L’aveva annunciato: “Prima di Natale sciolgo le riserve”, e così è andata. Il senatore Felice Casson ha ufficializzato oggi la sua candidatura alle primarie per la corsa a sindaco di Venezia. “Di coalizione, non di partito”, sottolinea lui dopo le prime battute della giornata. La sottolineatura ci sta tutta (e nella stessa direzione va anche la scelta di non avere nei manifesti il simbolo del PD) perché Casson si propone come il candidato per un consenso ampio. Come l’uomo capace di fare sintesi in città, in un periodo di difficile rinascita. “Ci confronteremo sul programma – dice – di quello si parlerà e su quello le forze che vorranno sostenermi decideranno se esserci o meno. Non su altro. Sui temi fondamentali della città, ne sono certo, siamo tutti d’accordo. Il futuro di Venezia dipende da noi dalla nostra voglia di cambiare le cose. Tutti sanno che Venezia attira, spesso anche intenti criminali come è accaduto di recente. Ma una storia diversa è possibile, a partire dal contrasto dei poteri forti e dalla legalità”.

Quando parla di temi comuni a grande consenso fa riferimento ai nodi della legge speciale e alla mozione sulle grandi navi presentata l’11 settembre 2014 a Palazzo Madama (lui era il primo firmatario) che conteneva 44 firme di parlamentari di Pd, Sel, Psi, Cinquestelle e Scelta civica. “Il testo votato in Senato in entrambi i casi era partito dalla città – dice Casson – l’accordo con altre forze politiche è possibile”. Non solo. Se qualcuno obietta che nell’endorsement di Casson ci siano troppe simpatie spostate a sinistra (di certo ha conquistato quelle di Sel e Rifondazione comunista) e che, per questo, gli altri della coalizione uscente, Udc in testa, stiano nicchiando l’appoggio lui risponde: “Vorrei nomi e facce di chi dice questo per rispondere in merito – risponde Casson – a me risulta tutt’altro. Ho un confronto aperto e non mi risultano contrapposizioni. Si ragiona sul programma. Se ci saranno punti di contrasto si valuterà anche sulla base delle forze di ogni singola parte”.

E nel programma di Casson c’è anche un cavallo di battaglia suo da sempre (anche per formazione): la legalità. Che ritorna nel suo discorso più volte già nella prima mezz’ora. “La legalità è una battaglia comune – dice – non è di destra né di sinistra”, tant’è che il senatore ha dato disponibilità al dialogo anche ai comitati cittadini spontanei. «Verrà a parlarmi chi ne avrà voglia – dice – io ci sono per tutti». Poi segna un punto fermo: «La squadra che mi accompagnerà – dice – avrà chiari profili di merito e sarà composta da persone incensurate. Altro per me non è possibile. I finanziamenti per la campagna? Se vincerò le primarie qualcosa dovrà esserci, è ovvio. Ma saranno tracciabili e trasparenti. Mi sembra il minimo».

Con lui la lista dei candidati ufficiali alle primarie di coalizione sale a quota tre e quella dei papabili addirittura a nove: ci saranno sicuramente Jacopo Molina, renziano della prima ora e Sandro Simionato, ex vicesindaco della Giunta precedente. Poi potrebbero aggiungersi gli ex assessori Andrea Ferrazzi e Alessandro Maggioni ma anche il sotto segretario al Ministero dell’economia e delle finanze Paolo Baretta cui si aggiungono Sebastiano Bonzio, consigliere di Rifondazione, ma anche due outsider, Nicola Pellicani appoggiato da Massimo Cacciari e il libraio Giovanni Pellizzato.

@alicedeste