Riesplode a Rieti lo scandalo sulle “spese pazze” alla Regione Lazio che due anni fa ha travolto la giunta di Renata Polverini. Ormai lontano il ricordo di Franco Fiorito, er Batman di Anagni, o di Carlo De Romanis, celebre per le feste con maschere di maiale, l’attenzione del procuratore reatino Giuseppe Saieva si è incentrata stavolta sul gruppo Pd alla Pisana che nel triennio 2010 – 2012 avrebbe dilapidato 2 milioni e 600 mila euro in spese elettorali e sponsorizzazioni varie come pranzi cene e perfino partite a caccia e sagre del tartufo. Secondo un’anticipazione de “La7”, l’inchiesta dopo un anno e mezzo di indagini, 200 controlli incrociati e 300 testimoni ascoltati, sta per concludersi con la richiesta di rinvio a giudizio per 13 ex consiglieri regionali accusati di reati che vanno dalla truffa aggravata al peculato, dalle fatture false all’illecito finanziamento ai partiti. Nomi di primo piano come quelli dei cinque senatori, come Bruno Astorre, Carlo Lucherini, Claudio Moscardelli, Francesco Scalia, Daniela Valentini.

Ma c’è anche il deputato Marco Di Stefano, renziano dell’ultima ora e subito promosso coordinatore alla Leopolda, già nei guai alla procura di Roma che lo sospetta di aver aperto un conto in Svizzera, come collettore di tangenti, e lo indaga per una mazzetta da 1 milione e 800 mila euro che avrebbe ricevuto dal costruttore Pulcini in cambio di una sede per Lazio service. A Rieti è accusato di aver incassato 36 mila euro per pubblicare 25 mila copie della sua autobiografia. A mangiare a quattro ganasce non era soltanto il centro destra, una nuova amarezza per il sindaco Marino, ancora scosso dalla scandalo delle ccop rosse, che qui ritrova l’ex capo della sua segreteria Enzo Foschi, ma anche Esterino Montino, nome di punta del Pd romano e attuale sindaco di Fiumicino.

L’indagine ha preso le mosse dal reatino Mario Perilli, con i soldi destinati al funzionamento del gruppo la “quindicina ” (due nel frattempo sono deceduti) avrebbero offerto ad amici e simpatizzanti pranzi e feste dagli otto ai 20 mila euro. Esilarante, si fa per dire, la storia dei 25 fagiani frutto di una battuta di caccia a Fiumicino, messi a tavola ma anche sul conto. Il direttore del circolo ha raccontato alla Finanza che qualcuno ha inneggiato al Pd con il calice alzato. Prosit. I consiglieri si pagavano con i soldi pubblici le multe, i biglietti aerei e pure gli addobbi per l’albero di Natale, c’è chi ha messo in conto una bottiglietta d’acqua da 45 centesimi. Per non parlare delle assunzioni di familiari, a Perilli viene contestata una sagra del tartufo, finanziata con 5.000 euro e spacciata come convegno. C’è poi il tentativo di rinascita di Paese sera, nel 2011, finanziato con 26 mila euro senza contratto. Ci sono anche fatture per spese inesistenti “steccate” con il consigliere interessato. Fra pochi giorni sapremo se nell’inchiesta sono indagate altre 44 persone tra esponenti pd del Lazio, imprenditori, fornitori, collaboratori.

da il Fatto Quotidiano di mercoledì 24 dicembre 2014