Non fatevi ingannare dall’aspetto: cosce di fuori, tette strizzate, labbra rosso fuoco, mantelline rosse e bianche da babbo nataline. Loro sono le Professoresse dell’Eredità, il quizzone più famoso di Rai 1. Lo capisci già che non sono letterine – d’altronde glielo hanno spiegato, in Rai, voi siete diverse – quando pronunciano quel sonoro “buonasera”, con un piglio da co-conduttrici. Sì, certo, in apertura sculettano e lanciano baci cantandoLast Christmas, ma è solo un’apparenza.

Poco dopo infatti le ritrovi sedute sullo sgabello (mezze nude, ma non è stato il costumista, è colpa dell’Italia che si sta tropicalizzando), pronte a mostrare la loro ontologica difformità dalla comune valletta. Ad esempio Laura duella col concorrente Mario in un breve spettacolino canoro, mica come tutte quelle costrette a tacere in tv. Ma non basta. Tocca proprio a loro spiegare con dovizia di argomentazioni storiche perché la risposta di un concorrente era quella giusta, sciorinando, ad esempio, le ragioni per cui il Comune di Verona ha deciso di dare seguito all’idea di Moccia di creare un museo dell’amore. O spiegando cosa siano i sampuru, “riproduzioni in plastica delle pietanze che i ristoranti giapponesi espongono per allettare i passanti e spiegare il contenuto dei piatti”.

E pazienza se si tratta solo di leggere a voce alta una scheda preparata da qualcun altro, la differenza tra loro e una mortale soubrette la fa tutta il timbro di voce, l’intonazione, il modo leggermente solenne, ma con un pizzico d’ironia e persino un certo studiato fare cameratesco verso il conduttore che allude alla parità, al “ci potremmo prendere la birra allo stesso tavolo”, che i telespettatori sappiano. Anche nel momento della “scossa” le ragazze dimostrano che Rai 1 fa sul serio, mica mette le veline all’ora di cena sulla scrivania, come Striscia la notizia. Infatti Laura, che arriva con le movenze sicure di chi meteorina non è, si lancia addirittura a commentare la domanda sulle attrazioni turistiche in California con uno squillante “O yeah”.

Insomma loro ce la mettono tutta a seguire le indicazioni ricevute – comportatevi da veline non sentendovi veline – ma lo sforzo è inutile perché il povero Frizzi, conduttore da seconda repubblica poco avvezzo alle tendenze della contemporaneità e indelebilmentesegnato dalle troppe edizioni di Miss Italia, continua affettuosamente a considerarle esattamente per quel che sono: e cioè, appunto, delle vallette. “Grazie ragazze per il vostro sorriso”, chiosa inconsapevole dopo il balletto iniziale. Che il re, anzi la velina, sia nuda, lo si capisce soprattutto nel momento finale. Quando il concorrente Mario perde e la bionda ragazza gli si avvicina per regalargli il gioco da scatola dell’Eredità, e Frizzi commenta “e Mario si becca le coccole di Laura”, facendo scivolare le Professoresse quasi al ruolo dimassaggiatrici. Ma Frizzi è perdonato, deve ancora riprendersi dallo choc di quel Renzo che non ha saputo completare la frase “il famoso conduttore italiano Pippo” (“È incredibile, com’è possibile?”). Il servizio pubblico, invece, molto meno.

Il Fatto Quotidiano, 19 dicembre 2014