È domenica ma sembra ancora giovedì. Perché Allegri manda in campo sei volti nuovi rispetto alla squadra capace di travolgere il Verona in Coppa Italia ma non cambia l’approccio la gara e il risultato. A Torino è ancora show e goleada. Dopo sette minuti la Juventus è già avanti 2-0, dominando letteralmente gli uomini di Mandorlini. La Vecchia Signora è racchiusa tutta nelle qualità del suo gioellino, Paul Pogba. Potenza ed eleganza del francese sono il terreno di coltura per bruciare i gialloblù. E tutto parte dai suoi piedi. Dopo centottanta secondi, da fermo, sgancia un destro preciso da circa 25 metri che rimbalza davanti a Rafael, beffandolo. Minate le deboli certezze del Verona, la Juve affonda nella carne viva con un’azione che si sviluppa sulla destra e viene conclusa da un tiro potente di Carlos Tevez dopo un velo ancora di Pogba.

Sette minuti che marchiano la partita e fanno saltare il piano di Mandorlini. Scottato dall’imbarcata in Coppa, l’allenatore veronese rinuncia all’ordinario 4-3-3 per provare a imbrigliare la manovra bianconera. Ma imbottire l’undici di difensori e centrocampisti con il solo Toni vagamente accompagnato da Greco risulta insufficiente per tenere botta e totalmente inadatto per rispondere all’uno-due subito a freddo. E infatti la capolista inscena un monologo anche dopo l’arrembaggio iniziale. Pirlo mira su punizione, Caceres approfitta di una respinta della barriera ma mette a lato e sempre Pogba prova a bissare il colpo da biliardo che aveva steso il Napoli ma trova Rafael sulla traiettoria. Fin qui le occasioni più chiare che non rappresentano a pieno il dominio territoriale e mentale di una squadra prepotente e a suo agio sul prato verde, a prescindere dagli interpreti. Che ci sia Pereyra o Vidal dietro le punte, oggi Tevez e Morata. Che siano Caceres o Lichtsteiner a completare una difesa che in pochi mesi ha saputo tranquillamente passare all’assetto a quattro, chiudendo il girone d’andata con soli 9 gol subiti nonostante assenze pesanti in ogni posizione che hanno costretto Allegri a schierare Padoin da terzino in più occasioni.

Sono numeri da scudetto e proprio al giro di boa la Juve accelera e prova la prima, vera fuga della stagione. Il 4-0 maturato nel secondo tempo con Pereyra e ancora Tevez vale il +5 sulla Roma, frenata a Palermo e non più brillante come nei primi due strepitosi mesi di campionato. Un vantaggio mai così largo da agosto e uguale a quello accumulato nella stagione 2012/13, la seconda di Conte. Numeri e indizi che confermano la bontà del lavoro svolto da Massimiliano Allegri. Accolto con freddezza dall’ambiente, il tecnico livornese ha avuto la saggezza di non toccare nulla nella prima parte di stagione, lasciando che il gruppo giocasse come aveva imparato nell’era Conte. Per poi virare rapidamente verso il ‘suo’ 4-3-1-2 – nonostante l’assenza di un trequartista puro – senza perdere voglia di sacrificarsi e pressing a tratti asfissiante, tratti tipici dell’ultimo triennio. Merito anche di una rosa che evidentemente aveva voglia di scrollarsi di dosso l’ombra della squadra vincente solo grazie a Conte. Il campionato è ancora aperto, per carità. Chi però pensava alla classica partenza lenta di Allegri o credeva di scoprire un gruppo stanco con il passare dei mesi ha dovuto ricredersi. Tra accuse di sviste arbitrali e piccoli passaggi a vuoto, i bianconeri viaggiano con numeri importanti: hanno il miglior attacco (42 gol fatti), la miglior difesa (9 subiti) e tengono a distanza di sicurezza la Roma. Questa Juventus è semplicemente troppo forte per almeno diciotto squadre della Serie A.

Twitter: @AndreaTundo1