Spettacolo, gol, polemiche. Il Napoli batte 2-1 il Genoa e si ritrova di nuovo solo al terzo posto in classifica, grazie a una prestazione positiva e alla doppietta del solito Gonzalo Higuain. Ma anche alle decisioni della terna arbitrale: perché il successo dell’undici di Rafa Benitez è nell’ordine degli eventi del match. Però i due gol decisivi nascono il primo in fuorigioco (di pochi centimetri, ma netto), il secondo da un rigore quantomeno generoso. La differenza di una partita splendida e giocata a viso aperto da entrambe le squadre alla fine è tutta nel fischio discutibile dell’arbitro Calvarese. Il Genoa ha protestato in campo, probabilmente lo farà anche fuori in settimana. Ma dal San Paolo torna a casa a mani vuote e vede allontanarsi il sogno Champions League.

Sono stati bravi gli uomini di Gasperini a tenere aperto fino al novantesimo l’incontro, dopo che il Napoli aveva cominciato benissimo e sbloccato il punteggio in avvio. Che gli azzurri siano in serata lo si capisce subito, da come approcciano la gara: pressione, tagli continui degli avanti. E il vantaggio al settimo minuto è naturale, benché frutto di una respinta non impeccabile del portiere Perin su un lento diagonale di Callejon: sottomisura Higuain non perdona, anche se leggermente in fuorigioco. Ma il gol non cambia impronta al match: i padroni di casa continuano a spingere, gli ospiti accettano i ritmi alti. E ne vien fuori un match bellissimo, con transizioni continue, quasi cestistiche.

Nel batti e ribatti il Napoli agisce soprattutto di rimessa, e fa sempre male con la qualità dei suoi attaccanti, tutti ispirati. Ma il Genoa ha forza, coraggio e uomini per rispondere colpo su colpo. Senza Matri, ceduto Pinilla e in attesa del possibile arrivo di una punta, Gasperini schiera Fetzfatzidis al centro dell’attacco, con ai lati Yago Falqué e il rientrante Perotti. Tanta rapidità senza punti di riferimento che mette in difficoltà la non irreprensibile difesa partenopea. È soprattutto il folletto greco, con i suoi movimenti ad abbassarsi e a portare fuori il marcatore, a creare problemi d’interpretazione agli avversari. Per questo anche se le occasioni migliori capitano al Napoli, Rafael sarà chiamato ad un paio di buone parate. L’impressione è che ad ogni azione possa arrivare il gol, da una parte o dall’altra.

È quello che succede. Il Napoli deve rimpiangere gli errori di De Guzman, due volte lanciato a rete nelle praterie della difesa rossoblù: prima è sprecone davanti a Perin, nella ripresa serve un prodigioso intervento di Burdisso sulla linea per evitare il raddoppio. Gol sbagliato, gol subito: la legge del calcio è ineluttabile. E il Genoa trova l’1-1 poco dopo, con un bel mancino incrociato di Yago Falqué. In una partita sbloccata subito, giocata a velocità folle e senza logiche solo il pareggio ripristina i normali rapporti di forza: il Napoli gioca in casa, deve vincere e prende con decisione in mano il gioco. Il Genoa aspetta l’attimo per colpire in ripartenza. Nell’equilibrio serve un’invenzione per decidere il match. E ci assomiglia molto il rigore fischiato da Calvarese per una spinta di Kucka su Higuain, in uno dei mille contatti che ci sono in mezzo all’area su ogni punizione: da fermo o in movimento, ancora il Pipita non sbaglia davanti a Perin. Stavolta la difesa azzurra tiene, anche perché la banda di Gasperini ha finito la benzina. E a velocità normale fa meno paura. Lo spareggio per l’Europa finisce 2-1: il Napoli ha vinto, in parte anche convinto. Sono quattro vittorie nelle ultime cinque partite. E soprattutto cinque gol di Higuain negli ultimi quattro incontri. Con questi numeri la Champions League è molto più vicina.

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