È prevista oggi la sentenza nei confronti di un difensore dei diritti umani palestinese, Abdallah Abu Rahma, che il 21 ottobre scorso è stato giudicato colpevole dalla giustizia militare israeliana di “disturbo a un soldato in servizio”, “ostacolo a operazioni militari” e “azioni di incitamento e di propaganda ostile”, reato quest’ultimo previsto dall’ordine militare n. 101 cui sono sottoposti i palestinesi della Cisgiordania. Rischia fino a 10 anni di carcere.

Abdallah Abu Rahma, maestro di scuola elementare, è il coordinatore del Comitato popolare contro il muro di Bil’in, promotore dal 2005, insieme a numerosi attivisti israeliani e internazionali, di iniziative settimanali non violente contro il muro. Iniziative che nel 2007 hanno contribuito alla decisione dell’Alta corte d’Israele di ordinarne la modifica del percorso, per favorire un più ampio accesso degli abitanti della zona ai loro terreni.

Bil’in è diventato in questi anni il simbolo della resistenza non violenta all’occupazione dei territori palestinesi, celebrata anche da “Bil’in Habibti”, un documentario del regista israeliano Shai Pollak, visto anni fa in Italia.

Abdallah Abu Rahma aveva già trascorso 15 mesi in carcere, dal dicembre 2009 al marzo 2011, per “organizzazione e partecipazione a una manifestazione illegale” e “incitamento” (a lanciare pietre contro i soldati, circostanza smentita dai testimoni).

Nel maggio 2012, era stato nuovamente arrestato di fronte alla prigione militare di Ofer, dove stava prendendo parte a una manifestazione non violenta per commemorare la Nakba e mostrare solidarietà ai prigionieri palestinesi sottoposti alla detenzione amministrativa.

Mesi dopo, nel febbraio 2013, l’ultimo arresto con le imputazioni ricordate all’inizio, per essersi messo di fronte a un bulldozer dell’esercito israeliano, impedendogli di avanzare. In quel periodo, Abdallah Abu Rahma era anche coinvolto nella ricostruzione di Ein Hijleh, un villaggio abbandonato nella valle del fiume Giordano.

Durante le manifestazioni di Bil’in, Abdallah Abu Rahma ha perso il fratello Bassam e la sorella Jawaher, ucciso il primo da un soldato israeliano nel 2009, rimasta asfissiata dai gas lacrimogeni la seconda nel 2011.

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