Dopo le denunce, la Commissione europea è già a lavoro per verificare che il nuovo accordo sulla costruzione del Passante nord di Bologna rispetti le regole comunitarie sulla concorrenza. E non è la prima volta che entra nella questione, visto che già nel 2009 bocciò il progetto per gli stessi motivi per cui potrebbe farlo oggi. A dare la notizia è stato Luigi Rambelli, presidente dell’osservatorio ambientalista Europaviva21 che il 4 dicembre scorso aveva presentato un esposto proprio a Bruxelles, denunciando una presunta irregolarità nell’affidamento diretto dell’opera alla società privata Autostrade per l’Italia, senza cioè passare per una gara d’appalto. Un esposto identico era stato poi presentato il 29 dicembre da Legambiente nazionale, mentre a novembre anche il piccolo comitato locale Per l’alternativa al Passante, si era rivolto all’Unione europea.

Rambelli ha ricevuto una lettera dall’ufficio legale della Direzione generale per il mercato interno della Commissione, in cui si spiega che sono stati fatti i primi passi per capire se le diverse denunce siano rilevanti. La procedura europea è ancora in fase preliminare, ma in teoria, se l’Ue valutasse che l’Italia ha trasgredito, si potrebbe arrivare anche a una procedura d’infrazione: “Desidero informarla – si legge nella missiva – che abbiamo recentemente ricevuto una denuncia anch’essa concernente la presunta incompatibilità dell’accordo sulla realizzazione del Passante nord di Bologna del luglio 2014 con le regole europee sugli appalti pubblici e le concessioni”. Bruxelles dunque ha già chiamato Roma, probabilmente lo stesso Ministero delle infrastrutture che ha sponsorizzato l’accordo di luglio: “Abbiamo contattato le autorità italiane – si legge – al fine di chiedere chiarimenti sull’accordo in questione. È infatti prassi consolidata della Commissione contattare le autorità dello Stato membro interessato per chiedere informazioni o cercare soluzioni”.

Il punto è che, in base all’accordo con Comune e Provincia di Bologna, Regione Emilia Romagna e il ministero guidato da Maurizio Lupi, l’opera dovrebbe essere affidata alla società Autostrade per l’Italia senza gara, anche perché il denaro necessario per fare il nastro d’asfalto lungo quasi 40 chilometri, un miliardo e 300 milioni euro, lo deve mettere tutto l’azienda controllata dai Benetton. L’accordo prevede che il Passante sia un potenziamento della attuale A14 che passa dentro Bologna. Secondo le denunce però, non si tratta di un potenziamento, ma un’opera ex novo per cui l’affidamento diretto è illegale. Per questo motivo già a gennaio 2009, dopo un esposto di Legambiente, la Commissione europea aveva bocciato una prima volta il Passante nord. Ora, a distanza di sei anni i fautori dell’opera ci riprovano. “Siamo di fronte a una storia infinita”, spiega Rambelli “messa in atto da circa 20 anni dai promotori del Passante nord, ancora in campo su vicende di questi giorni, per sostenere speculazioni immobiliari e lucrare profitti dalle grandi opere”.