In Olanda, la vicenda di Zwarte Piet, il piccolo aiutante (nero) di Sinterklaas che a Natale, ormai da qualche anno, fa succedere il finimondo tra i sudditi (adulti) del Regno è ormai di dominio pubblico anche in Italia: e se la domanda “Pietro il Nero è un simbolo razzista” riesce a dividere la tranquilla società olandese provate ad immaginare nel rissoso spazio pubblico del Bel Paese che ottima occasione di polemica diventa. Basta girare su Facebook i gruppi di italiani in Olanda e si fa presto ad identificare le curve; da un lato c’è la fazione “Zwarte Piet è assolutamente razzismo” dall’altro quella “Zwarte Piet è assolutamente una tradizione natalizia”. Insomma quando si avvicina il Natale “scoppia la guerra” e tutti perdono di vista la questione principale, ossia che la vicenda degli Zwarte Piet, uomini bianchi che si dipingono il volto di nero e le labbra di rosso per assomigliare a quelle caricature – celebri anche in Italia – degli uomini africani come venivano rappresentati nella pubblicistica europea del 18/19esimo secolo, racchiude i termini di quel dibattito interno mai intrapreso dalla società olandese post-coloniale.

Zwarte-Piet-Olanda

La crisi di identità nazionale seguita alla fine dell’”Impero” e alla nuova immagine che paesi come il Regno Unito e i Paesi Bassi hanno dovuto ricostruire all’indomani del processo di decolonizzazione iniziato nel dopoguerra, include anche i rapporti con i discendenti dei cittadini delle ex colonie. D’altronde l’Olanda ha perso sì l’Indonesia nel 1949 ma ha lasciato il Suriname e (parzialmente) le Antille solo tra la fine degli anni ’70 e la fine degli anni ’80 del ‘900. Oggi il rapporto tra Amsterdam e le istituzioni surinamesi è pessimo, quello con le ex-Antille olandesi, ancora parzialmente sotto la corona Oranje molto teso. E a completare il quadro ci si mette anche il dibattito interno sull’integrazione dominato da rigurgiti di razzismo ed islamofobia.

Zwarte Piet sarà anche solo una innocente maschera di tempi lontani che i bambini olandesi adorano come molti sostengono, ma le tradizioni non sono immutabili come non lo sono le sensibilità individuali e collettive e se l’Olanda degli anni ’50 era una nazione prettamente bianca, oggi la situazione è ben diversa. Si chiede Gloria Wekker, antropologa olandese originaria del Suriname ed attivista anti-Zwarte Piet nel suo blog sul quotidiano online Joop.nl: “Come può un Paese con 400 anni di storia coloniale alle spalle (finita relativamente di recente) non portarsi dietro spore di quel passato?” Non può e a dimostrarlo è un minuscolo lapsus/scivolone/epic fail verbale del premier conservatore Mark Rutte che solo qualche mese fa, rischiava di aprire l’ennesima crisi tra Amsterdam e le Antille: “I miei amici di Curacao adorano Zwarte Piet perché loro non devono dipingersi il volto; a me ci vogliono giorni per rimuovere il nero”.

Insomma che sia nero perché “passa per i camini” oppure nero perchè si richiama alla tradizione dei servitori di colore, molto popolari nelle case aristocratiche dell’Olanda ottocentesca è in fondo un dettaglio di poco conto: il punto è che i Paesi Bassi non hanno mai voluto fare i conti con il proprio ingombrante passato e le reazioni istituzionali di sufficienza ad iniziative come “Zwarte Piet is racisme” un’organizzazione che punta a far eliminare il personaggio dalle celebrazioni ufficiali, ne sono una prova schiacciante. D’altronde il caso venne sollevato da un cittadino di Curacao, territorio del Regno d’Olanda che Wilders vorrebbe “vendere” al Venezuela perché i suoi abitanti (cittadini olandesi al 100%) secondo lui sarebbero dei criminali; è un po’ come se la Lega proponesse di vendere Lampedusa alla Tunisia per bloccare gli sbarchi.

Stanotte Sinterklaas ed il suo piccolo aiutante porteranno i doni ai bimbi olandesi ma già nel 1930 il Groene Amsterdammer, un ben noto settimanale progressista della capitale, si chiedeva se l’uomo bianco barbuto ed il suo giovane aiutante non fossero simboli razzisti, ricordando come i cambiamenti culturali avvengano a partire dalla generazione successiva. “E se invece mostrassimo ai bambini un Sinterklaas nero ed il suo piccolo aiutante bianco?”. Chissà come sarebbe diversa l’Olanda di oggi.