“Se la minoranza Pd vuole andare al voto, lo dica”. Il messaggio è del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio. Ed è la stessa musica di Matteo Renzi di qualche ora prima e del vicepresidente della Camera Roberto Giachetti. Il governo, dopo lo scontro in commissione con la minoranza Pd, minaccia le elezioni anticipate. Anche se a parole continua a negare di avere voglia di tornare alle urne. “Noi vogliamo continuare e arrivare fino al 2018”, scrive Delrio su Twitter. Gli risponde Massimo D’Alema: “Non minacci i parlamentari e pensi alla crisi del Paese”. Ribatte poco dopo il renziano Matteo Richetti: “Minacce? Della materia ne sa qualcosa”.

Solo ieri la maggioranza è andata sotto su un emendamento dei deputati democratici al ddl Boschi. Oggi è arrivata la nuova serie di richieste di modifica al testo della legge elettorale e sempre dai senatori della minoranza democratica. Il presidente del Consiglio interviene da Ankara (Turchia) e rimanda la resa dei conti a domenica 14, quando ci sarà l’assemblea Pd: “Il voto in commissione alla Camera è stato considerato come un segnale politico. Di segnali politici ne parleremo in modo chiaro in Assemblea. La riforma costituzionale andrà in Aula a gennaio e rispetterà i termini previsti”.

E’ qualche giorno che il clima in Parlamento è sempre più pesante. Il leader Pd spinge per far arrivare le riforme in Aula il prima possibile, e la minoranza non si fa da parte, ma al contrario presenta emendamenti e richieste di modifica. A scatenare le polemiche oggi è la risposta di D’Alema che con una nota entra nel dibattito. “È stupefacente”, scrive, “che una persona ragionevole come il sottosegretario Delrio, nel giorno in cui escono i dati della produzione industriale con l’ennesimo segno meno a conferma della gravità della crisi del nostro Paese, non trovi di meglio che minacciare i parlamentari”. Insomma, c’è crisi e il governo chiede di non ostacolare le riforme: “Delrio”, continua D’Alema, “dovrebbe sapere che le riforme costituzionali sono materia squisitamente parlamentare e che i deputati e i senatori hanno il diritto e il dovere di cercare di migliorare testi che restano contraddittori e mal congegnati malgrado il notevole impegno della relatrice”.

Ma è solo il primo degli attacchi. Il deputato Richetti reagisce: “D’Alema parla di fantomatiche minacce? Evidentemente della materia se ne intende. Quando la minoranza Pd arriva a sostenere di aver mandato sotto il governo per dare un ‘segnale’, viene da chiedersi cosa si debba intendere per minacce politiche. Ad essere stupefacente è vedere come un ex premier del centrosinistra come D’Alema preferisca darsi a polemiche e operazioni da vecchia politica invece di sostenere le riforme che i cittadini aspettano da anni”.

A Palazzo Madama interviene invece il senatore della minoranza Pd Vannino Chiti: “Il Parlamento ha il dovere di approvare una buona legge elettorale, che restituisca ai cittadini italiani la possibilità di scegliere i parlamentari e di determinare le maggioranze di governo. La legge elettorale ha questo scopo: non ha certo il compito di condizionare lo svolgimento delle elezioni politiche in una data o in un’altra”. Se il patto con Berlusconi per il momento reggere, i veri ostacoli per Renzi vengono dai suoi. Ma il premier fa sapere di non voler stare ai ricatti e di essere pronto ad andare alle urne se sarà necessario. Dalla sua parte anche il presidente Pd Matteo Orfini: “Secondo me non è buona norma mandare sotto il governo”. Su Twitter parla invece Angelo Rughetti, sottosegretario per la Pa: “Il partito della palude si è rimesso in moto. Va bene tutto purché non cambi nulla. Ha governato per anni, non ha chiesto scusa e dà lezioni”.