Giorgio Jannone, presidente dell’Associazione azionisti Ubi Banca, chiede le dimissioni dei vertici dell’istituto di credito dopo che Il Fatto Quotidiano di martedì ha dato la notizia che il presidente e sei consiglieri della Fondazione della Cassa di Risparmio di Cuneo, tra i primi azionisti di Ubi, sono indagati. E insieme a loro anche Gianluigi Gola, ex presidente del collegio sindacale dell’ente e membro del consiglio di Sorveglianza di Ubi. Jannone, ex parlamentare del Pdl e presidente delle Cartiere Pigna, scrive in una nota che il passo indietro è “sempre più inevitabile al fine di tutelare il patrimonio secolare della banca, la credibilità dell’istituzione, gli investimenti dei soci, e, non ultimi, i posti di lavoro, recentemente messi in discussione”.

Secondo quanto riportato dal Fatto Ezio Falco, presidente di CR Cuneo, è indagato dalla procura del capoluogo piemontese per frode fiscale, ostacolo alla vigilanza e appropriazione indebita. E la pm Chiara Canepa ha inviato la notifica di proroga delle indagini anche al vicepresidente della Cassa Giacomo Oddero, consigliere di Ubi Factor, e Pierfranco Risoli, non più membro del consiglio di amministrazione ma attuale presidente di Banca Regionale Europea, controllata al 25% da Crc e parte del gruppo Ubi.

Jannone, nella nota, ricorda che Falco “è membro del Consiglio direttivo e autorevole membro dell’“Associazione Banca Lombarda e Piemontese” di Brescia, associazione i cui rapporti con l’“Associazione Amici di UBI Banca” di Bergamo sono notoriamente sottoposti alle indagini degli inquirenti, in relazione alla violazione del disposto dell’art. 2638 c.c., cioè ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza, oltre che per la presunta mancata formalizzazione delle comunicazioni obbligatorie. Entrambi i presidenti storici delle due associazioni di Bergamo e Brescia risultano inoltre indagati”. Il riferimento è all’inchiesta della procura di Bergamo che vede indagati anche il presidente di Intesa Sanpaolo Giovanni Bazoli, proprio in quanto presidente dell’Associazione Banca Lombarda e Piemontese, che secondo l’accusa avrebbe messo in campo, insieme all’Associazione Amici di Ubi, un sistema di regole tale da predeterminare i vertici della popolare. Insieme a Bazoli e a Giampiero Pesenti, storico azionista della banca e coinvolto nel filone di indagine per truffa e riciclaggio, sono come è noto indagati anche il presidente del consiglio di gestione dell’istituto Franco Polotti, il presidente del consiglio di sorveglianza Andrea Moltrasio e il vicepresidente Mario Cera, il consigliere delegato Victor Massiah e il consigliere Italo Lucchini.

“Ne consegue”, sottolinea Jannone, “che oggi la stragrande maggioranza dei vertici di Ubi Banca risulta a diverso titolo indagata per reati gravissimi, quali l’ostacolo all’attività di vigilanza, anche in concorso, la truffa, la ricettazione, la violazione delle norma sul conflitto di interessi, eccetera”. Come se non bastasse, scrive l’ex parlamentare, “stanno indagando sempre sul “caso Ubi” anche Consob e Bankitalia”. E a giorni, sono attesi i provvedimenti della prima a chiusura della procedura aperta in maggio sul governo societario del gruppo. Di qui la richiesta di dimissioni, “seppure in presenza di presunzioni di innocenza fino al terzo grado di giudizio”. Anche alla luce del fatto che “la Banca d’Italia e l’Associazione Bancaria Italiana hanno recentemente dichiarato ufficialmente di voler adottare provvedimenti finalizzati a restringere i requisiti di onorabilità richiesti per le cariche di vertice degli istituti di credito”.