C’è Andrea, che fa l’avvocato ed è gay. Enzo è un giocatore di rugby. Lucia, invece, è mamma e moglie. Tutt’e due sono eterosessuali. Ci sono Alessandra e Francesca, sorelle, una bisessuale. Persone unite nel nuovo progetto virale che ha preso il via su Facebook – e di riflesso, anche su Twitter – per chiedere una cosa molto semplice: Uguali Diritti, con tanto di hashtag, per le persone Lgbt. Con un linguaggio semplicissimo: un selfie o una foto frontale e un messaggio su un foglio bianco, in cui si chiedono le stesse prerogative sociali per tutti e tutte.

L’idea nasce dal basso, dall’iniziativa di Franco Andrea, insieme al suo amico Simone. Vuole essere chiamato così, senza cognome e non per pudore, ma perché non vuole ribalta, non lo fa per una gratificazione personale: “Voglio mettere al centro di questa campagna le persone, con la loro vita di tutti i giorni, le loro esperienze, la loro umanità” mi racconta al telefono. La sua pagina Facebook, Uguali Diritti, ha raccolto oltre quattromila like in pochissimi giorni e il dato è destinato a crescere.

“Parlando con chi ha pregiudizi nei confronti dei gay – mi dice ancora – sento dire, quando si fa coming out, che tu sei un’eccezione, magari fossero tutti come te. Si è percepiti come alieni. Allora mi sono detto: mettiamo insieme tutte queste ‘eccezioni’ e ci si renderà conto che siamo abbastanza comuni, con la nostra quotidianità”.

Franco Andrea si dice sorpreso del risultato ottenuto sino ad ora, soprattutto dalla “quantità di cittadini/e etero che chiedono uguaglianza per le persone Lgbt. Forse non è poi così vero che per il resto del mondo le nostre richieste non sono prioritarie. E avere l’appoggio della società civile fa bene a tutti noi, perché crea comunità”. Un altro dato importante, su cui mi fa riflettere il coordinatore dell’iniziativa è che “molta gente ha deciso di partecipare facendo così anche il primo coming out. Al di là delle rivendicazioni politiche, se questa iniziativa servisse solo per dare coraggio alle persone per uscire allo scoperto, sarebbe già un successo!” e non è un caso, a ben vedere, che la campagna sta avendo riscontro proprio tra i/le più giovani.

Tra queste persone, c’è Marco Crudo che fa il capotreno, in Lombardia: “Ho ritenuto giusto aderire a questa iniziativa. Credo che il coming out non sia una questione solo ed esclusivamente personale ma che abbia una funzione sociale. Una società dove nessuno si nasconde e tutti dichiarano il proprio orientamento sarebbe per forza di cose più egualitaria sul piano dei diritti”. Non è nuovo, Marco, a questo genere di iniziative: “Ho partecipato al video del Milano Pride 2014 e sono stato volontario in Arcigay, come operatore del telefono amico”. E il tema della libertà e dei diritti civili non è l’unico che gli sta a cuore: “mi batto quotidianamente, nel mio piccolo, contro ogni discriminazione”.

“Partecipare ci è venuto spontaneo – dichiarano Tiziana Biondi e la sua compagna Carmen, impegnate anch’esse politicamente a Siracusa, nell’associazione Stonewall Glbt  – è una campagna che lancia un messaggio semplice e diretto. Serve a ricondurre l’attenzione di media e società civile sulla normalità delle nostre vite. Pur essendo cittadini e cittadine che studiano, lavorano, si innamorano, hanno difficoltà come chiunque, abbiamo sì doveri comuni ma pochi diritti”. Tiziana mi ricorda che sta con la sua compagna da ben nove anni “di fatto siamo una famiglia, eppure per lo Stato esistiamo come singoli individui“.

E poi, tra centinaia di foto che vedi nella pagina di Uguali Diritti, spunta quella di un ragazzo con una mascherina, in una stanza d’ospedale. Lotta per tornare in salute, ma ha deciso di partecipare lo stesso alla campagna. “A volte si è un po’ giù, ti chiedi chi te lo fa fare a combattere contro un mondo che non ti prevede”. E ti arriva il dono di Alessandro, che nel suo cartello ti dice: “Sono gay, anch’io come te amo e desidero avere una famiglia in futuro”. E allora capisci per chi lo devi fare, conclude Franco Andrea, per chi si batte non solo contro la malattia, ma anche per una prospettiva di vita diversa, migliore. E così riguardi le foto, i sorrisi di chi partecipa e capisci che quella può essere l’unica strada percorribile: quella di un mondo in cui si è semplicemente uguali. Per ribadirlo bastano solo un foglio di carta, un click e tanta buona volontà. Prima o poi le cose andranno sicuramente per il verso giusto.