gorbaciov-berlinoIl Muro di Berlino è caduto un’altra volta, 25 anni dopo, con un grande fragore propagandistico e tra le acclamazioni dei vincitori della Guerra Fredda. Il segno che ha caratterizzato l’evento è stato univoco: viva la fine del comunismo, viva la libertà. Con una equazione che lascia intendere che la prima è causa della seconda.

Come sappiamo per esperienza non è stato così.

Le cose sono state, e sono, di gran lunga più complicate e, soprattutto, diverse da come ci sono state rappresentate. Ma la macchina propagandistica dell’Occidente ha travolto ogni barriera, perfino quelle del buon senso, incluse quelle della verifica storica. Come si formò quel muro? Quali ne furono le cause? Anzi: ma ci furono poi delle cause, o quel muro fu solo l’effetto intrinseco dell’Impero del Male? E così via semplificando, catechizzando. Niente da fare: i vincitori possono tollerare, o concepire, esclusivamente la propria versione dei fatti. Per altre non c’è spazio sul palcoscenico.

Mikhail Gorbaciov, che di quel crollo fu il protagonista, è andato a Berlino per dare un’altra versione: la sua. Ma anche lui è stato sommerso dal frastuono delle trombe. Ciò che aveva da dire, e che ha detto, a Berlino, è rimasto inascoltato. Cos’è venuto a dire? (Se posso riferirlo è perché ero là, vicino a lui – come sono sempre stato in questi 25 anni – e l’ho sentito con le mie orecchie) Lo ripeto qui perché so che nessuno di voi lo ha sentito dalle tv e letto sui giornali del padroni dell’Universo.

E’ venuto a dire che una grande occasione è stata perduta; che l’Occidente porta una grande parte della responsabilità di quell’occasione perduta; che si poteva costruire un mondo di pace e di giustizia e invece, in questi 25 anni, si è costruito un mondo di guerre e di ingiustizie crescenti; che tutto questo è accaduto anche perché i vincitori hanno abusato della loro forza e hanno rotto la bilancia della giustizia, scatenando la violenza contro coloro che tentavano di resistere al sopruso.

Ha detto anche, Gorbaciov, che intendeva difendere Putin, perché difende più di tutti gl’interessi legittimi della Russia. E ha invitato a leggere con attenzione il suo discorso di Sochi perché contiene molte cose giuste, di cui l’Occidente deve tenere conto se non vuole che il peggio sopravvenga.

Ha detto, Gorbaciov, che siamo giunti a un crollo di fiducia, in un mondo che è ormai nel caos, e che bisogna tornare là da dove si era partiti, verso un’idea di casa comune europea e di sicurezza comune , perché non ci può essere sicurezza comune se qualcuno pensa di procurarsela a scapito degli altri. Che cos’è, l’allargamento della NATO, se non questo?

Ecco sarebbe stato questo un modo giusto di celebrare la caduta del Muro, e di condividere con i nostri compatrioti tedeschi (in Europa sono nostri compatrioti, anche se spesso hanno fatto di tutto per farcelo dimenticare) la giustificata gioia per la loro riunificazione.

Invece abbiamo dato, ancora una volta, il peggio di noi stessi, dimenticando che il mondo esterno all’Occidente ci guarda con occhi torvi e risentiti. E che è pieno ormai di protagonisti che non possono più essere rapinati, anche se noi restiamo, per ora, i più forti.