Scaldare la poltrona non basta. Nemmeno in Parlamento. Se nella diciassettesima legislatura sono stati oltre 4mila i disegni di legge depositati e più di 13mila le votazioni, deputati e senatori a fatica arrivano alla sufficienza. A valutare la produttività degli eletti è Openpolis, osservatorio civico sulla trasparenza della politica italiana, che nell’ultimo report ha passato ai raggi X presenza, influenza ed efficacia dei nostri politici e ne ha prodotto un indice che permette agli elettori di sapere a chi hanno dato la delega di rappresentarli. Morale della storia: le leggi le fa quasi solo il governo (l’84 per cento dei ddl approvati), i parlamentari che hanno “un’attività politica rilevante” sono poche decine (29 alla Camera e 32 al Senato) e c’è un gruppo di “zero assoluto” (quasi tutti di Forza Italia) che non fa proposte, interventi e quasi non vota. E nelle pagelle a poco più di un anno e mezzo dall’insediamento, a spiccare sono i partiti di opposizione che grazie a compromessi e dialogo riescono a influenzare l’attività politica. I partiti più produttivi risultano Lega Nord e Sinistra ecologia e libertà. Entrambi scalano le classifiche dei gruppi, ma anche quelle dei singoli parlamentari: in vetta troviamo alla Camera Matteo Bragantini del Carroccio, mentre al Senato Loredana De Petris di Sel. Diverso il caso dei 5 stelle: “Fra le opposizioni”, spiegano da Openpolis, “il M5s occupa posizioni inferiori perché meno disponibile al compromesso parlamentare”.

I più produttivi: Bragantini (Lega Nord) e De Petris (Sel)

In un Paese dove il potere è nelle mani essenzialmente del governo che fa e propone le leggi (su 86 ddl approvati 72 sono di iniziativa dell’esecutivo), i parlamentari della maggioranza sono tagliati fuori e lo spazio è per chi decide di dialogare sui singoli provvedimenti. Che vuol dire: l’86 per cento dei deputati ha un indice di produttività inferiore a 100 e solo in 29 hanno “un’attività politica rilevante” (4,6%). Al Senato la storia è simile: il 68 per cento degli onorevoli arriva a 200 punti, mentre solo in 32 superano la soglia dei 400 punti. Ma se in molti fanno poco, poi c’è anche chi non fa proprio nulla. Il rapporto Openpolis chiama questi personaggi gli “Zero assoluto“: “In alcuni casi il parlamentare non presenta atti né emendamenti, non relaziona ddl, non interviene alle discussioni e in poco più di un anno e mezzo di legislatura è stato presente solo in poche votazioni”. Alla Camera sono tutti di Forza Italia: ci sono l’editore di Libero Antonio Angelucci, i deputati Gianfranco Rotondi e Daniela Santanché, ma anche Bruno Archi, Luigi Cesaro, Sestino Giacomini. Al Senato, regna ancora Forza Italia con Riccardo Conti, il legale di Berlusconi Niccolò Ghedini, Alfredo Messina e Denis Verdini. Quest’ultimo è tra i registi del patto del Nazareno tra l’ex Cavaliere e Renzi, ma in parlamento quasi non si vede.

I meno produttivi: da Santanché a Ghedini, quasi tutti di Forza Italia

Chi sono i produttivi e perché
Il rapporto Openpolis sulla diciassettesima legislatura (marzo 2013-ottobre 2014) vuole analizzare la produttività del Parlamento in oltre un anno di lavoro. “La declinazione”, si legge nel testo, “che diamo al termine ‘produttività’ è sempre più lontana dal mero conteggio delle attività svolte quanto piuttosto è tesa a rilevare la capacità di essere influenti ed efficienti“. Significa cioè che ad essere produttivo non è il parlamentare che ha firmato più disegni di legge, ma quello che riesce a portare il testo ad una sua approvazione. L’indice prende in considerazione alcune azioni senza entrare nel merito: l’iter di una legge e le tappe superate; il consenso ottenuto intorno ad un atto parlamentare e infine la partecipazione ai lavori (presenze, voto e interventi in aula). Openpolis nella rilevazione dei dati cerca di pesare i singoli ruoli, le responsabilità e l’efficacia degli interventi. Con un ostacolo: la trasparenza. “Denunciamo”, dicono, “come le nostre valutazioni non possano che essere incomplete a causa dell’opacità che ancora avvolge istituzioni e partiti”. Una chiusura che aumenta non appena ci si avvicina ai centri decisionali. Un esempio fra tutti: restano inaccessibili le commissione parlamentari, organo fondamentale nel processo legislativo, ma di cui si sa poco o nulla.

Openpolis: “Contano influenza ed efficienza, non quantità”

I partiti più produttivi
Due i governi della diciassettesima legislatura e tutti con una maggioranza trasversale. Questo ha dato un particolare ruolo alle opposizioni che sono state chiamate a partecipare in maniera attiva per tenere in piedi gli esecutivi e quindi hanno fatto aumentare la produttività dei singoli gruppi. Alla Camera spiccano Lega Nord (255 punti nell’indice produttività) poi Sel (76) e Fdi (72), gruppo misto (68) e M5s (62). Al Senato in vetta c’è sempre il Carroccio (172), poi il gruppo misto formato da Sel e gli ex dei 5 Stelle (125), autonomie (111), Scelta civica (110), Per l’Italia (100) e Pd (92). A pesare sulla valutazione sono i membri del partito definiti da Openpolis “sottotono”, ovvero al di sotto dell’indice di produttività medio delle Camere. Ad esempio a Montecitorio, l’81 per cento dei deputati di Scelta civica è sotto la media di produttività; il 79 per cento del Pd, il 77 di Ncd.  Per quanto riguarda i senatori, l’83 per cento di Gal è “sottotono”. Seguono Forza italia che ne ha il 72 per cento e i 5 stelle con il 70 per cento.

Il partito più produttivo: la Lega Nord

I parlamentari più produttivi
Il premio primo della classe alla Camera va al deputato della Lega Nord Matteo Bragantini che ha un indice produttività di 637 punti. Segue subito dietro (569 punti) l’onorevole Francesco Paolo Sisto, capogruppo di Forza Italia e presidente della commissione Affari costituzionali. Poi i leghisti Massimiliano Fredriga (524) e Paolo Grimoldi (513). Il Pd arriva quinto e sesto con Marco Causi (461) ed Emanuele Fiano (395). Poi ancora la Lega con Nicola Molteni. Chiudono le prime dieci posizioni Donatella Ferranti (Pd), Pierpaolo Vargiu (Sc) e Daniele Capezzone (Fi).

La migliore al Senato risulta Loredana De Petris di Sel (726 punti): è capogruppo in aula e in commissione. Secondo Giorgio Pagliari del Pd (525). Segue il leghista Roberto Calderoli (469) che è anche vicepresidente di Palazzo Madama. Poi a seguire Enrico Buemi (Psi), Anna Finocchiaro (Pd) e Maurizio Sacconi (Ncd). Chiudono la classifica dei primi dieci Nitto Francesco Palma (Fi), Giorgio Santini (Pd), Erika Stefani (Ln) e Antonio D’Alì (Fi).

L’83 per cento delle leggi non sono ancora state nemmeno discusse

Le leggi? Le fa e le scrive il governo
Nella diciassettesima legislatura la maggior parte degli atti parlamentari non ha visto nemmeno iniziare la sua discussione. Gli atti non legislativi, ovvero interrogazioni e mozioni, sono stati finora 19.244 e di questi ne sono andati a buon fine solo 2.647, ovvero il 13 per cento. Il governo in particolare ha il dovere di rispondere alle interrogazioni, ma il più delle volte le ignora. Non va meglio per i disegni di legge: ne sono stati presentati 4370 e per l’83 per cento di questi non è ancora iniziato l’iter. 510 sono stati discussi in commissione, 31 sono arrivati in aula, 49 sono stati approvati da un ramo del Parlamento e solo 86 sono diventati legge. L’articolo 71 della Costituzione, ricorda il rapporto Openpolis, dice che l’iniziativa delle leggi appartiene al governo, alle Camere e e al popolo mediante proposta di almeno 50mila elettori. Il protagonista e l’autore dei ddl è quasi sempre lo stesso: l’esecutivo. 72 su 86 leggi approvate sono di iniziativa governativa e soprattutto tutte e 37 le leggi più importanti sono state scritte e proposte dal governo.