Siamo a fine anno, e vi saluto, augurandovi un 2015 pieno di felicità, e cercando di rispondere a una domanda molto gettonata nei commenti di quasi tutti i post.

La domanda è: “E tu saresti un critico musicale?”. O meglio ancora: “E tu ti definisci un critico musicale?”. Le risposte sono, in ordine, sì e no. Sono un critico musicale, non mi definisco un critico musicale. Il critico musicale è colui che si prende briga, per mestiere, di analizzare la musica che gira intorno. In ambito di musica leggera, lo fa a partire dalla sua passione, corroborata però dallo studio, dal duro lavoro, dall’esperienza, dalla cultura.

A riconoscere questo lavoro non è un’entità sovrannaturale, e non esistendo un albo professionale che certifichi alcunché, come nel caso del mestiere di scrittore, ci si basa sul riconoscimento da parte di chi, professionalmente, ha a che fare con il lavoro di un critico musicale. Editori, quindi, intesi in senso largo, cioè riviste e quotidiani, laddove ancora esistano le prime, ma anche libri, radio, televisione, siti specializzati. La credibilità, invece, uno se la conquista sul campo, scrivendo e mettendoci la faccia.

Chiunque può definirsi critico musicale, come chiunque volendo può dirsi biondo, ma è consuetudine riconoscere qualcuno come tale nel momento in cui il riconoscimento arriva da terzi, non per autocertificazione. Per i biondi, invece, fa fede il colore dei capelli.
Quindi uno non si autodefinisce critico musicale. O lo è o non lo è.

E la Nappi? Arriva, tranquilli.

Come esercita la propria professione il critico musicale, almeno in ambito di riviste, siti e blog? Funziona così: esce un nuovo lavoro di un artista, il critico lo ascolta, lo analizza, lo confronta con l’opera precedente dell’artista, se esiste, cerca di decodificarlo, poi si mette davanti alla tastiera e lo racconta, in maniera più o meno formale, a seconda di dove il pezzo uscirà, a seconda del proprio stile.

A questo punto il pezzo è fuori. Arrivano i commenti, le critiche feroci, i complimenti, in alcuni casi, a parare di chi scrive gesto assolutamente irrituale e anche fuoriluogo, arrivano anche le risposte degli artisti criticati, con conseguente sopraggiungere delle armate della notte di fan piccatissimi. Spesso, però, i commentatori, e anche gli artisti di cui sopra, tendono a fare il lavoro del critico, senza averne i mezzi. Invece di lasciare un commento, si lasciano andare a surrogati di critiche, spuntate, perché sfornite di sovrastrutture e apparati critici, appunto. Si lasciano andare a considerazioni personali, o a iscrivere il tutto nel particolare, come se coincidessero.

Errore. Vuoi rispondere, attaccare, ferire? Fai pure, ma non pensare di farlo per un qualche scopo critico, stai semplicemente dando sfogo a un’urgenza solo tua, ti stai lasciando andare agli istinti, senza far ricorso a mestiere e razionalità. Non ti piace quel che ho scritto, non fa una piega, ma non pensare di aver vestito i miei panni, non stanno così le cose. Se non mi consideri credibile non credermi.

E Valentina Nappi? Eccola, Valentina Nappi.

In questo sito, nello specifico in questo blog, sono io il critico musicale. È su di me che cadono gli strali dei commentatori, e ci sta, e su di me sono caduti anche strali di artisti di varia natura e provenienza, se non siete nuovi a questi lidi sapete di cosa vado parlando. Ora, siccome ognuno ha la guerra che gli compete, faccio mia una polemica che ha imperversato qualche settiman fa nella rete, quella tra la pornostar campana Valentina Nappi e il filosofo marxista Diego Fusaro. Sapete la storia, e se non la sapete andatevela a cercare.

C’è stato un autorevole scambio di opinioni, altamente filosofico, a suon di accuse di fascismo agli anticapitalisti, e risposte che tirano in ballo gli utili idioti del capitalismo stesso. Discorsi passati dalle pagine autorevoli di Micromega, e che hanno appassionato la rete, ovviamente, anche in virtù degli interlocutori in campo. La parola fine, anche se nei fatti conclusione non c’è ancora stata, l’ha messa Valentina Nappi, intitolando un suo post Squirtare in faccia a Diego Fusaro, e vi consiglio di andarvelo a cercare, perché merita. La Nappi non solo tappa la bocca al filosofo andando sul suo terreno, la filosofia, ma chiosa in maniera roboante, richiamandosi al titolo del suo post. Standig ovation.

Ecco, questo mio lungo ragionamento è atto a dire che, esercito il mestiere del critico perché sono un critico, oh commnetatori, fatevene una ragione. Pensate di saperne una più del diavolo, e magari è anche vero, ma questa non è una gara, è un blog, il mio.

Per quel che riguarda gli artisti, invece, se proprio non ce la fate a tenervi per voi i vostri pensieri, e se non ritenete giusto passare per le vie canoniche, leggi alla voce “diritto di replica”, “richiesta di un incontro o un’intervista”, “dichiarazione rilasciata a altro giornalista”, se invece decidete di confrontarvi con me, cercando di scendere sul mio terreno, quello della critica, usando la scorciatoia comoda dei vostri social, dove ovviamente siete belli idolatrati e io altri non sono che quello che ha osato parlare di voi, be’, fatelo come Valentina Nappi, fate una critica seria, circostanziata, pertinente e poi squirtatemi in faccia, o tacete per sempre.

Ovviamente, per poterlo fare dovete: 1) saperlo fare (rispondere e squirtare), 2) essere Valentina Nappi. Astenersi perditempo.

Detto questo, ci si vede nel 2015, e che sia un anno pieno di cose belle per voi e per i vostri cari.

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