L’aspirante kamikaze irachena Sajida al-Rishawi sarebbe stata liberata e il giornalista giapponese Kenki Goto sarebbe “diretto verso la Giordania”. E’ quanto sostengono alcuni profili Twitter vicini allo Stato Islamico, secondo cui lo scambio di prigionieri tra il Califfato e il governo di Amman annunciato in mattinata sarebbe avvenuto. In un video postato sul social network, i miliziani sunniti sostengono che Sajida al-Rishawi “è nella terra del Califfato”, mentre l’ostaggio giapponese sarebbe già “in viaggio dalla Siria alla Giordania”. Un jihadista ha scritto su Twitter che il freelance nipponico “non è più prigioniero dello Stato islamico”.

Amman smentisce: “Non è vero, vogliamo garanzie sul nostro pilota”
“A chi dice che Rishawi è stata rilasciata e ha lasciato la Giordania rispondo che non è vero”, ha scritto il ministro degli Esteri giordano, Nasser Judeh in un tweet ripreso dai media locali. “Abbiamo detto fin dall’inizio che la sua scarcerazione dipende dal rilascio di nostro pilota (Muath al-Kasaesbeh, catturato il 24 dicembre dopo che il suo F16 era precipitato in Siria, ndr)”, ha ribadito Judeh, per poi aggiungere: “Abbiamo da tempo chiesto una prova sullo stato di salute e sull’incolumità del pilota, ma non ci hanno risposto”. In precedenza, il ministro di Stato per l’Informazione e portavoce del governo di Amman aveva dichiarato che “la Giordania è disposta a rilasciare la prigioniera Rishawi se verrà rilasciato il pilota”.  In cambio della liberazione della terrorista, lo Stato islamico ha proposto di “rilasciare l’ostaggio giapponese (Kenji Goto Jogo, ndr) e di non uccidere – ma non di liberare – il pilota giordano” Muath al-Kasaesbeh. Lo precisa su Twitter Rita Katz, direttrice del sito di intelligence Site, che cita un “account legato all’Is”.

Al Jazeera: “Isis disposta a consegnare solo Kenji Goto”
Secondo l’ultima edizione del tg della tv satellitare Al Jazeera, Amman sarebbe disposta a scarcerare Sajda al-Rishawi, ma solo in cambio del rilascio del pilota. La proposta dell’Is è invece di consegnare solo l’ostaggio giapponese, in cambio della al-Rishawi. L’edizione delle 18 (ora italiana) del tg riporta della disperazione della famiglia del pilota, sulle cui condizioni non ci sono notizie. Il padre del giovane, Safi al-Kasaesbeh, ha annunciato in un’intervista all’emittente di aver “avanzato una richiesta ufficiale di mediazione al governo turco, attraverso l’ambasciata di Ankara ad Amman”.

Amman apre allo scambio di prigionieri
Ci sarà lo scambio di prigionieri tra la Giordania e lo Stato Islamico per la liberazione del cittadino giapponese, Kenji Goto Jogo, e del pilota giordano catturato a Raqqa a fine dicembre, Muadh Kassasbe. Lo rivela la tv araba Al Jazeera che riporta parole dell’ambasciatore nipponico ad AmmanJunichi Kosuge: “Abbiamo avuto delle informazioni secondo le quali le autorità giordane sono intenzionate a consegnare allo Stato islamico Sajida al-Rishawi“, ha detto ai microfoni dell’emittente qatariota. Conferme sul buon esito dei contatti con i miliziani di Abu Bakr al-Baghdadi arrivano anche da fonti anonime, citate dal quotidiano indipendente al-Ghad, interne al governo della Giordania.

Il diplomatico ha annunciato alla popolazione giapponese che nelle prossime ore sono attese “buone notizie” riguardo alle sorti di Goto Jogo, dopo l’ok del governo giordano allo scambio con la terrorista, Sajida al-Rishawi, ex membro di Tawhid al Jihad, gruppo facente capo ad Abu Musab al-Zarqawi, il qaedista che controllava la cellula irachena del gruppo morto nel 2006. La donna si trova nelle prigioni giordane dal 2005, quando insieme ad altri kamikaze tentò di farsi esplodere all’interno del Radisson Hotel di Amman, provocando 56 morti, tra cui molti bambini, e 102 feriti. Al-Rishawi fu l’unica che non riuscì a farsi saltare in aria e venne catturata dai militari di Amman e condannata da un tribunale giordano all’ergastolo.

Kenji Goto Jogo è da mesi nelle mani dei miliziani dell’autoproclamato califfato e per la sua liberazione, insieme a quella del compagno, Haruna Yukawa, i jihadisti avevano chiesto un riscatto di 200 milioni di dollari, la stessa cifra sborsata dal governo del Giappone per sostenere la lotta allo Stato Islamico in Siria e Iraq. Al “no” di Tokyo, gli uomini in nero avevano risposto con la decapitazione del primo ostaggio e rilanciando l’offerta ai giapponesi: non più soldi, ma la liberazione della loro “sorella”, la “Vedova Nera” Sajida al-Rishawi, detenuta nelle carceri giordane. “Fate tutta la pressione che potete sul governo di Amman”, avevano chiesto in un videomessaggio, usando la voce dell’ultimo prigioniero rimasto in vita, o anche il secondo ostaggio verrà decapitato.