Quanto vale la ragnatela criminale che avvolge Roma, dalla “Mafia Capitale” di Massimo Carminati, Salvatore Buzzi e gli altri 100 indagati nell’inchiesta “Mondo di mezzo agli affari del capo storico della Banda della Magliana Ernesto Diotallevi? Almeno 1,3 miliardi di euro nel solo 2014. A fare i conti, sulla base del valore dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità dal comando provinciale della Guardia di finanza, è Il Sole 24 Ore. La cifra è lievitata negli ultimi giorni grazie agli oltre 200 milioni confiscati ad alcuni dei 37 arrestati nell’operazione che ha coinvolto anche l’ex sindaco della Capitale Gianni Alemanno. E, sottolinea il quotidiano economico finanziario, ammonta ora a oltre il doppio del 2013 (quando il “bottino” si è fermato a 562 milioni) e cinque volte più del 2012 (272,9 milioni). Questi risultati coincidono con l’arrivo a Roma, da Reggio Calabria, del procuratore capo Giuseppe Pignatone.

Va sottolineato che almeno dieci tra le operazioni di quest’anno della Gdf di Roma che hanno comportato sequestri o confische vedono tra i capi di imputazione l’associazione di tipo mafioso (416 bis). Gli uomini delle Fiamme Gialle, guidati dal generale Ivano Maccani, hanno condotto le operazioni insieme al Ros e alla Polizia di Stato, ma anche la prefettura guidata da Giuseppe Pecoraro quest’anno ha firmato 19 interdittive antimafia. Mentre il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone con il prefetto ha disposto il commissariamento della concessionaria di giochi Bplus e ora interverrà sugli appalti del Comune di Roma.

Ora, sottolinea il Sole 24 Ore, occorre far sì che il patrimonio sottratto alla criminalità sia messo a frutto. “Ho già disposto, per le misure di sequestro nell’operazione Mafia capitale, che i vertici inquisiti siano subito sostituiti dagli amministratori giudiziari e che l’attività aziendale, che spesso riguarda servizi per la collettività, prosegua senza interruzioni”, dice Guglielmo Muntoni, presidente della Terza sezione del Tribunale di Roma, quella che si occupa anche dei beni sequestrati. La speranza è che il caso del Grand Hotel Gianicolo, sequestrato l’anno scorso ai boss della ‘ndrangheta e ora riaperto e in utile, non resti un’eccezione alla regola che vede la maggior parte dei beni lasciati all’incuria e all’abbandono.