Giallo a Nizza, titolano i giornali dell’epoca. E’ il 26 novembre del 2006 e il miliardario russo Suleiman Kerimov si è appena schiantato contro un albero a bordo di una Ferrari lungo la celebre Promenade des Anglais, che dall’aeroporto porta alla cittadina della Costa Azzurra. La macchina, che un amico gli ha fatto trovare appena sceso dal jet privato, prima di prendere fuoco si è letteralmente spaccata in due, dall’abitacolo è estratta illesa una nota presentatrice tv russa sul cui nome e ruolo aleggia il mistero. Kerimov invece è ustionato, va in coma, ma dopo pochi mesi si riprende. Il fatto è che, tre giorni prima dell’incidente di Nizza, a Londra è assassinato con il polonio l’ex spia russa poi dissidente Aleksandr Litvinenko. Tradotto: il clima per i miliardari nati dal disfacimento della ex Urss non è dei migliori. E degli oligarchi russi, Kerimov è uno dei più potenti.

Quando l’impero si sgretola, nel 1989, Kerimov è un semplice contabile che guadagna 250 dollari al mese e vive in un ostello poco fuori Makhachkala, capitale del Dagestan dove è nato nel 1966. Dieci anni dopo ha il controllo della totalità delle azioni della Nafta Mosca, la compagnia petrolifera russa nata dalle ceneri di quella statale il cui valore allora si aggira sui 100 milioni di dollari. Ed è solo l’inizio. I suoi avversari politici fanno notare tre cose, principalmente: è sposato con la figlia dell’ex boss del Pcus daghestano, si è impossessato in maniera strana dei soldi e delle proprietà dell’ex capo della polizia daghestana e, soprattutto, tutto quello che lui compra lo fa grazie a ingentissimi prestiti che provengono dalle società e dalle banche parastatali controllate da Mosca. Ma la Nafta Mosca è, appunto, solo l’inizio.

In altri dieci anni Kerimov acquista importanti e decisive quote nella Gazprom (il colosso di gas e petrolio che tiene in vita l’Europa e non solo), nella Sberbank (la più importante banca d’affari russa) e nella Polyus Gold (produzione e lavorazione dell’oro). Contestualmente prende anche il controllo della JSC Polymetal (miniere d’oro e di argento) e poi della Uralkali (potassio), due tra le più importanti multinazionali e produttrici di materia prima al mondo. Lo schema è lo stesso: i soldi gli sono prima prestati, poi le azioni salgono e lui può estinguere i debiti e scalare nuovamente le società dall’interno. Nel 2013 Suleiman Kerimov è tra i 150 uomini più ricchi al mondo con una fortuna che Forbes stima in oltre 7 miliardi di dollari.

Ma tra un concerto privato con Shakira e Cristina Aguilera per festeggiare i suoi 40 anni (dicono al costo di 1 milione di dollari) e uno di Beyoncé nella sua villa di Cap d’Antibes nel 2008, giusto un mese dopo che Wall Street salta in aria aprendo la peggiore crisi della contemporaneità, Kerimov ha un’altra grande passione: il calcio. Nel 2004 cerca di comprare la Roma da Franco Sensi, si tirano in ballo la Nafta Mosca, Abramovich (grande alleato di Kerimov che ha appena preso il Chelsea), Putin e Berlusconi, ma l’affare non va in porto. Appare anche dietro trattative per l’acquisto di club di Premier League, poi nel 2011 finalmente l’oligarca compra una squadra di calcio: è quella del suo Dagestan, l’Anzhi Makhachkala.

In pochi anni la riempie di campioni o presunti tali: arrivano tra gli altri Eto’o dall’Inter (e il camerunense con 20 milioni l’anno di stipendio diventa il giocatore all’epoca più pagato al mondo), Willian (si dice grazie ai buoni uffici e ai soldi di Abramovich, e infatti oggi il brasiliano gioca nel Chelsea) e Roberto Carlos (cui per il compleanno regala una Bugatti da un paio di milioni). In panchina c’è Hiddink, e altre centinaia di milioni sono investiti per le infrastrutture e lo stadio. I giocatori vivono a Mosca, si trasferiscono in Dagestan solo poche ore prima della partita casalinga, e la squadra, che nel 2009 aveva vinto il titolo, con Kerimov non vince più. E così, partite le star, il budget è prima ridotto e poi tagliato. E l’anno scorso l’Anzhi addirittura retrocede. Sembra quasi la parabola attuale del Parma.

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