“Maleducata, tu hai disprezzo per le persone”, attacca Sergio Cofferati. “Non voglio ridurre la Liguria come Genova amministrata da Marco Doria”, ribatte Raffaella Paita. Davanti allo schermo dell’emittente Primocanale migliaia di liguri allibiti: il confronto tra i candidati alle primarie Pd di domenica si rivela uno scontro senza quartiere. Molto più aspro di un faccia a faccia tra partiti opposti. È solo l’ultimo capitolo. Come Il Fatto ha rivelato settimane fa, le primarie rischiano di non essere decise dagli elettori di centrosinistra, ma da scajoliani ed ex An scesi in campo per sostenere Paita (candidata sponsorizzata da Claudio Burlando): alcuni indagati per voto di scambio o con frequentazioni tra famiglie calabresi al centro di inchieste.

Una situazione che ieri ha costretto a intervenire big nazionali come Gianni Cuperlo e Pier Luigi Bersani: “Quanto sta accadendo in Liguria è molto preoccupante e grave. La pesante intromissione del centrodestra nelle primarie liguri – sostiene Cuperlo – snatura e mina la legittimità delle primarie stesse”. Ma Burlando replica: “Ben vengano nuovi elettori. Ci siamo sempre lamentati quando scappavano gli elettori e ora ci lamentiamo perché ne vengono di nuovi?”. Ma anche gli altri sono in preda ai travagli. Con il M5S che, sotto la superficie, è diviso: da una parte i fedeli a Grillo, alle regionarie. Dall’altra chi intravvede la possibilità di vincere, di voltare pliguragina dopo sessant’anni di centrosinistra. “È un’occasione irripetibile. Possiamo salvare questa terra. Abbiamo in mano il biglietto della lotteria, ma ho il terrore che lo cacceremo nel cesso”, sospira Paolo Putti, capogruppo M5S in comune.

Ecco la Liguria di oggi. Divisa su tutto, lo ha mostrato il dibattito tv. Con passaggi al limite del surreale, come quando Cofferati rimprovera a Paita l’appoggio di scajoliani ed esponenti di destra. E lei che risponde: ma tu sei appoggiato da Sel. Mettendo sullo stesso piano ex comunisti ed ex fascisti. Il confronto-scontro tv è stato molto più di un dibattito elettorale locale. Pare una fotografia perfetta del Pd nazionale in pezzi. “Sergio, calmati, sei nervoso”, ripeteva Paita mentre anche a lei tremavano le mani e ingoiava un bicchiere d’acqua dopo l’altro. E Cofferati che cercava di mostrarsi mite mentre la insultava: “Maleducata”. “Appena ho dato il via alla trasmissione è stato come suonare il gong tra due pugilatori. Sono volati gli stracci”, sorride Luigi Leone, direttore di Primocanale.

Uno scontro tra mondi diversi, su ogni tema. A cominciare dalle grandi opere. Con Paita che vuole vestire i panni della decisionista. E Cofferati che, pure favorevole ai progetti, parla di “dibattito pubblico”. Volano parole grosse: “Tu disprezzi la gente”, dice lui. “Non voglio amministrare come Doria”, ribatte lei. Chissà cos’ha pensato il sindaco Marco Doria che, in teoria, sarebbe sostenuto dallo stesso centrosinistra di Paita e che sente la sua poltrona scricchiolare. Le eventuali candidature di indagati? “Dipende… sono garantista”, apre uno spiraglio Paita muovendosi sul confine sottile tra accontentare gli “amici” di centrodestra e perdere gli elettori di centrosinistra. E Cofferati? “No, è una questione di opportunità”. Uno spettacolo che ha fatto tremare tanti dirigenti Pd. “Il partito non esiste più. Quello che ci unisce ormai è solo una cosa: il potere”, allarga le braccia un pezzo grosso dell’ex Pci che preferisce non essere citato. Aggiunge: “Per onestà intellettuale dovremmo separare le nostre strade. Ma troppi di noi tacciono perché hanno paura di perdere il cadreghino”.

Ma chi vincerà domenica? “Dipende dall’affluenza alle urne. Che rischia di essere bassissima, perché la gente non ne può più. Da una parte c’è Paita, un’imprenditrice di se stessa; dall’altra Cofferati, un notabile che fa da foglia di fico”, sostiene il politologo Pierfranco Pellizzetti. Pronostici? “Se l’affluenza sarà bassa, credo sarà favorita Paita che può contare su cricche e cordate di apparato”. Il riferimento è al partito e al sistema di potere fedele a Claudio Burlando, primo sponsor di Paita e signore del centrosinistra da decenni. Conclude Pellizzetti: “Sarà decisiva Genova. Se nel capoluogo voteranno in pochi, vinceranno le province”. Come La Spezia e Imperia, dove Paita ha incassato gli appoggi di ex scajoliani ed ex An. “La faida nel Pd apre praterie per i Cinque Stelle”, conclude Leone. Già, i grillini. Che proprio ieri hanno cominciato a selezionare online i candidati consiglieri regionali. Ma ancora devono scegliere il presidente. “Abbiamo delle regole precise, dobbiamo rispettarle. Sennò diventiamo come gli altri”, sostengono i fedeli al leader.

Ma c’è chi ribatte: “Così perderemmo un’occasione storica per salvare la nostra terra. Non solo: faremmo da tappo all’opposizione e alla fine saremmo i garanti della vittoria di burlandiani e scajoliani. La responsabilità sarà nostra”. Su una cosa sembrano tutti d’accordo, Pd, scajoliani e Cinque Stelle: nei prossimi tre giorni si gioca il futuro della Liguria.

Il Fatto Quotidiano, 10 gennaio 2015