Le banche popolari vanno allo scontro con il governo sulla riforma del settore annunciata dopo il Consiglio dei ministri di martedì. Assopopolari, i cui vertici si sono riuniti nella sede milanese di Bper, annuncia in un comunicato l’intenzione di “non lasciare nulla di intentato perché il decreto venga meno e l’ordinamento giuridico continui a consentire a tutte le banche popolari di mantenere la propria identità”. Il decreto legge voluto dal premier Matteo Renzi è “ingiustificato e ingiustificabile”, sostiene l’associazione di cui fanno parte anche i dieci istituti più grandi, che, stando al testo del provvedimento, nei prossimi 18 mesi dovranno trasformarsi in società per azioni. Nonché “gravido di conseguenze negative sul risparmio nazionale e sul credito a famiglie piccole medie imprese”. L’accusa all’esecutivo è di condurre “una politica economica finalizzata esclusivamente a trasferire la proprietà di una parte rilevante del sistema bancario italiano alle grandi banche internazionali“.

Ancora da decidere se la battaglia sarà solo in Parlamento, dove il settore conta su appoggi trasversali presso tutte le forze politiche e dove il decreto è atteso per la conversione, oppure se ci sarà spazio per un ricorso. Di certo, ha detto l’ex ministro Piero Giarda, presidente del consiglio di sorveglianza di Bpm, l’istituto che alcuni analisti individuano come possibile cavaliere bianco per Carige, il decreto “è stato accolto con grande stupore, è stato del tutto imprevisto. Si sapeva che le popolari dovevano fare qualcosa ma nessuno si aspettava un provvedimento di questa misura con queste caratteristiche”.

In ogni caso, si legge nel comunicato, “le banche popolari continueranno con maggiore urgenza e determinazione a perseguire una ulteriore evoluzione del proprio ordinamento cooperativo ed a proseguire un processo di concentrazione“. E “non mancherà il coraggio, la fantasia e la determinazione per proseguire la propria storia, anche in un contesto normativo pregiudizialmente e irragionevolmente avverso”.

Opposto il giudizio del presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, che ha commentato la riforma dicendo che ”è una mossa che va nella direzione giusta”. Tuttavia, ha aggiunto “mi auguro non sottragga credito alle imprese”.