E’ un cerchio magico nero che cinge il nord Italia. Parte dalla piccola frazione di Masera, Verbania, passa per il lago di Varese, e arriva a Nago Torbole, città di 2000 anime sul Lago di Garda. Con una proiezione internazionale, che guarda verso il Kosovo. Eccolo l’universo di provenienza dei killer di Silvio Fanella, il cassiere “pupillo” di Gennaro Mokbel che custodiva il mitico tesoro della truffa Fastweb/Telecom Sparkle. Una rete che a Roma si sfiora con Massimo Carminati, ma in grado di offrire un’apparenza assolutamente rispettabile. Una vetrina, che espone eventi culturali, buona cucina, solidarietà e missioni “umanitarie” tra l’enclave serba e la lontanissima Birmania.

E’ una storia che ilfattoquotidiano.it aveva in parte già raccontato – con un’inchiesta esclusiva – nei giorni successivi all’agguato del 3 luglio nel quartiere della Camilluccia a Roma, dove perse la vita – dopo un tentativo di sequestro – Fanella. Dopo cinque mesi di indagini la squadra mobile di Roma – diretta da Renato Cortese – ha sostanzialmente chiuso un primo cerchio, arrestando a settembre i due componenti mancanti del commando entrato in azione a luglio – il terzo, Giovanni Battista Ceniti era rimasto ferito e venne fermato subito dopo l’agguato – e arrivando a dare un nome ad altri cinque componenti del gruppo, che hanno avuto – secondo la Dda di Roma – un ruolo di supporto e di organizzazione in loco del tentato rapimento finito male.

Il punto di partenza sono due nomi, Giovan Battista Ceniti ed Egidio Giuliani. Il primo ha 29 anni, originario di Genova ma da diverso tempo residente a Masera, piccolo borgo alpino della val d’Ossola. Si è fatto le ossa politicamente in Casapound, arrivando a dirigere l’organizzazione a Verbania, sul Lago Maggiore. Poi, negli ultimi due anni, si era immerso. Pochissime tracce, poche parole con gli amici di sempre, il profilo facebook sparito. Fino al 3 luglio scorso, quando rimane ferito in via della Camilluccia, davanti alla casa di Silvio Fanella. Faceva parte di un gruppo di tre uomini, che – spacciandosi per finanzieri – avevano cercato di rapire il cassiere di Mokbel. Un’azione maldestra, finita con la morte della vittima del rapimento. In carcere rimane muto, non parla con i magistrati. Un vero duro.

Il secondo nome esce a settembre, quando la procura di Roma firma un decreto di fermo per gli altri componenti del commando: si chiama Egidio Giuliani, ed è un pezzo da novanta del terrorismo nero degli anni ’70 e ’80. Cresciuto politicamente in un circolo romano del Msi, si attiva come una sorta di service del terrorismo, fornendo armi a diversi gruppi, specializzandosi nella realizzazione di documenti e targhe false. La sua carriera termina nel carcere di Novara, dove colpirà Franco Freda con un coltello.

Con questi due nomi in mente, occorre partire dai luoghi. Il primo è un ristorante tipico, la Corte dei Brut di Gavirate, in provincia di Varese, perquisito dalla Squadra mobile di Roma dopo gli ultimi arresti per l’omicidio Fanella. Il dominio web (cortedeibrut.org) è stato registrato proprio da Egidio Giuliani il 18 luglio del 2008, come si può leggere online. “Sull’associazione culturale Corte dei Brut-Cascina Pedretti è interessato Graziani Rainaldo“, come si legge in un’informativa della Squadra mobile di Roma che ilfattoquotidiano.it ha potuto consultare. Figlio di Clemente – detto Lele – il fondatore di Ordine nuovo morto in Paraguay alla fine degli anni ’90, Rainaldo Graziani fondò a sua volta Meridiano Zero, organizzazione che si poneva sulla scia di Terza posizione (non è un caso che uno dei fondatori di TP, Gabriele Adinolfi, frequentasse assiduamente la cascina di Gavirate).

Il passo successivo ci porta in Piemonte, nel piccolo borgo di Masera dove viveva Giovan Battista Ceniti. Da visure camerali Rainaldo Graziani risulta essere il presidente del consiglio di amministrazione della cooperativa sociale Arnia. Nel board fino allo scorso settembre c’era anche Egidio Giuliani. E chi prende il suo posto dopo gli arresti? L’attuale compagna di Ceniti, Nicoletta Cainero, ex moglie del leader della tifoseria interista Alessandro Todisco, detto Todo, strettamente legato agli ambienti dell’ultra destra milanese. Leggendo i documenti depositati in camera di commercio, si compie un passo ulteriore: la sede operativa della cooperativa Arnia è a Nago Torbole, cittadina sulle montagne del Garda. L’indirizzo ci riporta ai contatti trentini di Ceniti: via Europa 3, sede del ristorante Il Fortino gestito da Walter Pilo, animatore dell’associazione “L’uomo libero”, ex Fronte della gioventù e Forza nuova, al centro dell’inchiesta de ilfattoquotidiano.it dello scorso luglio. A chiudere il cerchio è il dominio web del ristorante che si affaccia sul Garda, alfortino.it, registrato dalla cooperativa Multidea di Novara, perquisita dalla Mobile di Roma alla ricerca di elementi sulla rete che girava attorno ai componenti del commando che ha ucciso Silvio Fanella. A fondare la coop novarese – che offre lavoro ad ex detenuti politici – ritroviamo, ancora una volta, Egidio Giuliani.

Il ristorante “Al fortino” di Nago Torbole è stato aperto un paio d’anni fa, quasi in parallelo con la cooperativa di Rainaldo Graziani ed Egidio Giuliani. Si ispira alla guerra del ’15-’18, l’ultima passione – in ordine temporale – di Walter Pilo. Animatore dell’associazione “L’uomo libero”, frequentata da Giovanni Ceniti fino a pochi mesi prima dell’agguato dello scorso luglio, per anni si occupata di due luoghi simbolo per le nuove destre italiane: la Birmania dei Karen e le enclave serbe nel Kosovo. Un paio di anni fa organizzò un viaggio nella repubblica balcanica con lo stesso Ceniti e Gianluca Iannone, il leader di Casapound. A rappresentare l’organizzazione di Pilo fu, in quell’occasione, Fabio Franceschini, oggi a capo di un’altra Onlus molto attiva in Kosovo, la “Be love revolution”. Particolarmente legato al Kosovo è anche il ristorante “La Corte dei Brut” di Gavirate, che nel 2013 ha organizzato una raccolta di fondi per l’organizzazione internazionale “Solidarieté Kosovo”. Sigla, questa, strettamente legata ai gruppi di Pilo e Franceschini: “Le due associazioni sono entrate in contatto circa un anno fa proprio grazie alla mediazione di Casapound Italia, e da allora hanno intrapreso una fruttuosa collaborazione”, spiega il sito de “L’uomo libero” in un testo che risale al 2010. Il cerchio magico si chiude.