La battaglia per il rispetto della dignità del Sud passa attraverso la discussione sui numeri. E sul silenzio tombale, nei media, su temi vitali come quello sulla riduzione del cofinanziamento per i fondi europei, nella discussione parlamentare della Legge di Stabilità.

Qualche giorno fa, l’Ance-Puglia ha acquistato spazi sui quotidiani per una esplicita denuncia rivolta ai parlamentari meridionali. Vi si fa riferimento alla recente iniziativa del governo Renzi di tagliare il cofinanziamento statale ai fondi Ue e del Fondo di Sviluppo e Coesione, nelle Regioni meridionali. Si tratterebbe di una possibile riduzione dal 50% al 25% per le cinque Regioni meridionali nel nuovo periodo di spesa 2014-2020, per un importo complessivo di circa 11 miliardi di euro.

Graziano Delrio ePiercarlo Padoan

Tornano alla mente le parole programmatiche del sottosegretario Delrio “la gente del Sud deve iniziare a correre da sola, senza aiuti e sostegni esterni” (intervista a Il Mattino del 23 aprile 2014).

I fondi comunitari hanno permesso, negli ultimi, di coprire il 40% delle spese destinate ogni anno alle infrastrutture, raggiungendo picchi del 70% proprio nelle Regioni del Mezzogiorno. I settori su cui si ripercuoterebbe il taglio, procedendo a una riduzione dei cofinanziamenti, sarebbero: ambiente e risorse culturali, competitività delle Pmi, efficientamento energetico, trasporti, riduzione del rischio sismico e idro-geologico, infrastrutture sanitarie e messa in sicurezza delle scuole.

E se è pur vero che le regioni meridionali spendono mediamente con minor velocità i fondi comunitari, d’altro canto, la stessa Presidenza del Consiglio ha recentemente diffuso dati secondo cui in Puglia e Basilicata (intorno al 69%) le politiche di spesa sono risultate più virtuose rispetto a Lazio, Trento e Sardegna.

Le notizie di oggi non sono confortanti, in quanto il governo avrebbe ormai dirottato in via definitiva una somma pari a 3,5 miliardi (Fonte: il Mattino) di cofinanziamenti che s’intende sottrarre al Piano di Azione e Coesione per le regioni del Sud e verrebbe destinata agli sgravi dei contributi per le assunzioni a tempo indeterminato. Ma non si sa ancora se tali fondi rimarrebbero vincolati esclusivamente al Sud o siano destinati a un calderone nazionale.

Forse, le aziende meridionali strozzate dalla crisi trarrebbero più beneficio da interventi mirati di carattere infrastrutturale che di tipo occupazionale con modalità “a pioggia”. Intere zone del Mezzogiorno sono prive di efficaci collegamenti stradali e richiedono imprescindibili interventi infrastrutturali.

Il Governo ha posto ieri la fiducia su una serie di articoli della Legge di Stabilità, e, come riportato oggi da diverse fonti (ADN Kronos e Repubblica) “Altri 500 mln arrivano dalla riduzione delle risorse previste per il cofinanziamento dei fondi strutturali europei, escluse dagli obiettivi di spesa delle regioni ai fini del patto di stabilità interno”. Il Mattino di oggi riporta invece notizie inerenti un ulteriore dirottamento di 8 miliardi di su un “fondo parallelo” che potrebbe essere vincolato alle Regioni meridionali (ma non ci sono conferme).

Ci si domanda, a questo punto, quale altra possa essere la priorità di un Paese in cui il 61% dei giovani al sud si trova senza lavoro se non il rilancio di quelle Regioni, garantendo una inevitabile modernizzazione delle infrastrutture e un pareggiamento delle opportunità. Non bisogna dimenticare, infatti, che se è vero che 6 giovani su 10 non lavorano, la statistica non dice nulla di tutti gli altri giovani che hanno scelto la via dell’emigrazione, il cui numero cresce drammaticamente di anno in anno: 116 mila abitanti emigrati nel solo 2013.

Ridurre le possibilità di spesa dei fondi europei nelle Regioni che finora li hanno gestiti in modo meno virtuoso significa colpire chi è già in difficoltà, prefigurandogli destini maggiormente drammatici. E’ un approccio onestamente non condivisibile, che ha un sapore “punitivo”. Invece di imporre ai Comuni e alle Regioni di istituire taskforce in grado di recuperare progettualità e capacità di spesa, si sceglie di colpire nel mucchio, anche gli amministratori che si sforzano di imprimere svolte “vere”, non propagandistiche.

A conferma dell’importanza di quanto detto finora c’è la voce di un parlamentare meridionale (uno solo… e gli altri?), che ieri avrebbe chiesto esplicitamente la creazione di una assemblea per il Mezzogiono. A cui sarebbero legati 8 miliardi di euro…