“Io non sono mica razzista, però / basta che tornino tutti a casa loro/ e non mi fottano il lavoro”, inizia così la canzone “Extracomunitario” del gruppo punk modenese Paolino e Paperino Band. Correva l’anno 1993. Ventuno anni dopo è rimasto tutto uguale e, quando è cambiato, è cambiato in peggio. Quello che doveva essere un partito finito, è riemerso trascinato dall’ottima capacità di Matteo Salvini nel rapportarsi principalmente ai tombini di ghisa.

Il modello che propone questa Lega pesca a piene mani dal modello Le Pen: un partito di estrema destra a respiro nazionale, vicino alle fasce più deboli della popolazione, contro l’Europa e l’euro, e che è riuscito, sempre di più, ad identificare il nemico: l’immigrazione. In questo modo a Salvini sembra di cavalcare la rabbia sociale, invece cavalca solo il pony della paura.

Non scordiamoci appunto che la Lega è un partito razzista. Dalla Treccani: “Razzista è chi predica e pratica il razzismo, inteso sotto il profilo storico come «ideologia, teoria e prassi politica e sociale fondata sull’arbitrario presupposto dell’esistenza di razze umane biologicamente e storicamente “superiori”, destinate al comando, e di altre “inferiori”, destinate alla sottomissione»”.

Questa caratteristica incide notevolmente, in questo periodo storico di crisi e di nuclearizzazione sociale, a seguito della frantumazione dei legami tradizionali, sull’elettorato. In questo contesto il razzismo, e cioè l’identificazione di un nemico da sottomettere, è un modo per avere un campo di battaglia comune, per aumentare, tra i partecipanti a questa lotta, il sentore della solidarietà tra pari.

Molti voti dati alla Lega provengono poi anche dal M5S e da Forza Italia. Proprio il M5S si era posto come argine alle derive destrorse ma, in questo periodo di grandi alluvioni, evidentemente anche questo si è definitivamente rotto.

E comunque nulla di nuovo. Da che mondo è mondo, ogni volta che questo sistema economico e sociale subisce una crisi, automaticamente aumentano il loro bacino elettorale i partiti nazionalisti di ultra destra. Per questa tipologia di votanti, la mancanza sommaria di occupazione è da attribuire alla presenza, sul mercato del lavoro, dell’immigrato. In verità la colpa, se c’è, è proprio di questo sistema economico e sociale. Spiegare questo passaggio è molto difficile nell’attuale periodo storico in cui i rapporti relazionali risultano sempre più complessi, c’è sempre meno voglia di ascoltare e sempre più voglia di semplificare. Come ha detto recentemente Herzog in un’intervista: la “mancanza di grammatica culturale è una delle ragioni per cui la gente oggi vive con un continuo senso di perdita.” Questo voto ne è la rappresentazione. Identificare un nemico dà sicurezza, sollievo dalle ansie, dagli stati di agitazione, serve a riempie i vuoti e gli scompensi. Questo è il terreno di scontro.

Ovvio che se da una parte c’è un partito che conta le correnti interne come i petali di un fiore e dall’altro un partito che affronta i problemi solamente online, va da sé che la destra xenofoba prende voti.

L’Emilia sta lentamente passando dal sol dell’avvenire all’alba dorata. Se la Lega avesse lo stesso riscontro anche a livello nazionale, lo scenario sarebbe preoccupante. Ci potremmo magari trovare un Le Pen due, magari pure lui finanziato da Putin. È infatti notizia di ieri che il Front National ha ricevuto un prestito di 9 milioni di euro da parte di Roman Yakubovich Popov, proprietario di una banca e molto vicino a Putin.

Questo risultato elettorale è pessimo proprio per un aumento così esponenziale della Lega che ora tra Salvini, Maroni, Tosi e i fascisti di Casa Pound, rischia di diventare il secondo partito anche a livello nazionale. La pericolosità di questa situazione è tangibile soprattutto dal momento in cui Casa Pound ha dato espressamente il suo appoggio, durante le elezioni europee, a Borghezio, facendolo così eleggere nella circoscrizione Centro (http://www.ilsecoloxix.it/p/speciali/2014/05/26/AR8cW8Q-borghezio_casapound_eletto.shtml) , Cosa che senz’altro rifarebbe anche in caso di elezioni nazionali.

Unico dato positivo, a mio avviso, è l’astensionismo. Il non riconoscere una credibilità alla classe politica è un buon modo, e forse l’unico modo, per delegittimare chi ci governa. Che mi sembra, questo, un buon punto di partenza per far riflettere le persone.