La “Grande Recessione” non si è ancora conclusa, ma una nuova crisi, che si sovrapporrà a quella attuale, è già in fase montante. E’ come il maremoto, che nella vastità dell’oceano non lo vedi avanzare. Lo vedi solo all’ultimo momento quando si abbatte sulla costa con una forza inarrestabile e devastante.

Si potrebbe ancora evitare, o almeno ridurne gli effetti più deteriori, se si facessero subito le necessarie riforme utili a limitare i rischi e a ricreare le condizioni per una forte ripresa economica.

Putroppo i politici che hanno in mano le redini dell’economia globale sono troppo condizionati dai “desideri” di quei cosiddetti “poteri forti” che credono ancora di poter moderare gli eccessi dei mercati. Oppure, più semplicemente, a quei poteri forti poco importa, perché queste crisi ormai sono come il gioco d’azzardo, qualcuno perde, qualcun’altro guadagna, e loro sono tutti convinti di essere più bravi degli altri e di guadagnare sempre in ogni caso.

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Il primo segnale della forte crisi montante è il crollo del prezzo del petrolio, sceso in pochi mesi di oltre il 40%. I consumatori esultano perché ancora non ne conoscono le cause, e la causa principale è che la finanza internazionale ha cominciato ad alleggerire le proprie posizioni (cioè a vendere) per fronteggiare la tensione che si sta creando su tutti i mercati finanziari dovuta alla minore liquidità circolante collegata allo stop dei QE (quantitative easing americani).

Il problema vero però non è la carenza di liquidità circolante, ma è l’eccesso di libertà lasciata agli operatori finanziari per le loro “scommesse” sui mercati.

In poco più di un decennio le liberalizzazioni nel mercato finanziario hanno prodotto una massa incontrollata (o comunque insufficientemente controllata) di capitali che oggi ammonta, per i soli Cds (Credit Default Swaps – i piu rischiosi) approssimativamente a 2,77 trilioni di dollari (circa duemiladuecentoventidue miliardi di euro).

Il Cds è una forma di assicurazione sul credito, ma viene il più delle volte usato (insieme ai “Futures” e ad altre invenzioni finanziarie) come scommessa sul futuro andamento del mercato.

Quindi la Borsa è ormai diventata una specie di Las Vegas a livello globale che muove dimensioni immense di capitali a velocità di nanosecondi (milionesimi di secondo) e li moltiplica più volte grazie alle scommesse sulle scommesse che creano infinite “bolle artificiali di capitali virtuali”.

Ci vorrebbero nuove regole e riforme serie per imbrigliarle, invece le curano coi pannicelli caldi delle regole stabilite a Basilea (l’ultimo è il Basel III) e nei controlli degli stress test (vedasi quelli dello stress test” europeo), che sono assolutamente insufficienti a parare l’ondata di piena del prossimo tsunami finanziario.

Obama, nei primi due anni del suo mandato presidenziale, quando aveva ancora la maggioranza in entrambe le ali del Congresso americano (che detta regole pressoché globali in questo campo) era riuscito a far approvare la legge “contenitore” denominata “Dodd-Frank” che conteneva però in pratica soltanto i principi ispiratori della riforma, che poi non è riuscito a realizzare appieno avendo trovato fortissima opposizione dal partito repubblicano, ma anche in diverse frange del suo stesso partito.

Ora che i democratici di Obama hanno perso (nelle elezioni del novembre scorso) la maggioranza anche nel Senato è praticamente certo che anche quel poco che è stato scritto nella Dodd-Frank verra cancellato o neutralizzato completamente.

I primi segnali già si vedono. Lo scorso anno fu approvata infatti una norma, denominata HR-4413, nella quale si identificavano come “end-users” (utilizzatori) gli operatori finanziari con un portafoglio di derivati inferiore a $100/mln. mentre quelli con una quantità di derivati superiore a tale cifra erano denominati “dealers” (intermediari).  Chiaro che quel limite dei 100 milioni, ai lupi affamati di Wall Street, andava troppo stretto. Le Lobbies si sono così date da fare fino a far approvare recentemente  dal Congresso una nuova norma che eleva il limite degli “end-users” a 8 miliardi di dollari. Così, anche se già prima aggiravano la norma costituendo tante piccole agenzie rientranti nel limite, ora potranno sviluppare di nuovo volumi immensi di derivati con i quali invadere i mercati e ipnotizzare di nuovo gli ingenui risparmiatori con promesse di guadagno che non si realizzeranno mai, perché sono solo bolle destinate a scoppiare.

Non si deve però pensare che i volponi del Congresso americano e tutte le altre faine alla guida delle economie globali non vedano i pericoli che ho appena descritto. Li vedono benissimo, solo che a loro sta bene così! Sono matti? Nient’affatto, sta bene così perche loro (e i loro referenti) hanno tutto da guadagnare, almeno per un po’.

La crisi del 2008 ha infatti insegnato loro che con le crisi economiche e con le susseguenti “necessarie” politiche di austerità si possono smantellare agevolmente tutte le “pretese” dei velleitari “Welfare States” realizzati pazientemente e con sacrificio nel secolo scorso dalle classi non privilegiate della popolazione.

Se qualcuno pensa che però adesso questi “squali famelici” non potranno più farla franca di nuovo perché la gente è stata “scottata” appena sei anni fa, è meglio che si ricreda subito. Basta vedere la parabola di Obama, che aveva già perso molti favori del suo elettorato dopo appena due anni, per capire che hanno sempre più potere le chiacchiere dei media che la capacita’ di analisi della gente. Quando scoppierà la nuova bolla (forse nel 2015, ma più probabilmente nel 2016) sarà un gioco da ragazzi dare tutta la colpa ad Obama e ai democratici. Ha già funzionato pefettamente nelle due elezioni di medio termine, funzionerà ancora meglio in presenza di una nuova crisi finanziaria gravissima (come quella del 2008 o peggio).

La gente avrà perso di nuovo un sacco di soldi ma sarà arrabbiatissima con chi ha governato negli ultimi 8 anni, quindi voterà in maggioranza (o starà a casa) a chi prometterà di risolvere la crisi grazie alla libertà finalmente raggiunta dei  mercati. Così i “liberisti” otterranno una vittoria schiacciante che forse consentirà davvero al Paese di superare finalmente la crisi, ma sarà una ripresa con un welfare in disfacimento, e il Paese si dividerà ancor più pesantemente tra ricchi e poveri, regalando agli oligarchi che tirano le fila del potere reale una montagna di potere e di ricchezza che non si vedeva più dai tempi dei faraoni egizi.

Non è fantapolitica, è strategia reale perfettamente riscontrabile nei fatti.

Dallas, Texas