“Oggi ci sono proposte di liberalizzazione scriteriata, addirittura interrogazioni in Parlamento per tutelare la libertà della rete, anziché gli autori”. A dirlo è stato Gaetano Blandini, direttore generale della SIAE, in un suo recente intervento nel corso di un convegno organizzato dalla Liuc-Università Cattaneo di Castellanza per parlare della storia della Siae e delle sfide che l’attendono.

Nel corso dell’intervento il Direttore Generale della SIAE ha sottolineato – come ricorda il comunicato pubblicato sul sito della società – il grande lavoro di risanamento portato avanti negli ultimi anni “pagando le tasse fino all’ultimo centesimo” mentre – ha aggiunto Blandini – “Non si può dire la stessa cosa di società che cercano di farci concorrenza sleale, con sede legale nei paradisi fiscali, che tengono il 50% degli utili anziché il 25% e che abbiamo denunciato in sede civile e penale”.

La “stoccata finale” sembra essere alla Soundreef Ltd, la startup con sede a Londra – e non in un “paradiso fiscale” – che da qualche anno distribuisce in diversi Paesi al mondo, inclusa l’Italia, musica non appartenente al repertorio SIAE. Ma non è di questa storia che voglio parlare, assistendo – da avvocato – tale società.

Il punto è un altro e riguarda, esattamente la storia, recente, della SIAE ovvero il tema del convegno organizzato a Castellanza, il “grande lavoro di risanamento” che, a sentire il Direttore Generale della SIAE, sarebbe stato portato avanti, pagando le tasse ed il futuro degli autori ed editori italiani.

Ma i fatti prima di tutto, anzi i fatti e nulla di più.

Oggi la SIAE ha un margine operativo ovvero una differenza tra valore e costi della produzione pari ad oltre 27 milioni di euro. Il dato è quello “certificato” nel bilancio di esercizio 2013. E all’orizzonte non si vede nulla di diverso dato che nel bilancio preventivo relativo all’esercizio 2014, si prevede un margine operativo di oltre 26 milioni di euro.

Sono dati da soli sufficienti a raccontare che se anche in SIAE – e non c’è ragione di dubitarne – ci si è davvero rimboccati le maniche per realizzare il “grande lavoro di risanamento” di cui ha parlato il Dr. Blandini, i risultati, sin qui, sono, sfortunatamente per tutti, decisamente scoraggianti.

Ma non basta.

Per comprendere quale sia davvero la situazione della SIAE al di là di ogni proclama, promessa o roboante dichiarazione, infatti, bisogna volgere lo sguardo al passato recente, ovvero alla storia degli ultimi anni, da quando, nella primavera del 2011, il Capo dello Stato, nominò Commissario straordinario della società, il Maestro Gian Luigi Rondi, affidandogli, tra l’altro, il compito di assicurarne “il risanamento finanziario e l’equilibrio, economico gestionale” ed affiancandogli due sub commissari, uno dei quali – l’Avv. Domenico Luca Scordino – è “sopravvissuto”, assieme al Direttore Generale Blandini, alla fine del commissariamento e siede, oggi, nel Consiglio di gestione della SIAE.

E non c’è modo migliore – e più a prova di qualsivoglia contestazione – per ripercorrere questa storia che farlo attraverso le parole del Direttore Generale della SIAE che, nel febbraio del 2012, la raccontava così, davanti alla Commissione cultura della Camera dei Deputati nel corso dell’indagine conoscitiva, allora in corso: “Il dato principale di criticità di bilancio è il risultato operativo negativo della Società, quindi la differenza tra il valore della produzione e il costo della produzione, che nel 2010 era di oltre 21 milioni di euro. Si trattava di un risultato negativo strutturale, anche del passato: negli ultimi cinque anni, meno 21 milioni nel 2006, meno 34 milioni nel 2007, meno 20 nel 2008, meno 20 nel 2009.”

Ma ieri, proprio come oggi, il Direttore Generale rassicurava i parlamentari sulla circostanza di aver già intrapreso un’energica serie di iniziative di risanamento della società: “Da questo punto di vista, siamo intervenuti con azioni finalizzate alla razionalizzazione della gestione, riduzione dei costi, modernizzazione della struttura, mantenimento, ove possibile – questa è per noi una priorità -, dei livelli occupazionali e una migliore tutela per i nostri autori e per i nostri editori dei loro diritti.”.

Iniziative – aggiungeva ancora il Dr. Blandini – nell’ambito di un piano strategico 2011-2013 “da me predisposto nel 2010, non appena sono arrivato alla direzione generale della SIAE approvato nel luglio del 2010 dall’assemblea della SIAE, dopo essere stato approvato dal consiglio d’amministrazione” e poi “confermato dalla gestione commissariale a un mese dal suo insediamento alla fine di aprile del 2011.”

Parole, dunque, di ottimismo e di chi ha – o, almeno dice di avere – sotto il controllo il futuro della società nonostante la drammatica situazione trovata al suo ingresso sul ponte di comando.

Ma la storia è un giudice severo davanti al quale è difficile sottrarsi alle proprie responsabilità.

Ed oggi, ad oltre quattro anni dall’approvazione del famoso piano di risanamento 2011-2013 che avrebbe dovuto risollevare la società ed impedirle di precipitare nel baratro verso il quale stava scivolando, ad oltre tre anni dall’ultimo commissariamento della società che egualmente avrebbe dovuto servire a riequilibrarne strutturalmente i dati di bilancio e ad oltre un anno dalla nomina del Maestro Paoli alla Presidenza della società i numeri smentiscono drammaticamente l’ottimismo vantato dal Direttore Generale davanti alla Camera dei Deputati ed impediscono – anche solo in nome del pudore – di parlare di una situazione sotto controllo, di una raggiunta condizione di equilibrio gestionale e, soprattutto di una “nuova SIAE”.

O in SIAE non è cambiato nulla o si è cambiato tutto per non cambiare nulla.

Lo dice, al di là di ogni ragionevole dubbio, il margine operativo della società che è oggi peggiore rispetto a quello del 2010 – l’anno precedente al commissariamento – e lo dice, soprattutto, il raffronto tra i dati ipotizzati nel famoso piano di risanamento per il 2014, ed il bilancio preventivo – relativo allo stesso 2014 – approvato dalla società.

Eccoli quei numeri: nel 2010 la differenza tra quanto la SIAE spendeva e quanto produceva era di 21 milioni di euro mentre nel 2013 – ovvero dopo il commissariamento e l’ingresso sul ponte di comando dell’attuale management – è stata pari, addirittura, ad oltre 27 milioni di euro, ovvero uno dei peggiori risultati di tutti i tempi [ndr il dato è tratto dal primo bilancio della società firmato dal Maestro Paoli].

Ma non basta.

Perché se si sfoglia il piano di risanamento che avrebbe dovuto trovare attuazione tra il 2011 ed il 2013, in modo da rimettere la società in equilibrio nel 2014, ci si accorge che una serie di iniziative – a cominciare dalla massiccia informatizzazione dell’attività dell’Ente – in esso suggerite non sono, in realtà, mai state realizzate e, soprattutto, che il valore che la società ipotizza di produrre nel 2014 [ndr sulla base del bilancio preventivo] è drammaticamente inferiore a quello ipotizzato nelle proiezioni proposte nel medesimo piano di risanamento.

Ora guai a voler negare che, in SIAE, Gino Paoli ed i suoi, nell’ultimo anno, si siano dati da fare e magari abbiano davvero provato a cambiare le cose ma fatti e numeri raccontano che la società resta un ente pubblico economico in una drammatica condizioni di crisi della quale gli organi vigilanti dovrebbero occuparsi al più presto, prima che gli eventi precipitino e decine di migliaia di autori ed editori italiani si ritrovino in condizioni peggiori rispetto a quelle attuali.

 

Nota di trasparenza: nonostante ogni sforzo di obiettività e l’ancoraggio a numeri e fatti di ogni opinione, il lettore tenga presente che professionalmente assisto un soggetto che SIAE ritiene un proprio “concorrente sleale”. Invito, quindi, i lettori a verificare quanto scritto con le posizioni già espresse da SIAE e con quelle che, eventualmente, esprimerà. Il post non è esercizio di attività giornalistica, né impegna l’editore.