“Venire all’essenza del problema” scriveva un secolo fa Tommaso Fiore. Se una nave russa iniziasse a fare rilievi sottomarini a largo delle coste tedesche, il Bundestag e poi la Commissione Europea, la accoglierebbero a braccia aperte? La domanda, ovviamente provocatoria, è utile per squarciare quel fastidioso velo di silenzio che si è posato su ciò che sta accadendo nel Mediterraneo orientale, dove i continui e reiterati atteggiamenti della Turchia contro Cipro e i suoi partner (Israele, Italia ed Egitto) non sortiscono effetto alcuno a Bruxelles. Come se, in qualche misura, il diritto internazionale non fosse applicabile ad Ankara.

Ormai da mesi su queste colonne abbiamo dato conto delle intromissioni della nave oceanografica turca Barbaras nella Zee di Cipro, stato membro dell’Ue ma la cui zona settentrionale è dal 1974 occupata da 50mila militari turchi. Se da un lato Nicosia ha da due anni raggiunto un accordo con Tel Aviv per lo sfruttamento congiunto del gas presente sotto le proprie acque, dall’altro la Turchia avanza pretese su quel gas che nessuna legge le dà. Contribuendo a far accrescere la tensione in quel fazzoletto di mare dove lo scorso novembre si sono concentrate una fregata russa, un cacciatorpediniere greco, un sommergibile greco e sei F-16 israeliani: tutti intenti a controllare cosa facesse e che scopi perseguisse la nave turca.

Oggi si apprende che la Barbaras resterà in quella zona fino al prossimo 6 aprile per indagini sismiche, per continuare un’attività che nei fatti è illecita. La nave era stata ormeggiata porto occupato di Famagosta e farà nuovamente rotta verso la zona di perforazione. Pertanto rimarrà nella Zee illegalmente, nonostante nelle ultime settimane si fosse sollevata anche una protesta formale da parte dei governi di Nicosia ed Atene. Nel frattempo il Presidente della Repubblica di Cipro, Nicos Anastasiadis, ha sospeso a tempo indeterminato i negoziati con Ankara per la riunificazione di Cipro. E fino a quando la Turchia non offrirà garanzie che essi stessi rispetteranno la sovranità cipriota e il diritto internazionale.

Lecito chiedersi: ma se la Commissione Europea non interviene in queste delicatissime questioni riguardanti uno stato membro avversato da un altro che, tra l’altro, ha da tempo fatto richiesta di ingresso all’Ue, che motivo ha di sperperare denaro pubblico per pagare i commissari europei?

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