social-street (1)Scrivo questo post per condividere le emozioni che ho vissuto ieri quando a Milano, alla presenza del sindaco Pisapia, ho ricevuto il Premio Campione 2015 organizzato da City Angels. Questo premio è giunto alla quattordicesima edizione ed è “un riconoscimento per le persone che hanno lanciato messaggi e valori positivi attraverso i mass-media. Per essere campioni, infatti, non basta diventare protagonisti dei mezzi di comunicazione, ma bisogna anche influenzare positivamente l’opinione pubblica”, spiega Mario Furlan, presidente dell’omonima associazione di volontari che aiutano le persone di strada in difficoltà.

Quando mi hanno comunicato la vittoria del premio sono rimasto meravigliato ed emozionato allo stesso tempo, non mi sarei mai aspettato tutto questo un anno e mezzo fa quando è iniziata per caso l’avventura Social street e soprattutto non mi sarei aspettato che social street potesse “influenzare positivamente l’opinione pubblica” (come recita il premio). La semplice idea di usare un normale social network per ricostruire senso di comunità, di appartenenza, di fiducia reciproca fra vicini all’interno di una strada, è stata virale.
Ieri a Milano erano presenti alcune social street della città, ho voluto infatti dedicare questo premio a tutte le persone che si sono messe in gioco in questa avventura, a tutti i social streeters e soprattutto ai miei vicini di casa “fondazziani” (Residenti Via Fondazza – Bologna – Social street) da dove è iniziato tutto. Quello che mi colpisce a distanza di un anno è l’entusiasmo delle persone nel tentare di migliorare l’ambiente dove vivono partendo da poco, pochissimo, con piccole idee, piccole cose, piccoli progetti, che hanno il fine ultimo di ricostruire “capitale sociale” nelle città.

Ottenere questo senza una struttura (perché social street non è un’organizzazione, non ha una struttura, non ha dei capi, non ha finanziamenti, non ha legami politici) è stato miracoloso perché il motore di tutto è stato l’energia delle persone che si sono entusiasmate ad un’idea, quella del social street che ha rotto un po’ tutti gli schemi. Oggi siamo abituati a pensare la nostra società secondo schemi precostituiti, oggi tutto deve avere una forma giuridica per essere ben identificato, oggi le persone sembra non facciamo mai niente per niente, oggi sembra che senza i soldi non si vada da nessuna parte… Social street ha dimostrato che un nuovo paradigma basto sulla partecipazione, collaborazione, autorganizzazione partendo da piccolissime cose (ma di importanza sociale elevata) è possibile.

Ecco infatti che Social street è considerato un “caso di studio”. Esistono attualmente più di quaranta tesi di laurea in corso, studi portati avanti da ricercatori di sociologia dell’Università Cattolica di Milano e per questo motivo proprio pochi giorni fa abbiamo ricevuto l’endorsement ufficiale di personalità di spicco del mondo accademico come:

Prof. Anthony Giddens (sociologist, professor and former director of London School of Economics)
Prof. Marc Augé (anthropologist, former director Ecolé des études en Sciences Sociales di Parigi)
Prof. Pierpaolo Donati (professor of sociology at University of Bologna)
Prof. Stefano Zamagni (professor of economics at University of Bologna)
Prof. Anna Cossetta (sociologist, University of Genova)
Prof. Jacques T. Godbout (professeur  émérite en sociologie Université du Québec)
Rob Hopkins (founder of Transition Town)
(qui si scarica il documento completo),

che ne hanno condiviso i valori fondanti e ci hanno incoraggiato a proseguire su questa strada “alternativa”.

Non so che futuro avrà Social street, molte persone pensano che l’entusiasmo non durerà per sempre e tutto finirà. Può essere ma anche in questo caso non sarà una sconfitta. Molte persone potranno dire di aver conosciuto i propri vicini di casa, di aver vissuto una bella avventura e di avere bei ricordi. Oppure Social street potrà continuare a vivere di vita propria, sia a livello virtuale che a quello reale e potremmo dire che Social street ha dato un piccolo contributo per rendere il posto dove viviamo, un luogo migliore fatto di relazioni.