Basta con lo scandalo dei finti poveri che non pagano le tasse e che sfrecciano su Ferrari o vivono in appartamenti extra­lusso. Con l’obiettivo dichiarato di fermare questa piaga, il governo ha varato un nuovo Isee candidato anche a risolvere l’enorme diseguaglianza che c’è nel rapporto diretto tra la situazione reale delle famiglie e il loro accesso al welfare.

L’Indicatore della situazione economica equivalente, che è una sorta di “riccometro” introdotto nel 1998 per regolare l’erogazione delle prestazioni sociali agevolate delle famiglie in base ai loro redditi, subisce infatti un notevole restyling per lasciare meno spazio all’autocertificazione, dare più peso alla casa e al patrimonio e valorizzare le caratteristiche dei nuclei familiari con a carico, ad esempio, tre o più figli o persone con disabilità.

A spiegare le novità di questa riforma, già indicata dal documento dei “saggi del Quirinale” come uno degli obiettivi prioritari del futuro governo, sono stati il premier Enrico Letta e il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, al termine del Consiglio dei ministri sottolineando più volte la necessità di “perseguire una maggiore equità tenuto conto che l’Isee viene ormai utilizzato per distribuire alle famiglie una quota significativa delle prestazioni dello stato sociale”. Si tratta, ad esempio, della mensa scolastica, delle tasse universitarie, delle borse di studio, dell’accesso agli asili nidi o ai servizi all’infanzia, passando per gli sconti sugli abbonamenti ai mezzi di trasporto pubblici o per i bonus sui tributi locali, come la tassa sull’immondizia o la rateizzazioni di Equitalia.

Un po’ di numeri per capire l’entità del fenomeno. Nel 2012 sono state presentate 6,5 milioni di dichiarazioni che corrispondono a più di 5,8 milioni di famiglie (il 30% del totale) che hanno fatto domanda per richiedere una prestazione agevolata. E chi decide a quali contribuenti spetta la corsia agevolata è proprio la graduatoria che si stila in base al risultato dell’Isee: minore è il reddito, maggiore è la possibilità di accedere al servizio sociale.

Altra storia, quella accaduta fino ad oggi, ad esempio, con i ‘furbetti dell’Isee‘ nel caso delle tasse universitarie. Sotto la lente del fisco sono finite le università di Roma (Sapienza, Tor Vergata e Roma Tre), dove il 63% dei controlli sulle autocertificazioni rese dagli studenti dei tre atenei per avere accesso ad agevolazioni economiche ha messo in evidenza irregolarità. Si tratta di 340 dichiarazioni Isee false su 546 per ottenere illegittimamente borse di studio, affitti calmierati, contributi integrativi o sconti sul trasporto pubblico.

Con il nuovo Isee, per restringere gli spazi all’evasione, sono stati introdotti i controlli. Il modello non sarà più compilato dal contribuente con una sorta di autocertificazione in cui dichiarare i beni mobiliari e immobiliari che possiede. Solo una parte dei dati sarà, infatti, autocertificata, mentre gli elementi fiscali più importanti come il reddito complessivo e quelli relativi alle prestazioni ricevute dall’Inps saranno compilati direttamente dalla pubblica amministrazione. “In questi anni – ­ ha spiegato Giovannini ­ – si è verificata una sistematica sottodichiarazione sia del reddito, calcolando che l’80% delle famiglie ha dichiarato di non possedere neanche un conto corrente o un libretto di risparmio, dato non coerente con quelli pubblicati dalla Banca d’Italia”.

Nel dettaglio, per quanto riguarda il patrimonio viene significativamente ridotta la franchigia prevista: scende dagli attuali 15.500 euro ai 6mila euro, con un aumento di 2.000 euro per ogni componente del nucleo familiare successivo al primo, fino a un massimo di 10.000 euro. Con riferimento, invece, alla componente immobiliare, si terrà conto di eventuali immobili all’estero posseduti dai componenti il nucleo, mentre ­ si considera patrimonio solo il valore della casa (rivalutato ai fini Imu invece che Ici) che eccede il valore del mutuo ancora in essere e viene riservato un trattamento particolare alla prima casa.

La riforma, che non prevede solo una definizione più ampia del reddito e un maggior peso della situazione patrimoniale, passa anche per una forte attenzione alle famiglie più numerose e alle diverse condizioni di disabilità. Tra le misure prese, in caso di perdita del lavoro o di cassa integrazione, ma comunque di una riduzione del reddito superiore al 25%, sarà possibile aggiornare il proprio Isee. Si tratta del cosiddetto Isee corrente che consente, in presenza di variazioni significative della situazione reddituale in corso d’anno, le modifiche al modello.

Aumenta, poi, l’importo massimo dei costi dell’affitto che si possono portare in detrazione ai fini del calcolo dell’Isee, passando da 5.165 euro a 7 mila euro con un incremento di 500 euro per ogni figlio convivente successivo al secondo. Aumentano anche le franchigie per ogni figlio successivo al secondo e ci sarà la possibilità di considerare la situazione dell’anziano non autosufficiente che ha figli che possono aiutarlo e quella di chi non ha nessuno.

Novità che hanno, tuttavia, già messo in allerta le associazioni dei consumatori. Se il Codacons “vuole vederci chiaro per capire se con il nuovo Isee varato dal governo si rafforza la lotta agli evasori o si effettua un giro di vite mascherato”, il Forum delle associazioni familiari va giù duro. “Già dalla legge di stabilità ­ – ammette preoccupato il presidente Francesco Belletti – ­ le famiglie italiane hanno raccolto solo delusioni. Ora a rendere ancor più amaro il prossimo Natale rischia di mettercisi anche la riforma dell’Isee, visto che sarà penalizzato chi ha risparmiato per i propri figli”.