“Contravvenendo a una regola che mi sono imposta, farò volentieri una breve introduzione al Suo lavoro”, con queste parole Primo Levi, il 16 ottobre del 1981, accettava di presentare il libro di Arturo Benvenuti, “K.Z Disegni dai campi di concentramento nazifascisti“. “Credo nelle Sue intenzioni e nel Suo libro”, scriveva ancora Levi il 27 ottobre 1981, riconoscendo così il valore del lavoro condotto dall’artista di Oderzo (Treviso). Molte furono le opposizioni alla pubblicazione del libro incontrate dall’autore nel 1983 quando 1500 copie, stampate in edizione fuori commercio, vennero distribuite a biblioteche e personalità politiche.

L’allora presidente della Camera dei Deputati, Nilde Iotti, espresse il suo apprezzamento per il volume in una lettera indirizzata al sindaco di Oderzo: “Desidero considerarmi tra quanti, in occasione dello sconvolgente libro di Arturo Benvenuti vogliono ricordare il passato per non essere condannati a ripeterlo. Possa il ricordo della tragedia dei lager servire la causa della pace perchè il futuro di tutti i popoli non sia più segnato dal disprezzo della vita e della dignità dell’uomo. Con questo auspicio uniamoci ai tanti che sacrificarono se stessi lasciando un messaggio di libertà, di fratellanza e di pace che, come vive nelle testimonianze artistiche raccolte da Benvenuti, deve vivere nelle coscienze e nelle opere nostre tanto più oggi in cui così forti sono gli allarmi per i focolai di crisi e tanto più alta deve levarsi la voce dei popoli per affermare la volontà di dialogo, della ricerca di un accordo fondato sulla riduzione degli armamenti nucleari e non, della coesistenza e della cooperazione internazionale”.

Nomade per le vie Europa in compagnia dell’amatissima moglie Maria, Benvenuti ha incontrato sopravvissuti e reduci, alla ricerca di testimonianze e di “foto riproducenti disegni eseguiti da internati nei campi di concentramento”, poi raccolte in “K.Z Disegni dai campi di concentramento nazifascista”. Il suo scopo, si legge all’inizio del libro, è stato ed è “quello di dare un contributo alla giusta “rivolta” da parte di chi sente di non potersi rassegnare, nonostante tutto, ad una realtà mostruosa, terrificante. Di chi crede si debba ancora e sempre “resistere“. Senza vuote parole. Senza retorica”.