Cinque anni fa era stato tra i pretendenti dello stabilimento ex Fiat di Termini Imerese, dove avrebbe voluto produrre serre fotovoltaiche. Poi erano arrivati i guai giudiziari che avevano toccato i vertici del gruppo, con Corrado Ciccolella finito ai domiciliari per una presunta truffa sui fondi Ue. Successivamente c’erano stati i dubbi dei revisori sulla continuità aziendale alla luce del bilancio 2012. Venerdì, infine, l’epilogo, con il tribunale di Trani che ha notificato al gruppo florovivaistico Ciccolella la sentenza che ne ha dichiarato il fallimento, nominando contestualmente i curatori. Insomma: alla luce degli eventi l’azienda che nel 2011 era entrata nella short list di Invitalia per la riconversione dell’impianto siciliano della Fiat, non era certo il cavaliere bianco ideale per salvare la fabbrica siciliana chiusa dal 2011 e i suoi 770 dipendenti. Ma neanche una società molto adeguata a stare in Borsa, lo sanno bene i piccoli risparmiatori che dovranno fare i conti con le conseguenze del fallimento e il rischio molto realistico che l’investimento vada in fumo. Eppure, nonostante i segnali degli anni scorsi, le azioni ordinarie dell’azienda sono state sospese – temporaneamente – dalle contrattazioni soltanto venerdì 13 febbraio. E a poco vale che Ciccolella si sia dichiarata pronta a presentare un “reclamo” contro la sentenza.

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