatta totale trasparenza. Il fatto che questi rapporti ci siano e non ne venga data adeguata pubblicità alimenta un clima di sospetto che getta ombre sull’operato delle Autorità e sulla loro effettiva terzietà ed indipendenza. Un modello possibile al quale rifarsi è quello statunitense, dove i media possono richiedere l’accesso a tutto un insieme di documenti altrimenti non disponibili pubblicamente. E’ capitato ad esempio al segretario al Tesoro Timothy Geithner che dovette produrre le sue agende in cui erano registrati tutti i contatti e le telefonate avute con le banche durante la crisi.