Svuotare il conto corrente il 31 dicembre per poi rimpinguarlo il primo giorno del nuovo anno oppure non dichiarare affatto di possederlo. Dimenticarsi, poi, di scrivere che si è proprietari di un immobile oltreconfine o che il nonno ha lasciato in eredità un bell’appezzamento di terreno. Queste le pratiche elusive che, adottate fino ad oggi dagli italiani alle prese con la compilazione dell’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee), hanno portato lo Stato a elargire servizi sociali per 2 miliardi di euro a chi non ne avrebbe avuto diritto.

La compilazione del modulo Isee è, infatti, fondamentale per il welfare italiano, visto che serve per calcolare quando pagare, ad esempio, la mensa scolastica, le tasse universitarie, gli asili nidi o stabilire le graduatorie per i servizi all’infanzia, passando per gli sconti sugli abbonamenti ai mezzi di trasporto pubblico o per i bonus sui tributi locali, come la tassa sull’immondizia o la rateizzazioni di Equitalia.

Vere truffe sotto gli occhi di tutti e, soprattutto, note anche al Fisco, visto che in base ai dati rilevati a tutto il 2012, nove italiani su 10 hanno dichiarato di non avere un conto in banca, nonostante a Serpico (il grande fratello dell’ Agenzia delle Entrate per il controllo dei movimenti sospetti dei conti correnti) risultino attivi 40 milioni di conti correnti.

Raggiri che, se per anni sono restati impuniti, ora – promette il governo – non potranno più essere attuati con il nuovo Isee, il cui varo ufficiale è stato comunicato con la pubblicazione in Gazzetta. “Con questo strumento – ha annunciato il ministro del Lavoro Giuliano Poletti che ha firmato il decreto che fissa i criteri per la compilazione del modello – si potranno identificare meglio le condizioni di bisogno della popolazione, stanando le pratiche elusive ed evasive”.

E, allora, eccole le novità più rilevanti di questa sorta di riccometro che, introdotto nel 1998 per regolare l’erogazione delle prestazioni sociali agevolate delle famiglie in base ai loro redditi, dal primo gennaio 2015 cambierà faccia nella nuova versione della Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu).

La rivoluzione parte proprio dal modello che sarà predisposto in 6 tipi: Dsu Mini per fornire le principali informazioni sullo stato del nucleo familiare: dati anagrafici, reddituali e patrimoniali; Isee Università; Isee socio-sanitario; Isee socio sanitario-residente; Isee minorenni con genitori non coniugati tra loro e non conviventi; Isee corrente, ossia una dichiarazione che riporta la situazione degli ultimi 12 mesi nel caso in cui si sia verificato un mutamento sostanziale dei redditi.

Nel dettaglio, si lascia meno spazio all’autocertificazione (non saranno più chiesti i dati che sono già in possesso dell’Agenzia delle Entrate e dell’Inps, in pratica i redditi percepiti e tutti quelli in essere con banche, Posta, gestione di risparmio o operatori finanziari). Poi, per vedere il valore di conti correnti, depositi e altri strumenti finanziari, non si utilizza più l’indicazione della giacenza media sul conto (come formulato in prima battuta), ma il dato si acquisisce direttamente dall’Anagrafe tributaria. E, automaticamente, quando si presenta la richiesta è possibile individuare, incrociando le banche dati, chi ha nascosto investimenti di rilievo per ottenere un Isee più basso. Del resto, si augura il governo, la sola minaccia dei controlli dovrebbe già far calare drasticamente il numeri dei furbetti dell’Isee che hanno sempre chiesto l’esenzione del ticket sanitario dichiarando di essere disoccupati, nonostante un lavoro ce l’avessero.

Si dà, inoltre, più peso alla casa, al patrimonio e si valorizzeranno le caratteristiche dei nuclei familiari con a carico tre o più figli o persone con disabilità. Vengono, invece, sottratti gli assegni pagati ai coniugi per separazione e divorzio per il mantenimento del coniuge e dei figli. Ma se questo sistema avvantaggia le famiglie più numerose, i single e le coppie (target assai corposi nell’attuale assetto sociale) rischieranno di pagare veder salire l’Isee. Inoltre, la nuova Dichiarazione concede la possibilità di far valere subito le difficoltà provocate dalla crisi, contabilizzando immediatamente la perdita di un posto di lavoro.

L’Isee viene applicato anche ai tributi locali. Così, già tra poco meno di un mese e mezzo, i Comuni potranno utilizzarlo per concedere riduzioni, detrazioni o esenzioni Tari e Tasi legate al reddito familiare. Sempre che la nuova Local Tax, allo studio del governo, non ricambi la normativa sulle tasse degli enti locali. Tanto che il restyling dell’Isee è stato subito bollinato da Confedilizia come “una nuova tassa sulla casa, falsa e surrettizia, che va a danno soprattutto dei piccoli proprietari, poiché l’elevato valore che hanno gli immobili per l’Imu, preso a base come indicatore, farà perdere le prestazioni sociali”.

Sul sistema, infatti, pesano gli effetti del passaggio del valore dall’Ici all’Imu che ha gonfiato del 60% il valore fiscale delle case. L’esempio, secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, prevede che se un appartamento da 60mila euro ai fini Ici (e quindi da 96mila euro ai fini Imu) valeva 1.671 euro nel vecchio Isee (cioè il 20% di 8.354 euro, risultato della sottrazione fra 60mila e la franchigia da 51.646 euro), dal 1° gennaio prossimo salirà invece a 5.800 euro (+247,1%). Mentre se il valore Ici della casa è di 150mila euro (240mila per l’Imu), l’incremento del peso è solo del 27,1%.

Anche se, meglio sottolinearlo, sulla prima casa il valore Imu viene calcolato al netto della franchigia di 52.500 euro, soglia che cresce di 2.500 euro per ogni figlio convivente dal terzo in poi. E il valore è al netto del mutuo, una novità rispetto al vecchio calcolo in cui la detrazione non si cumulava con la franchigia prima casa.