divorzio 540Da ieri – con l’approvazione alla Camera del decreto sulla giustizia civile che modifica la legge del 1970 sul divorzio, semplificando in parte le procedure della fine del matrimonio – su molti quotidiani e programmi televisivi di informazione si sta facendo un po’ di confusione. Si titola e si parla di questa nuova procedura come di “divorzio breve”. In realtà non ha nulla a che fare con il ddl proposto dalla LID, Lega Italiana divorzio breve, e già passato alla Camera lo scorso aprile ma tutt’ora bloccato al Senato. Per questo il segretario della LID Diego Sabatinelli, dal 26 ottobre è in sciopero della fame affinché il Senato approvi la riforma.

In quel testo è prevista una sensibile riduzione dei tempi di separazione dai 3 anni a 6 mesi nel caso di una consensuale, e da 3 a 1 in caso di separazione giudiziale.

Nel decreto approvato ieri la procedura semplificata prevede che non si debba più andare davanti ad un giudice ma basterà rivolgersi ad un avvocato per gli accordi di rito. Tutto questo solo se si tratta di divorzio consensuale, non nel caso ci siano figli minori o patrimonio da dividere. In ogni caso comunque, è bene chiarire che i tempi di separazione restano tre anni; quindi, nessun “divorzio breve” ma solo semplificazione, essendo stata eliminata l’udienza di fronte al giudice.

La solita soluzione all’italiana” commenta la nota avvocata matrimonialista Bernardini De Pace che, intervistata sull’argomento, si è detta assolutamente favorevole al ‘divorzio breve’. “Anzi, io, iscritta alla LID, sarei per il divorzio lampo. Se uno è laico perché deve sottostare a quei principi e dettami che provengono dalla religione cattolica? Certo sarebbe meglio un matrimonio lungo, ma in Italia manca un’educazione, da parte dello Stato, alla famiglia, al dovere e alla responsabilità, del sacrificio, dell’impegno per gli altri”.

Parole sante!, verrebbe da dire. A questo punto si potrebbe proporre qualcosa di più semplificativo e molto urgente: togliamo l’ora di religione nelle scuole e mettiamo l’ora di “educazione sentimentale”. Perché prima della famiglia viene la coppia. Si potrebbero salvare in questo modo tanti matrimoni che davanti a un avvocato o un giudice nemmeno fanno in tempo ad arrivare, quando spesso si ricorre ancora al “divorzio all’italiana”.