sette brevi lezioni di fisica RovelliE’ uscito per Adelphi un libro molto curioso, si chiama “Sette brevi lezioni di fisica“, scritto da Carlo Rovelli. Il tempo e lo spazio sono i due temi sui quali lavora l’autore, fisico teorico di origini veronesi, professore all’Université de la Mediterranée di Marsiglia. Io, come fisica, non ho fatto altro che annuire ad ogni pagina, fare sì con la testa ad ogni dubbio, sgranare gli occhi ad ogni domanda che Rovelli si pone nel libro. Perché le lezioni che lui fa, sono molto più simpatiche di quello che ci si aspetta dalla parola lezioni.

Quello che non sappiamo (sul mondo) si divide su due strade. Da una parte abbiamo la teoria della relatività di Albert Einstein dove ci sono il tempo e lo spazio e la comprensione dell’universo, dei buchi neri; dall’altra la meccanica quantistica che decifra il comportamento della materia, della radiazione a livello atomico e subatomico. La seconda strada trova applicazioni sui laser e sui computer, e i due sentieri sono confinati nelle rispettive dimensioni, cosmica e materiale, e che da decenni si cerca di unire in una visione capace di conciliarle. Il primo a credere che ciò fosse possibile era stato lo stesso Einstein che si era impegnato nel sogno di una teoria del tutto in grado di unificare le idee. La leggenda vuole che quando si spense all’ospedale di Princeton, sul comodino avesse addirittura gli ultimi appunti sull’argomento a cui aveva dedicato decenni senza approdare ad alcun risultato. Parentesi: come afferma il capitano Picard in “Star Trek-the next generation“, finale di stagione, la teoria del tutto è il raggiungimento di qualcosa di inaspettato, è nello stupore di tutti i giorni, è nelle conquiste che si ottengono tutti i giorni.

Ma l’appassionante ricerca di Einstein continuò e trovò nella nascita della Teoria delle stringhe i successori di quel sogno. Ancora una volta, tuttavia, senza risultato, nonostante la sua esplorazione partisse dal 1968 dopo un articolo del fisico Gabriele Veneziano, allora al Cern di Ginevra. In parallelo, un altro gruppo di fisici avviò indagini teoriche su un altro obiettivo meno totalizzante ma più concreto pur diretto ad unificare i due binari. Nasceva così la gravità quantistica. Con questo nuovo solco, si cerca di spiegare innanzitutto che cosa siano lo spazio e il tempo affrontando idee che sono in alcuni casi verificabili. Invece le stringhe, belle nell’immaginazione, sembrano frutto di un eccesso e anche alcune risposte che si attendevano dal superacceleratore Lhc di Ginevra non sono ancora arrivate. E da qui la necessità di una strada alternativa. Altra breve parentesi: anche Sheldon Cooper in “The Big Bang Theory” abbandona lo studio delle stringhe, per dedicarsi alla materia oscura.

Il tempo che viviamo come la nostra casa è utile per descrivere fenomeni nella scala quotidiana, ma non vale per tutto l’universo. Il tempo non è fondamentale nell’universo e si può immaginare un mondo senza tempo. Ancora breve parentesi: nel film “La Teoria del tutto“, Stephen Hawking parla del tempo in questi termini, nella sua tesi di laurea, ed è proprio il passaggio più interessante di tutto il film.

Nelle lezioni di Rovelli traspare lo stupore per la grandezza di queste conquiste e l’onestà nell’ammetterne i limiti. Racconta di aver avvicinato Einstein, leggendo «un libro rosicchiato dai topi» su una spiaggia della Calabria. Di quell’incontro l’autore riesce bene a rievocare la propria meraviglia. La stessa che si prova di fronte ad un’opera d’arte o ad un panorama spettacolare; paragoni che spesso ricorrono in queste lezioni. Il calore dei buchi neri è una stele di Rosetta, scritta a cavallo di tre lingue (Quanti, Gravità e Termodinamica) che attende di essere decifrata, per dirci cosa sia davvero lo scorrere del tempo. Questo libro testimonia che la sfida odierna è contribuire a riconoscere la scienza come parte integrante della cultura. Per questo non ci si stanca mai di leggere l’ennesima spiegazione della relatività generale, così come non ci si stanca mai di ascoltare Mozart o di guardare Leonardo. E (ultima parentesi) proprio come racconta “Doctor Who” nei fumetti, essere in possesso delle regole base che ti fanno capire la relatività ti fa vivere meglio.