Qual è lo stato delle infrastrutture Internet a livello mondiale? A tratteggiare la mappa della Rete nel terzo trimestre del 2014 è Akamai, una delle maggiori aziende nel settore dei servizi online, con l’ultimo rapporto trimestrale dell’osservatorio permanente State Of The Internet. Un lungo report in cui vengono snocciolati dati e numeri che rappresentano un’istantanea di Internet nel periodo agosto-settembre-ottobre 2014. Dati che descrivono uno sviluppo costante della connettività, con dinamiche anche molto diverse da paese a paese.

La penetrazione di Internet a livello globale è in costante aumento, con 790.661.514 IPv4 attivi registrati nel corso del trimestre di riferimento. L’aumento, a livello planetario, è del 3,9% rispetto all’anno precedente. Nel nostro Paese, invece il dato è in controtendenza: gli indirizzi IPv4 rilevati nel corso del terzo trimestre 2014 sono stati 18,5 milioni, con un calo del 2,9% rispetto allo stesso periodo del 2013.

Secondo Rodolfo D’Agostino di Akamai Italia, però, non si tratta di un dato necessariamente negativo. “Il numero di indirizzi IPv4 è normalmente preso come parametro per valutare la penetrazione di Internet in una regione, ma da quando è stato introdotto il protocollo IPv6 (che consente di gestire un maggior numero di indirizzi unici ndr) stiamo assistendo a un passaggio verso il nuovo sistema che sfalsa lievemente l’analisi dei dati”. Un fenomeno che potrebbe spiegare anche il caso della Gran Bretagna, uno degli altri paesi che registra un dato negativo (-8,2%) per quanto riguarda il numero di IPv4 attivi.

Ci sono pochi margini di incertezza, invece, riguardo ai dati che fotografano le prestazioni di Internet, con l’Italia piazzata tra gli ultimi posti nell’area Emea (che comprende Unione Europea, Sud Africa, Turchia ed Emirati Arabi Uniti) sia per quanto riguarda la velocità media di connessione (23esimo posto su 25 paesi) che per il picco medio di velocità (24esimo posto) delle connessioni. A livello globale, sul piano delle prestazioni l’Asia la fa da padrona con la Corea del Sud che registra il record nella velocità media di connessione (25,3 Mbps) e Hong Kong che conquista il primo posto per quanto riguarda il picco medio di velocità (84,6 Mbps).

La testa di serie in area europea è la Svizzera, con una velocità di connessione media di 14,5 Mbps. L’Italia, manco a dirlo, si piazza nella parte bassa della classifica con una velocità media di 5,5 Mbps. Abbastanza (ed è già qualcosa) per superare una decina di paesi tra cui Vietnam, India, Filippine e il fanalino di coda Bolivia.

Nel dettaglio, le infrastrutture italiane garantiscono una velocità superiore ai 4Mbps al 60% delle utenze, mentre solo il 5,3% naviga a più di 10 Mbps e uno sparuto 2,1% può godersi una connessione high broadband superiore ai 15 Mbps. Un dato, quest’ultimo, piuttosto preoccupante. Dopo di noi, in area Emea, si piazzano soltanto la Turchia, il Sud Africa e gli Emirati Arabi Uniti. Per avere un termine di paragone, in Svezia la soglia dei 15 Mbps viene superata dal 29% delle connessioni, mentre nella vicina Svizzera il dato è del 30%. Come messo in evidenza dagli analisti che hanno redatto il rapporto, la soglia dei 15 Mbps è considerata generalmente quella necessaria per poter usufruire della trasmissione di video in 4K, il formato video ultra HD che viene considerato come il futuro dell’intrattenimento digitale online.

Decisamente meglio la situazione per quanto riguarda la connettività in mobilità. Qui l’Italia si posiziona più o meno in linea con gli altri Paesi europei, con una velocità media di connessione stimata in 4.8 Mbps (il dato migliore è quello della Slovacchia con un 10,9 Mbps assolutamente fuori scala rispetto agli altri) e un 52% degli utenti in grado di superare la soglia dei 4 Mbps.