riformamusicaLa Riforma del sistema musicale regionale: un’inversione di tendenza, finalmente riconoscibile, che risuona nell’ambiente e rianima le stanche fila dei musicisti, degli attori, dei ballerini, dei cantanti e dei tecnici, del mondo insomma che nello spettacolo opera e da questo alimenta le sue speranze, il riconoscimento sociale, la dignità e infine, uno stipendio.

Si tratta di un’iniziativa che muove da una raccolta firme, volta ad adunare attorno a un tavolo le autorità di governo e i Teatri di Tradizione, le orchestre regionali e gli amministratori locali, per attuare una riforma che reinterpreta profondamente il legame tra cultura ed economia. Nulla di rivoluzionario e neppure tumultuoso: si tratta piuttosto di un cambio di prospettiva, di un processo che coinvolge Regioni e Comuni, finalmente in grado di comunicare, coordinare e coordinarsi con un unico organismo regionale che riceve e distribuisce i fondi pubblici, che rispetta e interfaccia calendari e manifestazioni, che amministra e distribuisce stipendi veri, nel rispetto della legge e della dignità degli artisti, dei tecnici e di tutti i lavoratori del settore.

Non da ultimo, la razionalizzazione e l’ergonomia di un tale progetto comportano la moltiplicazione delle rappresentazioni, dei festival e delle funzioni pubbliche che, con la musica, sanciscono e celebrano il legame vitale e indissolubile tra cultura e società, attraverso le scuole, le Università ed ogni evento che si avvale dell’arte per promuoversi. La comunità potrebbe così fruire di programmi ed eventi culturali estremamente qualitativi, per soddisfare finalmente una richiesta che non è certo calata, nonostante i tempi. E tutto questo senza variazioni di budget.

La forza di penetrazione del progetto ha già avuto peraltro  la sua consacrazione fattiva in Alto Adige, dove Bolzano lo ha adottato, con la Fondazione Haydn, che  si è fatta interprete, prima in Italia,  di questa riforma. Al proposito, rimando al sito www.riformasistemamusicaleregionale.it per i dettagli; sul sito stesso si trova anche il modulo per la raccolta delle firme a supporto dell’iniziativa.

E’ come se al bimbo-artista avessero insegnato come il cannocchiale si impugna e si accosta all’occhio, dal verso giusto: ora nulla potrebbe apparire lontano e scarsamente decifrabile, se non addirittura oscuro e sinistro. Le scelte cadute dall’alto e spesso illogiche, in quanto di frequente operate da dirigenti incompetenti e/o in malafede, lascerebbero il posto a realtà che si compenetrano e si comprendono. Finalmente in chiaro sarebbero i dettagli e gli aspetti finanziari, che non di rado favoriscono oggi approssimazioni e illeciti. E’, finalmente, il merito che investirebbe i vari comparti per vivificarli con le molte eccellenze manageriali, che avrebbero dunque modo di concentrarsi su quanto di loro specifica competenza.

Confesso che ho faticato ad ottenere il permesso da Sergio Casesi, prima tromba dell’Orchestra dei Pomeriggi musicali di Milano, di menzionarlo. Il bimbo è lui – e l’immagine vuole solo sottolineare il contagioso entusiasmo che lo anima – e lui solo ha raccolto e diretto le forze dei tanti musicisti che lo appoggiano: questi si sono raccolti attorno all’idea e gratuitamente forniscono il loro apporto per la diffusione e promozione del programma. Casesi ribadisce che vuole prendere le mosse dai musicisti e per i musicisti agire, nella consapevolezza che il suo mondo sta scivolando in un limbo dove professionalità, livello artistico, dignità e trattamento salariale sono calpestati, dove lo sfruttamento del lavoratore non fa scalpore e la legalità è sovente un’opzione.

Chiede l’aiuto di tutti, ma la protezione di nessuno, conscio com’è delle resistenze che incontra nella realtà dei teatri italiani, troppo abituati ad amministrare fondi e distribuire incarichi ad libitum, senza dover rendere conto a nessuno. Ciononostante, l’entusiasmo che ha raccolto intorno a sé parla chiaro: sedicimila visite al sito, l’investitura di Bolzano, il massiccio trend delle firme raccolte e delle richieste di contatto dagli operatori del settore.

Da lui un invito a tutte i soggetti del comparto a fare gruppo, a confidare in una realtà che rappresenti un fronte unito, nel quale riconoscersi e individuare il vero interlocutore di un sistema che, invece, pare umiliare il comparto artistico anziché proteggerlo, se non favorirlo.

Come dall’Italia ci si aspetterebbe, dentro e fuori dai suoi confini.

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