Sui contenuti del disegno di legge sui cosiddetti “reati ambientali” all’esame del Senato la nota a firma del presidente di Peacelink Alessandro Marescotti, che chiede conto di una presunta posizione acritica di alcune delle maggiori associazioni ambientaliste tra cui il Wwf, pare piuttosto approssimativa nel  considerare irrilevante il fatto che finalmente al Senato si stia discutendo concretamente, anche se con dei limiti che vanno segnalati, di punire severamente chi commette crimini contro la natura.

E’ opportuno ricordare che il disegno di legge attualmente in discussione al Senato (AS 1345) ha visto, lo scorso 26 febbraio, l’approvazione da parte della Camera dei Deputati. Per la prima volta, dopo anni di infruttuose richieste, un ramo del Parlamento – sulla base di un ampia convergenza tra le diverse proposte del Partito Democratico, Forza Italia, Movimento 5 Stelle, Sinistra Ecologia e libertà – dava il via libera ad un testo condiviso. Come tutte le operazioni frutto di compromessi politici, tanto più laddove si interviene anche su una materia giuridicamente delicata e tecnicamente complessa, il testo ora al Senato presenta, anche agli occhi del Wwf, dei limiti che vanno corretti. Limiti che sono stati evidenziati dal Wwf lo scorso 25 giugno nel corso dell’audizione dinanzi alle Commissioni Ambiente e Giustizia del Senato. La necessità di apportare correttivi tecnici alla proposta di legge non deve però far perdere di vista il significativo risultato di partire da un testo condiviso dalle diverse forze politiche. Una diversa soluzione porterebbe a smantellare quel sottile filo che potrebbe portare  ad adeguare il nostro Codice Penale,  grazie ad un compromesso politico. È superfluo ricordare che anche il Wwf ha provveduto, gli scorsi anni, all’elaborazione di una propria proposta che si continua a giudicare tecnicamente più valida di quella parlamentare. Tuttavia, arroccarsi sulla difesa di proprie elaborazioni rischia di non produrre risultati tangibili per il bene comune.

Con questo spirito il Wwf negli ultimi mesi, dopo l’approvazione della Camera, ha lavorato sulla proposta elaborata dal Parlamento tendendo ad un suo miglioramento. Nella stessa prospettiva si è lavorato con le altre associazioni ambientaliste – con alcune delle quali permangono alcuni distinguo – e questo spiega l’adesione alla petizione oggetto di critica da parte dell’articolo.

Detto questo, nel post di Marescotti ci sono degli errori e degli equivoci di fondo.

a) Si afferma che il disegno di legge n. 1345 “peggiora il codice penale” o che sia la “controriforma sui reati ambientali”. Come Wwf ci limitiamo a ricordare che nel vigente codice penale  non ci sono delitti contro l’ambiente. Due recenti e dolorosi fatti di cronaca testimoniano questa mancanza: 1) sul processo Ilva i magistrati, in mancanza della fattispecie penale di disastro ambientale, stanno per esempio procedendo sulla base dei reati di “Crollo di costruzioni”, “Getto pericoloso di cose”, “Deturpamento e danneggiamento di cose altrui”. Crediamo che non ci possa essere chi non capisca come queste ipotesi di reato siano totalmente inadeguate ma suppliscano per via giurisprudenziale alla totale impunibilità di condotte gravissime; 2) caso Eternit: l’intervenuta prescrizione che ha mandato assolti gli imputati è dipesa dall’esistenza di reati assolutamente inadeguati rispetto alla gravità dei fatti. Se le disposizioni contenute nella proposta di legge fossero già entrata in vigore il processo si sarebbe prescritto in circa 15 anni;

b) Si legge che il ddl n. 1345 “potrebbe far saltare i processi per disastro ambientale” – anche questa affermazione non sembra corrispondere a verità. Vale la pena ribadire e chiarire, come scritto più sopra, che oggi non c’è un reato specifico di disastro ambientale – le nuove norme non avrebbero, sulla base delle regole di efficacia delle leggi penali nel tempo, effetto retroattivo.

Un solo profilo sollevato dallo scritto appare condivisibile. Nel post si ricorda che la formulazione del delitto di “Disastro ambientale” proposta dal ddl n. 1345 punisce “chiunque in violazione di disposizioni legislative, regolamentari o amministrative, specificatamente poste a tutela dell’ambiente e la cui inosservanza costituisce di per sé illecito amministrativo o penale”.

Lo stesso Wwf nell’audizione di  giugno ha stigmatizzato questo aspetto. Il Wwf nel  documento depositato in Senato ha evidenziava che: “In merito al nuovo delitto di disastro ambientale – venendo configurato a forma vincolata consistente nella violazione di disposizioni legislative, regolamentari o amministrative, specificamente poste a tutela dell’ambiente e autonomamente costituenti illeciti amministrativi o penali – comporterebbe una parziale abolitio criminis in relazione a disastri ambientali causati da condotte rispetto alle quali non vi sia la prova del superamento di determinati valori-soglia autonomamente sanzionati, o qualora gli stessi fossero assenti al momento della condotta, ad esempio perché non ancora regolamentati o regolamentati solo da associazioni di categoria”.

Come si vede il Wwf è contrario a questo aspetto della proposta (così come ad altri evidenziati nel documento consegnato in audizione) e lo ha sottolineato e lo sottolineerà nelle sedi opportune.

Ciò non può portare a negare i progressi a cui il Parlamento è pervenuto almeno sinora.

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