Con questo post abbiamo voluto accontentare gli appassionati del parkour virtuale, ma ne abbiamo anche approfittato per realizzare un breve servizio filmato su una disciplina che vede in costante crescita il pubblico degli affezionati.

Buona lettura e buona visione.

Per tracciatori in erba

Il connubio tra parkour e videogame, in questi ultimi anni, è diventato molto solido: al punto che, per rendere più fluidi e precisi i movimenti di Arno Dorian, protagonista di un capitolo (Assassin’s Creed  Unity, 2014) della già ricordata saga Assassin’s Creed, l’azienda produttrice (Ubisoft) si è avvalsa della collaborazione di un vero traceur, Michael Zernow (in arte Frosti), nel ruolo di CPO (Chief Parkour Officer). Ma se non vuoi muoverti fra i vari luoghi di una Parigi rivoluzionaria e impersonare l’assassino Arno Victor Dorian, attivo proprio al tempo della Rivoluzione Francese (nato nel 1768, non si sa quando sia esattamente morto), hai un’ampia gamma di alternative per simulare quel che prova un “tracciatore” nei suoi spaccati di vita reale.

Puoi decidere di impugnare la spada di un giovane straniero coraggioso (Prince of Persia, 1989) impegnato a liberare la sua bella principessa in pericolo sullo sfondo di una Persia medievale, oppure provare a sfuggire a un’orda di zombie nei panni di un agente che combatte i suoi avversari con armi ortodosse o oggetti rimediati (Dying Light, 2015). Fra i tanti altri titoli per aspiranti “parkouristi” un posto è senz’altro assicurato allo sparatutto Brink (2011), anche se sono molto più in odore di parkour le gesta del mutante Alex Mercer di Prototype (2009), con le sue guizzanti evoluzioni in una New York dilaniata dalla guerra, e quelle dell’“errorista” (errorist) Nilin, la ribelle in fuga dalla Bastiglia, nella Parigi del 2084, di Remember me (2013). In un futuro distopico si aggira anche Monkey, protagonista di Enslaved: Odyssey to the West (2010). Il personaggio, durante lo svolgimento del gioco, dichiara di essere stato chiamato così – un nome vero non ce l’ha – per via delle sue capacità atletiche. E una delle tricks fondamentali del parkour è proprio la scimmia.

Parkour-gioco

Reali, troppo reali…

I titoli citati sono soltanto la punta dell’iceberg di un numero ben maggiore di prodotti disponibili, molti dei quali si ispirano vagamente o fanno più diretto riferimento al parkour. Ed è opinione comune che sono state proprio le gesta di Arno, Nilin, Monkey e tanti altri protagonisti di videogiochi ad aver avvicinato sempre più ragazzi e ragazzini a questa disciplina.

Quanto a te, che giovane o giovanissimo lo sei magari stato, puoi goderti il tutto comodamente sprofondato sul tuo divano, confortato dalla certezza che volteggi, movimenti o acrobazie incredibili sono solo il frutto di un sofisticatissimo progetto grafico e della sbrigliata fantasia dei game designers. Salvo voler provare qualcosa di diverso da un videogioco, perché le tue sicurezze potrebbero andare in fumo dopo aver visto il cortometraggio Assassin’s Creed Unity Meets Parkour in Real Life, girato da Devin Graham con la consulenza di stuntman esperti di parkour e di free running: Ronnie Shalvis e il gruppo di atleti della French Freerun Family. E se, alla visione di questo filmato, sei colto da vertigini e ti è salita l’adrenalina, è nulla al confronto di quel che può accaderti se guardi Dying Light – Parkour POV Live-Action Trailervietato ai deboli di cuore.

Più di una volta ti prende il dubbio di una perfetta produzione digitale, tanto pazzeschi ti appaiono i percorsi intrapresi dal protagonista. Anche in questo caso, però, sei di fronte a un personaggio in carne e ossa.

di Massimo Arcangeli e Sandro Mariani