L’allegria è una desaparecida? Credo di no, ma constato uno strano e diffuso pudore nel manifestare questo stato d’animo; è più frequente passare da esaltazioni più o meno fasulle a cadute depressive. E invece l’allegria è importante ancora di più nei periodi difficili o dolorosi perché una luce è più utile quando fa buio. Non c’entra con la serenità, con l’ottimismo e nemmeno con la spensieratezza, è un modo per concentrarsi sul fascino della vita per accoglierla tutta, così com’è, senza pretendere che vada come noi avremmo deciso. C’est la vie.

fragola

È disporsi a trovare ogni volta che sia possibile motivi di buon umore e di gioia, come quel tale che, mentre sta per cadere da un precipizio, vede una fragola e se la mangia. È la voglia di ridere e di stare bene con gli altri e, se non è possibile, è la capacità di ricordare i momenti felici.

Alcuni dicono che è un dono di natura e chi non ce l’ha non c’è niente da fare, come al contrario c’è chi nasce con il mugugno incorporato. Non lo so, ma credo che ci si può chiedere di essere gioiosi con buoni risultati. Altri pensano che “quelli che sono allegri sono un po’ deficienti, non vedono le cose come stanno, beati loro!” Invece le vedono, le vedono eccome le cose come stanno, ma hanno anche capito che il cattivo umore non semplifica né migliora la situazione. C’è differenza fra l’allegria e la giovialità decerebrata. Se ho problemi di soldi, ho mandato al diavolo il mio amico, mi viene in mente che Renzi è capo del governo, si è rotto il motorino, sono in ritardo e poi anche piove… è meglio se c’è un po’ di sole.

Per questo forse i popoli poveri e pieni di problemi coltivano e custodiscono l’allegria con grande cura e se la trasmettono gli uni con gli altri; possono essere disperati, ma sono allegri.

“Perché preferisci l’acqua frizzante?” chiesi un giorno al mio nipotino. “Perché è allegra” mi rispose. Forse ha ragione lui e l’allegria è la capacità di frizzare.

Il Fatto Quotidiano, Lunedì 1 dicembre 2014