“Europa di vincoli e austerità è stata un errore”. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi chiude il semestre europeo a guida italiana in un Parlamento mezzo vuoto: attacca le scelte del rigore, parla dei risultati ottenuti e dell’impegno necessario dell’Italia “per restare nella competizione”. Da Telemaco a Ulisse, a sei mesi dal suo “se l’Europa si facesse un selfie”, Renzi si presenta per il resoconto in Aula e cita Dante Alighieri: “Avevo cominciato parlando dei sogni dei giovani ‘Telemaco’, ora qui cito ‘Fatti non foste a vivere come bruti’ contro la demagogia dell’Europa della paura”. In tribuna lo ascolta Beppe Grillo, il leader del Movimento 5 stelle: “Sono qui per sentire il nulla che parla. In questi sei mesi il debito pubblico italiano è aumentato di 74 miliardi, un semestre fantastico”. Tra le critiche, Renzi però raccoglie il saluto del presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker con il quale più volte si è scontrato nei mesi scorsi: “La presidenza italiana ha fatto un buon lavoro, è stata all’altezza, e spero che il governo italiano si ricordi delle sue ispirazioni nobili e che il suo popolo resti europeista anche ora che il semestre è finito”. Attacchi invece dall’eurodeputato della Lega Nord Matteo Salvini: “E’ stato il nulla. Qui a Strasburgo parla Renzi e l’aula è deserta. Non gli credono più nemmeno i suoi amici”. Gli risponde il presidente del Consiglio: “Salvini è coerente nei comportamenti e nei contenuti. Ha fatto bene a parlare di amarezza quando le aule del Parlamento sono vuote e sono contento che oggi abbia trovato il suo banco vista la larga presenza in tv e la scarsa presenza in aula”.

Renzi chiude i sei mesi a guida italiana attaccando le politiche di austerità. “Il mondo vuole più Europa”, dice nel suo discorso, “ma la percezione è stata di un’Europa centrata sull’economia, sui vincoli sui parametri e sull’austerità. Oggi possiamo dire che questo atteggiamento è stato un errore e il cambiamento impresso dalla Commissione Juncker andava immaginato negli ultimi sei anni e non negli ultimi sei mesi. O l’Europa cambia marcia sull’economia, oppure noi diventiamo il fanalino di coda di un mondo che cambia rapidamente”. Il presidente del Consiglio parla anche del ruolo dell’Italia: “Se vuole restare nella competizione deve cambiare. A nostro giudizio stiamo andando nella giusta direzione, ma dobbiamo fare di più”. La flessibilità è la soluzione secondo il leader Pd: “Noi siamo pronti a fare la nostra parte. Siamo pronti a credere nella flessibilità: se non ci fosse stata la flessibilità tanti dei Paesi da cui venite non ce l’avrebbero fatta, la ricostruzione in Germania non sarebbe stata così facile. L’economia italiana vive una fase di terrore, preoccupazione, anche a causa di messaggi improntati non semplicemente all’austerity ma al terrore e alla paura del futuro”.

Renzi ribadisce poi il ruolo e la sfida dell’Italia: “Sappiamo che la nostra sfida non è qui, ma a casa nostra. Significa dire che l’Italia se vuole stare nella competizione globale deve cambiare. Ma in questi anni abbiamo provveduto a dare molte più risorse di quelle che abbiamo preso: l’Italia ha concorso a salvare le banche europee e i Paesi amici”. Il leader Pd continua chiedendo un applauso per il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che nelle prossime ore lascerà il suo incarico: “Ha rappresentato anche in questi sei mesi la guida del nostro Paese: convinto europeista, ha compiuto un lungo percorso di cambiamento e ha affrontato le difficoltà in Italia con l’intelligenza e la saggezza”.

Il presidente del Consiglio parla poi degli attacchi terroristici avvenuti in Francia: “Il nemico non è la religione, ma il fanatismo. Abbiamo cercato di dare un’anima all’Europa. Per noi l’Europa è libertà. C’è un’idea dell’Europa che serve al mondo da un lato e dall’altro chi investe sulla demagogia e la paura e vuole rannicchiare i nostri valori in una fortezza. Lo spauracchio della demagogia può portare un decimale di voto in più ma se saremo leader sapremo accettare la sfida di far tornare l’Europa a fare il proprio mestiere”. E chiude citando l’Ulisse di Dante Alighieri: “Fatte non fosti per vivere come bruti ma per seguire virtù e conoscenza”.

Ad introdurre Matteo Renzi, il presidente del Parlamento Ue Martin Schulz che ha ricordato le vittime della strage di Parigi. “Settant’anni dopo Auschwitz in Europa ci sono ancora cittadini ebrei che vivono in Europa nella paura: un fatto che deve sconvolgerci. Auschwitz è il luogo simbolo della disperazione umana, ma contemporaneamente anche il monito che quella tragedia non si ripeta mai più. Si tratta di un passaggio che appartiene alla responsabilità comune del popolo a cui appartengo, il popolo tedesco. E anche responsabilità generale che si difenda sempre la dignità umana, ovunque nel mondo. Che all’odio non si risponda più con l’odio, all’intolleranza con altra intolleranza”.