Un uomo di colore disarmato è stato ucciso dalla polizia a Phoenix, in Arizona. È successo martedì, ma la notizia è stata diffusa molte ore dopo. Due i colpi che hanno ucciso uomo sospettato di spaccio di droga. Ma Rumain Brisbon, 34 anni e precedenti per furto, aveva in tasca solo una confezione di pillole di paracetamolo. A poche ore dalla mancata incriminazione dell’agente che strangolò a New York un afroamericano e che ha scatenato l’ira di Barack Obama, un altro omicidio in cui l’assassino indossa la divisa e la vittima ha la pelle nera rischia di riaccendere le tensioni scoppiate all’indomani del verdetto di Ferguson. Quando i giurati decisero di non incriminare l’agente Darren Wilson (nella foto) per l’omicidio del 18enne Mike Brown. Solo dopo gli scontri, gli arresti e il caos in molte città Usa l’agente Wilson ha deciso di lasciare la polizia.

L’identità del poliziotto di Phoenix al momento non è stata rivelata. Secondo il portavoce della polizia, Trent Crump, “l’agente stava facendo quello che ci si aspetta da un poliziotto che sta indagando su un crimine”. Considerando la natura delicata del caso e le violente proteste dopo i casi di Ferguson e di New York, in cui due afroamericani sono stati uccisi mentre erano disarmati, la polizia di Phoenix chiede quindi alla comunità di aiutare gli investigatori a raccogliere tutti gli elementi in grado di stabilire con certezza la verità dei fatti.

Secondo una prima ricostruzione gli agenti era intervenuti per la segnalazione di un furto quando un cittadino gli ha riferito che gli uomini all’interno di un Suv Cadillac nera erano impegnati in “un affare di droga”. Il poliziotto ha raccontato che Brisbon è sceso dall’auto e sembrava che volesse prendere qualcosa dal bagagliaio della macchina. A questo punto il poliziotto avrebbe intimato all’uomo di mostrare le mani, ma quest’ultimo avrebbe tentato di prendere qualcosa dalla tasca sinistra. Brisbon si è rifiutato di obbedire all’ordine e di sdraiarsi a terra, e quando il poliziotto si è avvicinato è nata una colluttazione. “Testimoni ci hanno detto che l’uomo stava sfidando verbalmente il nostro collega”, ha raccontato il portavoce della polizia di Phoenix, il sergente Trent Crump. “Nel corpo a corpo, Brisbon ha messo la mano sinistra in tasca e l’agente gliel’ha afferrata. A quel punto ha creduto di vedere la canna di una pistola mentre teneva la mano sulla sua in tasca”. In quel momento, una donna ha aperto la porta del suo appartamento e i due sono rocambolescamente rotolati dentro. Il poliziotto non è più riuscito a mantenere la presa sulla mano di Brisbon e, poiché temeva che avesse un’arma da fuoco, gli ha sparato due colpi che lo hanno ammazzato. “Questo ennesimo episodio dà la sensazione che sia una stagione aperta per ammazzare gli afroamericani”, ha detto Ann Hart, leader della comunità nera a Phoenix. Alcuni testimoni, citati dai media locali, hanno parlato di “uso eccessivo della forza“.

Intanto a New York e in altre città americane ci si prepara a una nuova notte di proteste contro il razzismo e i metodi della polizia proprio sull’onda dei casi di Michael Brown a Ferguson e di Eric Garner a Staten Island. A Manhattan – dove martedì sera hanno manifestato oltre 8 mila persone – tutta la zona del parco di Foley Square, a Downtown, a due passi da City Hall, la sede del comune, è stata transennata dagli agenti perché lì si sono dati appuntamento attivisti e gente comune. A Boston centinaia di persone sono già in strada e si temono blocchi stradali, con la polizia schierata per evitare il peggio. Stessa situazione a Pittsburgh e a Chicago. Tra la folla rimbalza la notizia dell’ultimo episodio accaduto a Phoenix, con l’uccisione di un altro afroamericano disarmato da parte di un agente delle forze dell’ordine.

Solo il 27 novembre scorso era stato un dodicenne a cadere sotto i colpi di un agente a Cleveland per aver brandito una pistola giocattolo in un parco pubblico. Sempre a New York il 21 novembre un 28enne di colore era statoi freddato da un agente Akai Gurley si era trovato davanti due agenti di polizia che perlustravano alcune palazzine a Brooklyn, uno dei due spaventato dai rumori e dal buio dell’ambiente, aveva estratto la pistola e sparato accidentalmente (secondo quanto rileva la polizia) al petto del ragazzo definito dalla polizia stessa “totalmente innocente”.