Papa Francesco contro i “cristiani pagani”, le tangenti e la corruzione. Nell’omelia della messa mattutina di Casa Santa Marta, Bergoglio, che si era già espresso contro i devoti della “dea tangente”, è tornato a condannare i truffatori. Il Papa ha preso spunto dall’amministratore disonesto del  vangelo. “Come è arrivato – si è domandato Francesco – a questo punto di truffare, di rubare al suo signore? Da un giorno all’altro? No! Poco a poco. Un giorno una mancia qui, l’altro giorno una tangente là e così poco a poco si arriva alla corruzione. Il cammino della mondanità di questi nemici della croce di Cristo è così, ti porta alla corruzione! E poi finisce come quest’uomo, no? Apertamente rubando”.

Bergoglio non ha risparmiato parole durissime anche per quelli che ha definito “cristiani mondani, cristiani di nome, con due o tre cose di cristiano, ma niente di più. Cristiani pagani. Hanno solo il nome cristiano, ma la loro vita è pagana. Per dirla in un’altra maniera sono pagani con due pennellate di vernice di cristianesimo, così appaiono come cristiani, ma sono pagani”. Un fenomeno molto diffuso secondo Francesco: “Anche noi dobbiamo stare attenti a non scivolare verso quella strada di cristiani pagani, cristiani nell’apparenza”, rifiutando “la tentazione di abituarsi alla mediocrità dei cristiani”. Il Papa ha invitato i fedeli presenti a fare un esame di coscienza per fuggire questa tentazione: “Mi piace vantarmi? Mi piacciono i soldi? Mi piace l’orgoglio, la superbia? Dove ho le mie radici, cioè di dove sono cittadino? Nel cielo o sulla terra? Nel mondo o nello spirito mondano?”.

Incontrando i vescovi focolarini Bergoglio ha, poi, rivolto un appello all’unità dei cristiani e uno in favore della libertà religiosa, condannando le persecuzioni, il terrorismo e il dramma dei profughi causato dalle guerre. L’invito del Papa è “rispondere alla globalizzazione dell’indifferenza con una globalizzazione della solidarietà e della fraternità”. Per Francesco, infatti, “la vera profezia non è mai ideologica, non è ‘alla moda’, ma è sempre un segno di contraddizione secondo il vangelo, così come lo era Gesù per le autorità religiose del suo tempo”. “Il fatto – ha sottolineato il Papa – che in diversi Paesi manchi la libertà di manifestare pubblicamente la religione e di vivere apertamente secondo le esigenze dell’etica cristiana; le persecuzioni nei confronti dei cristiani e di altre minoranze; il triste fenomeno del terrorismo; il dramma dei profughi causato dalle guerre e da altre ragioni; le sfide del fondamentalismo e, dall’altro estremo, del secolarismo esasperato; tutte queste realtà interpellano la nostra coscienza di cristiani e di pastori”.

Ai superiori religiosi italiani Bergoglio ha sottolineato che i cattolici “non vogliono combattere battaglie di retroguardia e di difesa”, e che “è possibile vivere insieme come fratelli nella diversità: questo è importante. Perché nella comunità non ci si sceglie prima, ci si trova con persone diverse per carattere, età, formazione, sensibilità eppure si cerca di vivere da fratelli. Non sempre si riesce, certo, tante volte si sbaglia, perché siamo tutti peccatori, però si riconosce di avere sbagliato, si chiede perdono e si offre il perdono. E questo fa bene alla Chiesa: fa circolare nel corpo della Chiesa la linfa della fraternità. E fa bene anche a tutta la società”. E a braccio il Papa ha aggiunto che è “meglio fare a pugni che vivere il ‘terrorismo delle chiacchiere’”. Un messaggio indiretto ai cardinali e vescovi che contestano con esternazioni avvelenate il suo pontificato.

Twitter: @FrancescoGrana