Papa Francesco commissaria la “diocesi boccaccesca”. Bergoglio, infatti, ha nominato vescovo coadiutore di Albenga, ovvero con diritto di successione, monsignor Guglielmo Borghetti, finora vescovo di Pitigliano-Sovana-Orbetello. Il presule, 60 anni, toscano, dovrà ora affiancare nel governo della diocesi ligure il vescovo Mario Oliveri, a cui mancano ancora 4 anni per andare in pensione. Ma tutto fa presagire che, con l’affiancamento di Borghetti deciso da Papa Francesco, le dimissioni di Oliveri ora saranno anticipate. Del resto è stato proprio il totale rifiuto del presule a lasciare la guida della diocesi di Albenga davanti al susseguirsi, negli ultimi mesi, di numerosi e gravi episodi e reati commessi da diversi sacerdoti del suo clero, a far arrabbiare Bergoglio e a spingerlo a nominare immediatamente un vescovo coadiutore.

Nella diocesi ligure, infatti, ci sono preti indagati e condannati per pedofilia, sacerdoti che scappano con la cassetta delle offerte, posano nudi su Facebook, corteggiano spudoratamente le fedeli in chiesa, fanno i barman in locali notturni. Episodi scandalosi, venuti più volte alla luce in questi ultimi mesi nelle cronache dei giornali, sempre coperti e tollerati da monsignor Oliveri che ha puntualmente sminuito l’accaduto bollandolo ogni volta soltanto come “chiasso” che non avrebbe mai portato a provvedimenti drastici della Santa Sede. Ma Bergoglio, insieme con il nunzio apostolico in Italia, monsignor Adriano Bernardini, non è rimasto alla finestra ad assistere impassibile a questo spettacolo che più volte ha rievocato il “Decamerone” di Giovanni Boccaccio.

Ad Albenga molti preti legati all’antico rito della messa tridentina in latino pregano ancora durante la consacrazione per “Papa Benedetto XVI” e non per Francesco, considerando quest’ultimo un successore illegittimo di Ratzinger che sarebbe ancora l’unico Pontefice validamente eletto. Una tesi sposata completamente da Antonio Socci che, nel suo libro “Non è Francesco”, sostiene che durante il conclave del 12 e 13 marzo 2013 sono state violate le norme che lo regolano e quindi che l’elezione di Bergoglio è “nulla e invalida” . Tesi totalmente smentita a ilfattoquotidiano.it dall’allora segretario del conclave, il cardinale Lorenzo Baldisseri: “Escludo nel mondo più assoluto che sia stata violata alcuna norma. L’elezione di Papa Francesco è avvenuta regolarmente e Bergoglio è stato eletto validamente”.

Il commissariamento di Albenga era diventato ormai un problema scottante sulla scrivania del Pontefice. Il direttore della Caritas diocesana, Filippo Barbino, lo aveva ammesso da tempo: “La verità è che il vescovo Oliveri ormai ha perso il contatto con la realtà, nega l’evidenza. Dovrebbe ricercare il bene comune e non il proprio personale interesse: dovrebbe farsi da parte, dare un segno di umiltà”. Sembra che anche l’ex Segretario di Stato vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone, si sia speso invano per convincere il presule, ormai accerchiato anche dalla Santa Sede, a trasferirsi a Roma.  In Vaticano si vociferano alcuni nomi dei possibili amici di Oliveri, molti dei quali tra le fila dei cosiddetti “tradizionalisti” che si oppongono alla rivoluzione di Francesco. Tra essi si fa il nome del cardinale Raymond Leo Burke, fermo oppositore al Sinodo dei vescovi sulla famiglia dell’ottobre 2014 della linea aperturista di Bergoglio sui divorziati risposati e sui gay, poi rimosso dal Papa dal vertice del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, la “Cassazione vaticana”, all’incarico onorifico di patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta.

Da parte sua, monsignor Oliveri ha accolto positivamente il provvedimento di Francesco scrivendo in una lettera che il Papa ha “preso in considerazione e assecondato una mia richiesta e una mia scelta” nominando Borghetti come suo principale collaboratore con diritto di successione. “È mia opinione, – ha scritto Oliveri alla diocesi – e certa speranza, che il vescovo coadiutore potrà essere di grande aiuto per l’esercizio dell’azione pastorale, soprattutto in quegli ambiti che negli ultimi tempi non ho potuto curare quanto avrei dovuto e voluto, a motivo del logoramento del trascorrere degli anni e soprattutto a motivo della mia doverosa e gioiosa dedizione e assistenza a mio fratello grandemente invalido”.

Intanto, il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ha reso noto che il promotore di giustizia, dopo averlo interrogato, ha rimesso in libertà e rinviato a giudizio Marcello Di Finizio, l’imprenditore che da tempo usa la Basilica Vaticana come luogo per protestare contro un’applicazione della normativa europea Bolkestein sulla liberalizzazione dei servizi che, a suo dire, penalizzerebbe la sua attività. Il 22 dicembre 2014 era riuscito a salire per la quinta volta sulla cupola di San Pietro, dove si è scattato anche un selfie, ed è rimasto appeso per più di 24 ore, trascorrendo anche la notte a 80 metri d’altezza, imbragato con una fune. “Il promotore di giustizia vaticano – ha dichiarato padre Lombardi – gli ha contestato diversi reati, tra cui vilipendio e deturpamento di luogo di culto, resistenza e oltraggio alla forza pubblica”. La prima udienza del processo si terrà il 7 febbraio 2015. “La detenzione preventiva di Di Finizio, arrestato in flagranza di reato il 23 dicembre 2014, – ha precisato ancora il portavoce vaticano – è durata una ventina di giorni. Si prevede che il processo non si chiuda con una sola udienza, ma sia breve e possa terminare entro febbraio”.

Francesco Antonio Grana