A New York si rischia una nuova Ferguson. Il gran giurì ha deciso di non incriminare il poliziotto della Grande Mela, Daniel Pantaleo, che il 17 luglio scorso, a Staten Island, ha afferrato per il collo l’afroamericano Eric Garner, soffocandolo e uccidendolo. Sulla decisione interviene anche il presidente Barack Obama: “In questo Paese fino a quando non tutti saranno trattati in maniera uguale davanti alla legge sarà un problema. E il mio compito come presidente è di risolvere questo problema”.

L’America è sconvolta per l’ennesima decisione dell’istituto di non rimandare a giudizio un agente che ha ucciso un uomo disarmato. Garner, si vede nel video che sta impazzando nei media statunitensi, è stato bloccato, dopo una discussione con i poliziotti, con una presa chiamata “chokehold“, da tempo bandita dalla polizia. Quando Pantaleo gli è saltato addosso e lo ha iniziato a stringere per la gola, si sente la voce del 43enne, un venditore ambulante di sigarette di contrabbando, che dice di non riuscire a respirare. Inutile la corsa in ospedale dove l’uomo è morto poco dopo. La scelta del gran giurì ha messo in allerta le forze dell’ordine locali: numerose le transenne posizionate intorno al palazzo della Corte che, in serata, ufficializzerà la decisione e molti negozianti della zona hanno preferito abbassare le saracinesche e chiudere le loro attività per paura di danni a negozi o vetrine.

Le comunità afroamericane, e non solo, di molte città statunitensi sono scese in piazza nelle ultime settimane, anche durante il Black Friday, proprio per protestare contro la decisione del gran giurì di non incriminare Darren Wilson, l’agente che il 9 agosto scorso ha sparato, uccidendolo, a Michael Brown, un diciottenne afroamericano che era disarmato. Secondo l’istituto, non vi erano prove a sufficienza per rimandare a processo l’ex agente che, il 30 novembre, ha annunciato il suo addio alla polizia per non mettere a rischio la sua incolumità e quella dei suoi colleghi.

La tensione era nuovamente salita il 24 novembre, quando un altro poliziotto, a Cleveland, ha sparato a Tamir Rice, un 12enne afroamericano che stava maneggiando una pistola giocattolo all’interno di un parco. L’agente, quando il ragazzino ha tentato di estrarre l’arma finta davanti a lui, ha sparato, uccidendo il giovane. Anche in quel caso, le proteste della comunità locale esplosero contro le forze dell’ordine, accusate di sparare a vista contro qualsiasi sospetto dalla pelle nera, anche un bambino.